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Opinioni

I voti di scambio e le nostre mafie

corruzione votodiscambio disegnodi Nicola Tranfaglia
Il 2015 è vicino alla sua conclusione e anche quest'anno è stato caratterizzato da tragiche vicende di mafia, di corruzione e di criminalità vicina a vicende politiche di notevole importanza. Da questo punto di vista si capisce perché c'è attesa nei palazzi romani alle risposte che il governo in carica dovrà dare alla relazione conclusiva (di 266 pagine che riguardano 130 articoli depositati all'ufficio Legislativo di palazzo Chigi) che ha presentato un anno fa l'apposita commissione ministeriale sulla riforma della giustizia presieduta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri.
Le proposte riguardano problemi di stringente attualità che devono essere affrontati e risolti appena sarà possibile. Il voto di scambio va punito anche "nel caso in cui l'accordo intervenga con un appartenente ad un'associazione mafiosa" e non soltanto "nel caso previsto dalla legge del 2014 in cui l'accordo riguardi l'impegno del gruppo malavitoso a procurare voti con le modalità" del metodo mafioso. Secondo la Commissione, quando avviene l'accordo tra politico ed esponente della criminalità organizzata (associazione mafiosa, si intende qui) "il disvalore si incentra sulla riconosciuta caratura criminale del soggetto". La proposta prevede un inasprimento della pena: invece che da 4 a 10 anni di carcere viene proposta una detenzione non inferiore ai dieci anni.

Per evitare che la prescrizione demolisca processi e anni di lavoro con un nulla di fatto e una brusca "interruzione" la Commissione chiede che, una volta arrivati alla sentenza di primo grado, la prescrizione cessi il suo decorso. Tutelando ad ogni modo l'imputato condannato da processi infiniti di "irragionevole durata" con la previsione in questo caso di un "rimedio compensativo non pecuniario" deciso dal giudice. Mentre propone di alleggerire il carico di lavoro del personale amministrativo grazie alle tecnologie e all'informatica per tagliare costi e tempi. Rilascio degli atti su supporto informatico e introduzione del processo telematico.
Sulla pubblicazione delle intercettazioni, la relazione non transige: "Chiunque, fuori dei casi consentiti, pubblica o diffonde il testo di intercettazioni di conversazioni telefoniche o altre forme di comunicazione, ovvero di corrispondenza acquisita agli atti di un procedimento penale, il cui contenuto abbia portata diffamatoria e che risulti manifestamente irrilevante ai fini di prova, è punito con la reclusione da due ai sei anni e con la multa da 2 mila a 10 mila euro. La Commissione quindi da una parte punisce la pubblicazione di intercettazioni irrilevanti per la prova ma dall'altra consente sempre ai magistrati di disporre intercettazioni ambientali in luoghi privati per necessità di indagine.
La relazione a chi scrive sempre del tutto condivisibile sul piano delle proposte. Certo non dice nulla sull'educazione civile degli italiani che è un problema di fondo della nostra lotta contro le associazioni mafiose ma bisogna aggiungere che il governo ha tutta la possibilità di intervenire in altri settori per colmare una simile lacuna e unire alla repressione efficace dei crimini la prevenzione di fondo altrettanto importante per scoraggiare il reclutamento nelle nostre quattro "mafie" o multinazionali del crimine (Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra campana e Sacra corona unita).

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