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Opinioni

Sala di rianimazione

travaglio marco web31di Marco Travaglio
Per una volta, ci capita di essere d’accordo con i commentatori di tutti i giornaloni e giornalini: Paola Muraro deve dimettersi da assessore all’Ambiente di Roma. Non per aver taciuto di essere indagata (l’iscrizione è un atto segreto, noto solo a lei e alla Procura, e poteva farne ciò che voleva), ma per aver dichiarato pubblicamente di non esserlo (“non mi risulta nulla”). Cioè per avere mentito. Tale è il nostro entusiasmo per quest’unanimità di consensi che vorremmo battere il ferro finché è caldo: cioè approfittarne per applicare lo stesso metro di giudizio a tutti i casi simili o addirittura più gravi. Di Matteo Renzi, detto il Bomba, le balle non si contano più. Last but not least, quella sui presunti risparmi della “riforma” del Senato, quantificati dal premier, dalla Boschi e da tutto il cucuzzaro in centinaia di milioni e svariati punti di Pil. Tutte fandonie: secondo la Ragioneria dello Stato e gli stessi bilanci del Senato, si va da 60 a 30 milioni l’anno. Bruscolini, come ha dimostrato pure l’economista Roberto Perotti. La lista completa delle menzogne del premier e del suo governo occuperebbe l’intero giornale, quindi la diamo per letta. Orsù dunque, valorosi colleghi: chiediamo subito le dimissioni del premier Pinocchio.

Qualcuno dirà: c’è bugia e bugia, la Muraro ha mentito e la Raggi ha taciuto su un’iscrizione nel registro degli indagati. Bene, circoscriviamo pure il campo: siccome i nostri standard etici, che applichiamo a tutti senza sconti per nessuno, sono piuttosto stringenti, abbiamo scritto che la Muraro deve dimettersi per aver mentito e la Raggi scusarsi per aver taciuto. Si dà però il caso che, come ha scritto solitario Gianni Barbacetto sul Fatto, il sindaco Pd di Milano Beppe Sala sia indagato a Milano per aver dichiarato il falso, “dimenticandosi” di possedere due società (una in Romania, l’altra in Italia) e una villa vicino a St. Moritz. È iscritto nel registro degli indagati come la Muraro e ha mentito come la Muraro, con l’aggravante che non l’ha fatto in un’intervista, ma in un atto pubblico: l’autocertificazione del 2015 sulle sue proprietà in qualità di commissario Expo. Indagato e bugiardo. Coraggio, valorosi colleghi: chiediamo a una sola voce le dimissioni di Sala e tempestiamo Renzi e gli altri leader Pd con le stesse domande che ora stiamo rivolgendo a Di Maio, a Di Battista e a tutto il direttorio M5S. Sala vi aveva informati di aver mentito e di essere indagato? Se sì, perché non avete candidato un altro a sindaco di Milano, visto che l’indagine è partita ben prima delle elezioni di giugno?

Se invece l’avete appreso dal Fatto dopo le elezioni, perché non chiedete le dimissioni di Sala, insieme a quelle della Muraro? Qualcuno dirà: mica Renzi può occuparsi di tutti i sindaci e di tutti gli assessori indagati del Pd sparsi per l’Italia. Vero, anche perché sono legione. E allora perché mai Di Maio, Di Battista & C. dovrebbero occuparsi di un’assessora comunale indagata?

Che la Muraro e la Raggi sapessero dell’indagine, lo sappiamo perché l’hanno detto esse stesse l’altroieri, rispondendo a tutte le domande della Commissione d’inchiesta “sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” (l’avessero detto prima, avrebbero fermato subito il sassolino che invece hanno lasciato rotolare per 40 giorni, trasformandolo in una slavina). Ma perché una commissione parlamentare che indaga sulla raccolta rifiuti in tutta Italia convoca solo il sindaco e l’assessore di Roma? E a quale titolo i commissari di Pd, centro e destra hanno bersagliato Raggi e Muraro di domande che nulla c’entrano con lo smaltimento dei rifiuti: quando avete saputo dell’indagine? Chi avete avvertito? Il mini o il maxi direttorio? E Di Maio? E Grillo? E la buonanima di Casaleggio? Domande che non interessano il Parlamento perché riguardano i rapporti interni alla giunta e al Movimento 5 Stelle, e che un presidente degno di questo nome avrebbe dovuto bloccare per palese inconferenza con i compiti dell’insigne consesso. Non solo. Basta leggere i giornali per scoprire che quest’estate, come ogni estate, decine di capoluoghi sono finiti sommersi dalla monnezza: non solo Roma (nel frattempo uscita dall’emergenza), ma anche Bari, Trapani, Catania, Palermo con 18 comuni limitrofi e tante altre città. Eppure non risulta che quei sindaci siano stati trascinati con i rispettivi assessori davanti alla Commissione per essere fucilati in diretta streaming e interrogati sulle indagini in corso e sulle loro comunicazioni con Renzi o chi per esso.

Non sarà che, niente niente, la commissione d’inchiesta sui rifiuti ha cambiato ragione sociale trasformandosi in commissione d’inchiesta sui 5Stelle? Immaginiamo che gli onorevoli commissari tengano molto alla loro imparzialità. Quindi, cari valorosi colleghi, diamoci da fare: lanciamo tutti insieme una grande campagna di stampa perché il plotone d’esecuzione che ha giustiziato Raggi e Muraro parta per una nuova, lunga tournée da Bari a Catania, da Palermo a Trapani, per torchiare a dovere (sulle emergenze rifiuti e su che cosa sa Renzi) i sindaci di centrosinistra Decaro, Bianco e Orlando, coi rispettivi assessori (che non governano da due mesi, ma da anni). Non vorremmo che l’unanimità di consensi della stampa italiana durasse un solo giorno e che i nostri appelli restassero lettera morta. Altrimenti, nei lettori, potrebbe persino sorgere il sospetto che i giornaloni e i giornalini non siano imparziali. E che, non sia mai, applichino due pesi e due misure ai 5Stelle e ai partiti per vili interessi di bottega. Sarebbe gravissimo, ma non vogliamo neppure pensarlo.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 7 settembre 2016

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