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Opinioni

Il reddito del Censis sull'Italia del 2015

salvadanaio rottodi Nicola Tranfaglia
Il 49mo rapporto del Censis, afferma il presidente del Censis, Giuseppe De Rita: "L'Italia è ferma, immersa in un letargo esistenziale collettivo: la politica tenta di trasmettere coinvolgimento e vitalità al corpo sociale ma non ci riesce" citando Filippo Turati, fatto di "mezze tinte, mezze classi, mezzi partiti mezze idee e mezze persone".
Eppure, osserva il rapporto del 2015 redatto dal Censis, gli italiani si muovono non più come collettività, certo non dentro un "progetto generale di sviluppo" che non esiste più da tempo ma da singoli, all'interno magari di piccoli territori o di piccoli gruppi sociali. Mettono a reddito il patrimonio familiare (560.000 bed & breakfast con un rispettabile fatturato di 6 miliardi di euro), inventano nuove forme di imprenditoria all'insegna dell' "ibridazione" coniugando gastronomia e turismo, design e artigianato, moda e piattaforme digitali. I giovani partono e le famiglie ricominciano ad acquistare case e beni durevoli, privilegiando in particolare auto ed elettrodomestici.

Certo, a uno sguardo più severo il Paese può apparire ancora in declino nonostante i tanti segni di ripartenza della "spensierata stagione del consumismo - osserva De Rita - rimane solo la medietà del consumatore sobrio, della "lunga stagione del primato delle ideologie" e rimane "l'empirismo continuato della società che evolve". Gli italiani usano l'home banking sperimentando le forme più innovative di sharing economy, si attrezzano e producono. Senza mettersi però in gioco fino in fondo: nelle banche giace quasi inoperosa una montagna di risparmi ,una sorta di "cash cautelativo" che supera i quattromila miliardi, molti depositi e contanti, sempre meno azioni. Soldi "pronti all'uso nel brevissimo periodo", l'unica destinazione possibile in un Paese che ha perso la capacità di progettazione nel futuro e "di disegni programmatrici di medio periodo". Vince "la pura cronaca", la capacità di inventarsi di giorno in giorno".
Una società "a bassa resistenza e con scarsa autopropulsione" conferma il direttore del Censis, Massimiliano Valeri, come testimoniano anche i dati economici a cominciare dall'inflazione. Rispetto al lavoro il CENSIS afferma che mancano ancora all'appello, rispetto al 551.000 posti di lavoro tanto che il posto di lavoro è all'11,9% di disoccupazione contro il 6,7% di otto anni fa. Ma l'aspetto più grave è che si registra un crollo dell'occupazione giovanile: ad aumentare davvero sono stati "per decreto" i lavoratori anziani tra i 55 e i 64 anni che sono passati dai 2,5 milioni del 2008 ai ai 3,5 milioni e continuano a crescere. Ci sono 2,2 milioni di Neet, 783 000 sottoccupati, 2,7 milioni di lavoratori in part-time involontario. Eppure molti sono costretti a strafare: 10,3% milioni nell'ultimo anno sono stati costretti a lavorare oltre l'orario formale senza il pagamento dello straordinario e 4 milioni hanno arrotondato con piccoli lavoretti saltuari. Un ultimo dato interessante è costituito dal destino degli immigrati in Italia: tra il 2008 e il 20014 in Italia i titolari stranieri di impresa sono cresciuti del 31,5% soprattutto nel commercio mentre le imprese guidate da italiani sono diminuite del 10,5%. Un'indicazione, nota il direttore dell'Istituto di ricerca, che "gli stranieri in Italia inseguono una traiettoria di crescita verso la condizione di ceto medio, differenziandosi così dalle situazioni di concentrazione etnica e di disagio sociale che caratterizzano le periferie di Londra o Parigi." Insomma, ancora una volta, quel che sembra difficile da trovare nel nostro Paese è lo spirito nazionale, il senso di nazione che tante volte ha creato proprio nella nostra storia e nel nostro paese anche di recente problemi e contraddizioni sempre più difficili da superare.

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