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Opinioni

Al tavolo della trattativa Stato-Mafia c'erano pure le logge segrete

massoneria simboliColloquio con Rino Giacalone profondo conoscitore delle dinamiche politico-mafiose
di Onofrio Dispenza
“Rino, come ti presento?”. “Cronista di periferia”. Rino Giacalone probabilmente è il giornalista che meglio conosce l’oscuro di mafia che c’è sull’asse Trapani-Palermo. Da queste parti, il triangolo mafia-politica-massoneria non è solo un facile riferimento giornalistico. L’Antimafia, venuta in Sicilia, nell’incontro con i magistrati di Palermo e Trapani ha raccolto elementi da farle ritenere che quest’alleanza resta pesante e potente. Per questo ha avviato le audizioni di queste ore, convocando i vertici delle logge, alla ricerca di quei fratelli nascosti che tessono trame pericolosissime, come insegna la storia siciliana, e non solo. Incontriamo Rino Giacalone a Trapani. Castelvetrano non è lontana. Facile da raggiungere anche da Palermo e Agrigento. Tre province che fanno pendere da un lato il peso di Cosa Nostra.     

Cominciamo dalla domanda finale: Matteo Messina Denaro è massone?
Io non lo so se Matteo Messina Denaro è un massone, ma non me lo immagino con cappuccio e grembiulino per sottoporsi al rito di iniziazione, lui che giovanissimo ha deciso di cambiare il rito della "punciuta" mafiosa portando dentro Cosa nostra un altro giovane facendolo partecipare ad un omicidio e inizandolo solo mettendo materia celebrale sulla mano del giovane "picciotto". Se invece la domanda è se penso che lui sia in rapporti con uomini, e donne, della massoneria penso proprio di si. Immagino che nell'anno delle stragi del 1992 anche la massoneria si può essere tirata indietro nei rapporti con Cosa nostra, e non dimentichiamo nel maggio del 1993 Matteo Messina Denaro andò a piazzare un furgone imbottito di tritolo in via dei Georgofili a Firenze, in quella stretta stradina degli Uffizi dove si dice c'era anche la sede di una loggia, e forse da quel momento anche la massoneria decise di tornare a trattare con la mafia , o anche ad aiutare la mafia a trattare con lo Stato.Oggi arrivano le conferme che mafia e massoneria costituiscono sopratutto in provincia di Trapani una unica cosa e Trapani se nei fatti di ogni giorno è periferia, nei fatti criminali è terra di grande importanza.

L'Antimafia, dunque, sente i vertici della massoneria. Chiede loro se ci sono in Sicilia, ad operare nel buio, a tessere trame criminali, pericolose logge segrete. E loro? Ipotizzabile che dicano cose nuove, dirompenti?
I gran maestri spero che abbandonino i clichè di sempre, ma sono quasi convinto che torneranno a dirsi indignati e offesi. Credo che invece la massoneria dovrebbe rimettere in discussione i caratteri di segretezza, o come dice qualche massone di Castelvetrano, di riservatezza, che la avvolgono e la sostengono. La massoneria nella storia dell'Italia e dell'Europa ha avuto certamente un ruolo importante ma oggi la cortina di segretezza è fuori dal tempo.

La decisione della Bindi di ascoltare i vertici delle logge, dopo aver incontrato i magistrati di Palermo e Trapani che hanno indicato in settori della massoneria attori importanti di inchieste e indagini in corso. In quali inchieste sono state riscontrate queste nuove ombre?
A Trapani ci sono indagini che toccano la pubblica amministrazione, l'economia, le imprese dalle quali poco a poco è venuta fuori una camera di compensazione, una regia, che ha fatto pensare a quello che era negli anni '80 la famosa Iside 2, la loggia del gran maestro Gianni Grimaudo dove erano iscritti professionisti, politici, colletti bianchi, avvocati e mafiosi, stanze che erano frequentate anche da magistrati, giudici se non direttamente attraverso loro consorti. Per anni abbiamo scritto che l'azione giudiziaria contro la Iside 2 era stata poca cosa anche perchè il contesto sociale e politico della città aveva di fatto appoggiato quegli iscritti alla Iside 2, per anni abbiamo letto uno per uno i nomi degli iscritti dicendo che nessuno di loro aveva perso nulla, anzi tanti avevano continuato a far carriera. La Iside 2 non ha mai smobilitato, ha cambiato solo nome, pelle ma è rimasta perfettamente in piedi. C'è un verbale, che fa parte delle carte prodotte dal sostituto procuratore generale di Palermo Nico Gozzo nel processo contro l'ex sottosegretario all'Interno Antonio D'Alì, nel quale il collaboratore di giustizia Nino Birrittella racconta di interventi della massoneria segreta per conoscere il lavoro dei magistrati, per spiare i magistrati, sono parole pesanti rispetto alle quali c'è stato un assordante coro di silenzi, a Trapani di queste cose non si vuole parlare, si preferisce dire in giro che Birrittella è un untore.

