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Opinioni

''Facciamo un gioco di cui non sappiamo regole e dove ci porterà. Quanto ci spetta?''

chiesa giulietto c giorgio barbagalloLIBIA
di Andrea De Angelis
Intervista a Giulietto Chiesa
La conferma dell'assenso italiano a mettere a disposizione l'uso delle basi sul nostro territorio alle forze Usa è arrivata nel pomeriggio di mercoledì alla Camera, da parte del ministro degli Esteri, Roberta Pinotti: "Il governo è pronto a considerare positivamente un eventuale uso delle basi e degli spazi aerei nazionali a supporto dell'operazione, dovesse tale evenienza essere ritenuta funzionale a una più efficace e rapida conclusione dell'azione in corso", ha affermato durante il question time alla Camera. Il ministro ha anche precisato che, al momento, "l'operazione avviata dalle forze Usa non ha interessato l'Italia, né logisticamente né per il sorvolo del territorio nazionale".
IntelligoNews ne ha parlato con lo scrittore e giornalista Giulietto Chiesa...

Libia, basi italiane di Sigonella pronte per gli Usa laddove venissero richieste. C'è chi parla di un Paese ancora suddito degli Stati Uniti, chi invece sottolinea come si tratti di un passaggio quasi obbligato essendo membro della Nato. Lei come la vede?
"Non c'è niente di obbligatorio in questa storia, per me l'Italia ha già commesso un crimine vero e proprio di carattere internazionale per il quale dovrebbe essere giudicata da un tribunale internazionale".

Ovvero?
"Ha contribuito alla distruzione della Libia. E ora torniamo "sul luogo del delitto". Ucciso Gheddafi, adesso si va lì dicendo al mondo, sotto la copertura dell'Onu, che lo si fa per riportare l'ordine. Siamo alla commedia, è ovvio che non c'è nulla di obbligatorio. Noi siamo uno degli alleati della Nato, che non può prendere decisioni senza il nostro consenso. Basterebbe che il nostro Governo avesse il coraggio di dire che bisogna cambiare linea politica, rifiutandosi di partecipare a queste operazioni".

Quali sono i rischi e quali gli interessi? Difficilmente si fa una simile operazione senza un tornaconto, ma cosa rischiamo? Una maggiore esposizione a possibili attentati terroristici?
"Intanto rischiamo anche questo, entriamo anche noi in una partita molto più complicata e vasta rispetto a quanto raccontato al grande pubblico. Partita in cui l'Isis gioca diversi ruoli. Facciamo un gioco che non sappiamo bene quali regole ha e dove ci porterà".

Venendo agli interessi?
"Tutta questa storia ha l'aspetto di una scorribanda di pirati. Ci sono 150 miliardi degli asset libici che sono stati congelati nella banche occidentali. La domanda che mi pongo è questa: quanta parte ce ne spetta? Non lo so, temo non un granché...".

La Francia ha avuto peso diverso dall'Italia nel dopo Gheddafi.
"Sì, penso che la maggior parte spetti a loro. Vedremo. Nel momento in cui la Libia ricominciasse a esportare petrolio, questo bottino si quadruplicherebbe o quintuplicherebbe. Quindi stiamo andando a mettere le mani su un enorme ricchezza, a cui va aggiunta quella dell'acqua su cui Gheddafi aveva molto puntato. Stiamo mettendo le mani su un gigantesco tesoro economico e finanziario. Quando sento dire che andiamo lì per riportare l'ordine e la pace...".

Il ministro Orlando ha detto che dietro alla gestione del traffico degli immigrati che partono dalle coste libiche c'è l'Isis. Diversi esponenti politici del centrodestra hanno puntato il dito contro l'accoglienza di persone "mandate in Italia dall'Isis", tornando sulla possibile presenza di "terroristi sui barconi". Cosa si può fare oggi in concreto?
"Non mi stupisce il fatto di un Isis dietro al traffico dei barconi. Non ho nessuna prova io per dirlo, ma non stupisce che siano della partita. Le autorità italiane, ma anche europee, dovrebbero filtrare, selezionare con più attenzione quelli che arrivano. La domanda importante che mi fa è però sul cosa si può fare. Ormai, diciamo, siamo usciti dalla stalla. L'esodo è partito, è scattato ed è gigantesco. Non sarà fermato in poco tempo. Ci sono ragioni molto profonde e lunghe di questa ondata migratoria. Noi abbiamo aperto il vaso di Pandora e difficilmente potremo chiuderlo in tempi brevi. Si tratta di realizzare un progetto che metta nero su bianco un programma politico strategico per l'Italia e per l'Europa. Cambiare il flusso degli investimenti, cambiare la politica verso il Nord Africa, smetterla di fare le guerre, aiutare questi Paesi finanziandoli. Una nuova strategia sul lungo tempo, diversa da quella fino ad ora perseguita. Sul tempo breve credo che potremo solo prendere delle misure di sicurezza più stringenti".

Tratto da: intelligonews.it

Foto © Giorgio Barbagallo

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