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(Contro) riforma Renzi: lutto e resistenza. Ai referendum!

trivelle renzi craxi referendumdi Paolo Farinella, prete
Si avvicina il 25 Aprile, festa della Liberazione dal nazi-fascismo e siamo costretti a listare a lutto l’intera giornata, la nostra memoria e anche i nostri timori, divenuti certezze. Martedì 12 aprile 2016 è stato un giorno di lutto e di dolore: con 367 voti a favore, 7 contrari e 256 fuori dall’aula, la (contro) riforma costituzionale è passata in quarta lettura conforme. Essa è stata votata dal 58,25% dei deputati, mentre 40,63% ha lasciato l’aula. L’immagine plastica è tragica: il capo del PD parla in un’aula vuota, dando il volto a una solitudine penosa applaudito solo dai raccogliticci vincolanti del NCD, SC e specialmente di VERDINI). Il giorno proditorio passerà alla storia come violenza contro natura alla Democrazia e allo Stato di Diritto.

La maggioranza parlamentare che ha votato la controriforma costituzionale, nel Paese reale rappresenta solo 1/3 dei cittadini; nell’attuale Parlamento, escluso il M5S, il 18% è condannato o inquisito per varie ipotesi di reato (dal sostegno esterno alle mafie all’influsso illecito d’influenza, alla corruzione e tanto altro ancora).

Al contrario, costoro che dovrebbero essere espulsi senza alcun indugio, non solo hanno cambiato «casacca», passando da un gruppo a un altro, per garantirsi la mangiatoia, ma sono stati addirittura «indispensabili» perché senza Verdini, la riforma non passava.

Questo è il parlamento reale e vuoto che ha votato un Renzi sgonfiato perché non ha nulla da festeggiare, anche se sogna di governare fino alla morte, credendosi Alessandro Magno o Giulio Cesare. Gli ricordiamo, solo per dovere storico, che il primo morì giovane e il secondo assassinato da uno della sua stessa famiglia. Se lo ricordi lui che, non eletto, che governa dopo avere assassinato il suo predecessore con una pugnalata alle spalle.

Con questa approvazione, vera macelleria costituzionale, chi alle elezioni prendesse solo la maggioranza relativa, pure il 25%, si papperà anche la maggioranza assoluta alla Camera, dove siederanno 100 capilista bloccati; gli elettori che fingeranno di votare questa minoranza saranno obbligati a scegliere i 100 nominati dalla segreteria del partito. Con vari meccanismi e giochini diversi, il 25% del Paese avrà i numeri per eleggersi il «Presidente della Repubblica», la Corte Costituzionale e il Consiglio Superiore della Magistratura. Cessa la tripartizione equilibrata dei poteri e resta solo il Governo che galleggia in un mare di «servi», per altro ricattabili.

La riforma è stata fatta sull’onda dell’ubriacatura del 40% delle elezioni europee del 2014, quando ancora Renzi non aveva mostrato il suo vero volto di maschera di Berlusconi. Se si votasse oggi, secondo i sondaggi, vincerebbe il M5S per cui questa riforma può anche essere un boomerang per chi l’ha pensata. Questo non ci consola, anzi ci addolora ancora di più perché svela la strumentalizzazione che l’anima.

Tratto da: temi.repubblica.it/micromega-online

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