Giornalisticamente siamo abituati a dire del "triangolo massoneria-mafia-politica". Al di là di questo " disegno geometrico" abusato, come stanno le cose? E' davvero cambiato così poco nello scenario siciliano? Accanto alle vecchie maschere, ci sono nuovi attori?
Il triangolo "massoneria mafia politica" va sotto un solo nome, Cosa nostra! Cosa nostra è quello che è proprio perchè oggi è un unico contesto criminale con massoneria e politica. Questa è la "supercosa" la Cosa nostra 2 messa in piedi in questi 23 anni di latitanza da Matteo Messina Denaro. Penso che nuovi protagonisti ci possono essere ma credo che come accaduto a Palermo con il ritorno dagli Usa dei cosidetti "scappati", a Trapani i figli , i nipoti, dei boss che sono stati uccisi, posati o comunque passati a miglior vita per morte naturale, penso che stanno diventando i nuovi boss, e attenti parliamo non di figli con coppole e lupare, ma che intanto sono diventati professionisti e colletti bianchi affermati. Non dimentichiamo la testimonianza ai pm fiorentini del vecchio uomo d'onore Giuseppe Ferro che parlando delle stragi del '93 ha detto che passata la stagione dell bombe si doveva meglio pensare ai loro figli, concordammo, disse Ferro, che dovevamo farli studiare, laurare, per farli diventare, parole di Ferro, medici, avvocati magistrati.

Al di là del potere di Messina Denaro, Trapani sembra confermarsi un buco nero nel già scuro quadro dei fatti misteriosi della Sicilia. Perché? Cosa determina questa inquietante centralità?
Le banche, come sempre. Borsellino e Falcone quando parlavano di mafia dicevano che a Palermo c'era la mafia militare, a Trapani quella economica. Ancora oggi lo scenario non è cambiato. La commissione nazionale antimafia appena venuta a Trapani ha dovuto prendere atto che dinanzi a un territorio fatto di povertà, dinanzi alle emigrazioni che non si arrestano, la provincia di Trapani resta una terra dove le banche riescono a fare grandi raccolte di denaro. Un dato? La Banca d’Italia ha segnalato come al 31 dicembre 2014 la raccolta creditizia presso gli sportelli bancari di Castelvetrano è risultata essere pari a 740 milioni di euro. L'entità dei sequestri e delle confische in questa provincia di Trapani è eclatante, supera i 3 miliardi di euro, e penso di indicare un dato per difetto.

Al Trapanese, a Castelvetrano, portano gli interrogativi sulla figura di Patrizia Monterosso, potente segretario generale della Regione Siciliana. C'è di mezzo un grande affare, l'eolico. L'ha tirata in ballo un pentito agrigentino, Giuseppe Tuzzolino, che la disegna "garante" di patti scellerati. Lei si difende, dalla massoneria solo due mail che ho denunciato...
E' una vicenda che non ho seguito direttamente perchè si tratta di indagini emerse nel corso del processo in corso a Catania nei confronti dell'ex governatore Raffaele Lombardo, e in indagini condotte tra le Procure di Palermo e Agrigento. Alcuni pm ritengono inattendibile l'architetto Tuzzolino, mi pare che opinione diversa è quella del procuratore aggiunto Teresa Principato. Certamente ci sono state indagini sull'affare dell'eolico in provincia di Trapani dove entità della massoneria hanno fatto qualcosa di più del semplice capolino, sono comparsi al centro del palcoscenico. Sono quelle indagini che hanno svelato come la mafia per ogni parco eolico veniva pagata per due volte, intanto il "pizzo" sui cantieri che non è mai pizzo ma come è sempre accaduto nel trapanese, è una quota associativa che l'imprenditore paga a Cosa nostra, e poi i lavori che per una parte sono andati in mano ad imprese dei mafiosi. In queste indagini ruolo centrale non l'hanno svolto solo i clan di Castelvetrano, in mano a Matteo Messina Denaro e a suo cognato Filippo Guttadauro, ma anche le cosche di Mazara in mano ai fratelli Mariano e Giovan Battista Agate

