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Opinioni

La storia di mamma Felicia deve andare presto in TV

impastato giovanniBisogna saper resistere...un minuto di più
di Rino Giacalone
La cosa più bella che ho visto dopo la performance di Riina jr a Porta a Porta? Sono state due, l’impegno costruito frattanto dagli studenti dell’istituto Marconi di Pontedera che ho incontrato venerdì scorso con la collega e portavoce di Articolo 21 Elisa Marincola, e le immagini di Margherita Asta ad Alfonsine dove ha parlato della nuova lotta di Liberazione che oggi siamo chiamati ad affrontare. Mancavano le telecamere ma chi dice che i giovani sono lontani dalla lotta contro le mafie, racconta soltanto bugie. C’è un conflitto in corso, e c’è una resistenza da organizzare. Lo sfogo di Giovanni Impastato (nella foto) riassunto in una lettera inviata al direttore generale della Rai deve perciò raccogliere un sostegno in nome di questa resistenza.

A Giovanni diciamo che oggi più che mai il docu-film dedicato a sua madre Felicia Impastato deve andare in onda, nessun passo indietro. Serve e serve tantissimo vedere la fierezza e la tenacia con le quali si è battuta mamma Felicia contro tutto e tutti per ottenere verità e giustizia. Esempio vivo di come è possibile rinnegare un marito e un padre mafioso. Scrive bene Giovanni, non permettere al pubblico di conoscere la storia di Felicia Bartolotta sarebbe come darla vinta a un’informazione malata di protagonismo che, pur di affermarsi, è pronta anche a calpestare il dolore dei parenti di tante vittime innocenti. Perché il problema oggi non è solo lo show di Riina jr permesso da Bruno Vespa che inutilmente cerca di mettere sullo stesso piano la sua intervista con quelle firmate da Biagi e Gio’ Marrazzo, ma da tutto quello che intorno a noi oggi accade, i testimoni di giustizia abbandonati come tocca a Ignazio Cutrò, i collaboratori di giustizia colpiti dalle misure di prevenzione, dai sequestri mentre restano non toccati gli imprenditori che con le mafie si sono arricchiti e se venite dalle parti di Trapani ci sono casi che sembrano vere e proprie vendette messe in atto da poteri forti capaci anche di isolare quei magistrati che lavorano per contrastare le mafie come vere e proprie mosche bianche, per non parlare poi di quei commenti che compaiono a iosa sui social network che banalizzano i mafiosi e i colletti bianchi.

Oggi le mafie continuano a frequentare i migliori salotti delle città, siamo tornati agli anni 80 e lo scenario è identico a quello che un dirigente di Polizia che si chiamava Ninni Cassara’, violando un circolo di nobili a Trapani scopri la mafia borghese. Tra qualche giorno, il 24 aprile Matteo Messina Denaro compirà 54 anni, 23 trascorsi in latitanza, ma a Porta a Porta non si è mai parlato delle coperture garantite a questa latitanza e dello scenario che la protegge, fatta di politica, massoneria, banche e imprese. È la mafia 2.0, quella che ai Riina non piace del tutto, e lo si capisce sia a leggere le trascrizioni delle intercettazioni i in carcere di Riina jr, sia dalle parole a Porta a Porta di Riina jr. I Riina in pratica hanno detto che Messina Denaro non è gradito al clan. Un messaggio preciso irradiato grazie alla Rai. L’on. Davide Mattiello rispondendo a Giovanni Impastato ci ha preso in pieno, su tutto opera la “distrazione di massa”, i mass media ci bombardano di notizie sul terrorismo islamico, e non portano una sola notizia su quelle parti di paese dove la mafia è diventata potere indiscusso.

Ed allora non dobbiamo fare passi indietro, quando possiamo raccontiamo di questo Paese che non è fondato sulla corruzione e sule mafie ma su una Costituzione che non deve vivere dentro una teca, tenuta come una reliquia, parole del nostro presidente Mattarella, ma deve riprendere il suo cammino con i passi di quei giovani che come i loro coetanei di Pontedera sono pronti a prendere per mano donne e uomini come Margherita Asta e Giovanni Impastato per costruire la nuova resistenza. Ha ragione Davide Mattiello, il Coraggio va organizzato, altrimenti la legalità rischia di essere strumento di ingiustizia, ha ragione anche Francesco Forgione e c’è lo ricorda ancora Davide Mattiello, “bisogna resistere un minuto in più”.
(10 aprile 2016)

Tratto da: articolo21.org

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