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Opinioni

Un americano a Roma

travaglio marco web34di Marco Travaglio
Siamo sinceramente grati all’ambasciatore americano John Phillips per l’amorevole consiglio che ha impartito ieri a noi, umili sudditi della sua presunta colonia, su come dobbiamo votare al referendum costituzionale. Mentre faceva le valigie per tornarsene finalmente a Washington, essendo scaduto come gli yogurt e come l’Amministrazione Obama che ce l’aveva mandato, questo tardivo emulo di Nando Mericoni ci ha lasciato le ultime volontà: mi raccomando, cari inferiori, votate Sì alla schiforma Boschi-Verdini perché “l’Italia deve garantire di avere una stabilità di governo” e “attrarre investimenti”, impresa impossibile se – Obama non voglia – l’Italia dovesse conservare la sua Costituzione del 1948. Già che c’era, Mr. Phillips ci ha pure comunicato che “63 governi in 63 anni non danno garanzie”, mentre “il referendum offre una speranza e una opportunità per la stabilità di governo” e le grandi aziende (si suppone quelle americane, comprese quelle che hanno causato la più devastante crisi finanziaria dal 1929) “stanno osservando quanto avviene in Italia”. Ecco, stiamoci accorti perché ci tengono d’occhio: nel segreto dell’urna, Phillips ci vede e Zagrebelsky no.

Il supermonito dell’amico americano si conclude con una leccatina a Matteo Renzi: “Ha svolto un ruolo importante ed è considerato con grandissima stima da Obama che apprezza la sua leadership”, tant’è che il 18 ottobre il Caro Premier andrà a ritirare il Premio Fantozzi alla Casa Bianca dalle mani del Megapresidente Galattico, anche lui indaffarato con i bagagli. L’ambasciatore aveva pensato di corredare l’appello con un manualetto di istruzioni per il voto, una scheda precompilata con la croce sul Sì, un normografo per guidare la mano ai selvaggi e agli ottentotti che di solito si recano alle urne in Italia incuranti delle indicazioni di Washington, e un sacchetto di perline colorate come premio a chi vota Sì, ma non ha fatto in tempo. Ora, in un paese solo decente, il capo dello Stato prenderebbe carta e penna e metterebbe a posto il poco diplomatico impiccione: “Egregio signor Phillips, la ringrazio del gentile pensiero, ma la nostra Costituzione che le fa tanto schifo prevede purtroppo, all’articolo 1, che ‘la sovranità appartiene al popolo’ (sottinteso: italiano). Non a lei né ai suoi mandanti, che votate negli Usa. Quanto ai suoi disinteressati consigli, grazie, ma abbiamo già dato. L’ultima volta che ne abbiamo seguito uno – bombardare Gheddafi – ci siamo ritrovati l’Isis sull’uscio di casa e un’ondata migratoria che paghiamo noi, non voi.

“Vi siamo molto grati per averci liberati nel 1943-’45, ma sono trascorsi 70 e passa anni e intanto abbiamo abbondantemente raggiunto la maggiore età. La nostra Costituzione è molto più recente della vostra, che è una delle più vecchie del mondo e non si vede perché voi la conserviate praticamente intatta da 227 anni (con appena 27 emendamenti), mentre noi dovremmo buttarne al macero un terzo (dopo averne cambiati già 43 articoli su 139). Se sia il caso di modificarla un’altra volta o di lasciarla com’è, lo decidiamo comunque noi italiani, non voi. Tra l’altro mi sfugge poi il motivo per cui il vostro Senato debba essere tutto elettivo, mentre il nostro dovrebbe essere nominato dai consigli regionali tra sindaci e consiglieri part-time, per giunta con un’immunità a voi sconosciuta.

Spiacente per il nervosismo che vi hanno creato i nostri ‘63 governi in 63 anni’, ma – a parte il fatto che la nostra Repubblica di anni ne ha 70 e non 63 – anche questi sono affari nostri. Anzi, se in futuro il nostro Parlamento lo deciderà, potremmo cambiare anche tre governi all’anno e voi dovrete starvene ben zitti perché la cosa non vi riguarda. Oltretutto la bontà di un governo non si misura dalla sua durata. Bush jr. è rimasto alla Casa Bianca 8 anni e sarebbe stato molto meglio se avesse sloggiato dopo 8 secondi. E il governo Renzi che lei tanto elogia è salito al potere rovesciandone un altro, guidato da Enrico Letta, e contribuendo all’instabilità che lei tanto deplora. In ogni caso, non tema: Renzi ha già dichiarato che, in caso di vittoria del No, la legislatura proseguirà senza scossoni fino alla scadenza naturale del 2018. Quindi, a meno che lei non lo ritenga un bugiardo, non mi faccia dire i suoi allarmi dove se li può mettere. Non credo poi di aver compreso il senso di quel suo ‘l’Italia deve garantire di avere una stabilità di governo’: noi non dobbiamo garantire niente a nessuno, se non al popolo italiano. Un popolo che, per quanto lei lo ritenga immaturo, non ha quasi mai eletto squilibrati che se ne vanno in giro per il mondo a sparacchiare e a bombardare ‘ndo cojo cojo in nome della pace e della democrazia, lasciando poi i cosiddetti ‘alleati’ a raccogliere i cocci.

Un’ultima cosa: prima di preoccuparsi degli investimenti americani in Italia, lei dovrebbe spiegare – anche con un disegnino – alle vostre multinazionali della Rete sbarcate in Italia che le tasse si pagano e che la Web Tax (purtroppo ancora al palo, grazie a governi fin troppo appecoronati) non è un attentato al libero mercato, ma un’elementare questione di equità. Già che ci siamo, avverta JP Morgan e le altre banche d’affari corresponsabili della crisi finanziaria mondiale che la nostra Costituzione ha garantito all’Italia 70 anni di pace e di democrazia, e che negli anni 60, quelli del boom economico, il signor Renzi e la signorina Boschi non erano nati: i padri costituenti, quelli veri, invece sì. E ora la lascio ai suoi bagagli, confidando in un suo pronto, anzi prontissimo ritorno in patria”. Firmato: “Il Presidente della Repubblica Italiana”.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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