Da uno a dieci, quanto potrà servire questo passaggio all'Antimafia?
Penso che dopo anni di sottovalutazione stavolta la commissione nazionale antimafia potrà scrivere un nuovo rapporto su Trapani. Poi toccherà alla politica e all'economia, e lì credo che ancora oggi la valutazione è da zero spaccato come una volta si diceva a scuola per i somari.

Parafrasando un film, ormai sembra che la mafia non uccida neanche in estate...Che succede?
Succede quello che ha detto la presidente della commissione nazionale antimafia Rosy Bindi, e sono parole che la presidente Bindi ha detto dopo avere ascoltato magistrati, giudici e forze dell'ordine. Oggi abbiamo innanzi una mafia che è mutata, una mafia che uccide di meno ma incide di più nella vita sociale, politica ed economica del Paese. Oggi siamo circondati da tanti che come l'avvocato di Johnny Stecchino non hanno il coraggio di dire che il male di questa terra è la mafia,e quella di oggi è una mafia che ha saputo sparare bene quando è stata ora di sparare, ma che ha saputo votare bene quando è stato il momento di votare.

In questo scenario, raccontare da giornalista quel che accade e chi lo determina, quanto è difficile? Chi "si storce", chi si turba?
In una terra dove siamo passati da “la mafia non esiste”. pronunziata davanti ai morti ammazzati, alle stragi, a “la mafia che è stata sconfitta”, è assurdo pensare di atteggiamenti di consenso nei confronti dei giornalisti che raccontano di indagini e processi. Si turba il diretto interessato e si turba anche l'amico del diretto interessato. Oggi se scopriamo di avere un vicino di casa pedofilo siamo tutti pronti a chiedere al capo condomino di buttarlo fuori dal palazzo, magari ce la prendiamo con i magistrati che non lo arrestano o lo lasciano ai domiciliari, se invece scopriamo che il vicino di casa è un mafioso o un complice o sovvenzionatore dei mafiosi, ci diamo da fare per portargli a casa colazione, pranzo e cena. Ma spesso accade che a turbarsi del tuo lavoro siano altri giornalisti. Ecco, negli anni caldi della lotta alla mafia c'era un coro nell'informazione, oggi il coro dei giornalisti contro la mafia non c'è più e se tu scrivi di una indagine spesso accade che c'è chi si inventa indagini contro di te.

Proviamo ad ipotizzare luogo e data della cattura di Messina Denaro... Dove lo prendono, in che situaziione? E quando?
Matteo Messina Denaro è un mafioso che è cresciuto sotto le lezioni del padre, Francesco, il “padrino con il bisturi”, cosi detto per la capacità che aveva di incidere nel territorio. E dei capi di Cosa nostra, Totò Riina e Bernardo Provenzano, ma ha scelto una latitanza del tutto diversa da quelle del padre e sopratutto da quelle di Riina e Provenzano. Me lo immagino stile Liggio o i fratelli Graviano che furono catturati molto lontano dalla Sicilia, a Milano. E' vero che la rete di protezione della sua latitanza ha la forte capacità di ricucirsi laddove viene lacerata ma credo che lo Stato, e proprio il ministro dell'Interno Alfano, debba fare mea culpa per scelte sbagliate. Sono stati mandati lontano dalla Sicilia investigatori che davvero potevano portarci alla cattura del latitante.

Tratto da: globalist.it

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