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Opinioni

''Da 'Gomorra' è diventato impossibile girare la testa e fare finta di niente''

saviano cop gomorraFederico Cafiero de Raho
di Conchita Sannino
Dieci anni dopo, cosa è cambiato davvero nella lotta tra Stato e Antistato?
"Lo Stato ha provato a recuperare i gravi ritardi e ha investito le sue energie migliori per colpire le gerarchie criminali e le collusioni. La politica, invece, non sembra ancora attrezzata a contrastare le penetrazioni ".

Le conseguenze di Gomorra, e un'analisi amara. Federico Cafiero de Raho è il magistrato napoletano che nei primi Novanta avviò l'inchiesta Spartacus, da cui prende le mosse la saga di Roberto Saviano. Anche da procuratore ha fermato killer e mandanti di omicidi e stragi eccellenti - dal delitto di don Peppino Diana al massacro dei sei ghanesi innocenti. Padrini e colletti bianchi ora scontano l'ergastolo o sono pentiti. E lui è procuratore capo a Reggio Calabria.

Procuratore, a di là del caso letterario e culturale, "Gomorra" quale peso ha avuto?
"Un rilevante peso. Quel racconto ha innescato un fenomeno di adesione molto forte, mutato il modo di osservare le dinamiche criminali in generale. Dopo, non si poteva far finta di niente. Un piccolo esempio: all'epoca dimostrammo che il clan guidato dal boss Schiavone, il Sandokan oggi all'ergastolo, aveva veicolato tutti i voti del paese per portare in Parlamento il suo penalista Alfonso Martucci...".

Poco prima, il 7 aprile 1992, il boss Sandokan lo confermò a "Repubblica": "La Dc ci ha tradito, ha sciolto il Comune".
"Martucci fu condannato per voto di scambio, ma divenne presidente della commissione Giustizia alla Camera. Non fece scandalo".

I casalesi occupavano i comuni, davano lavoro a centinaia di imprenditori. Come riusciste a sfondare quel muro?
"La svolta ci fu quando, col collega Lucio Di Pietro, cominciammo a raccogliere le dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone; si aprì la scena su un concentrato criminale di cui non si percepiva la pericolosità. Il padrino Antonio Bardellino ebbe l'intuizione di trasformare la forza criminale in piramide economica. Curavano il monopolio economico attraverso tre settori: calcestruzzo, inerti e cave. L'Asse Mediano, la Nola- Villa Literno, sono stati realizzati così".

Però c'è voluto un ventennio per le condanne di sindaci e professionisti.
"Eppure i collegamenti politici erano "antichi". Il fratello del boss Bardellino, Ernesto, era sindaco a San Cipriano d'Aversa: alla fine degli anni Ottanta, il vertice nazionale del Psi era atteso in piazza. Poco prima, qualcuno avvertì lo staff di Craxi che stavano andando dal fratello di un boss. E fuggirono a Roma".

Dieci anni dopo, la politica si è depurata?
"I risultati giudiziari sono evidenti. Ma la politica, intesa anche come articolazioni locali e pubbliche amministrazioni, no. Non sembra che abbia intrapreso quell'opposizione e quei filtri efficaci e diffusi di cui si sentiva il bisogno".

E le imprese? In un filone della recente inchiesta sul Pd campano, il dato: il cartello "eroga stipendi per almeno 900mila euro mensili", "un'azienda da 700 dipendenti".
"Non deve sorprendere. Resto convinto che siamo riusciti a selezionare solo una minima percentuale di imprenditori coinvolti nell'enorme giro di commesse e lavori".


Tratto da: napoli.repubblica.it

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