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Opinioni

Seguendo (senza entusiasmo) una polemica

orioles c dsfotoreporterdi Riccardo Orioles
Intervengo a malincuore perché la questione mi riguarda personalmente, e per lo stesso motivo mi astengo dell'intervenire sul merito. Osservo semplicemente che il tono, indubbiamente astioso ("le puzzette antimafia" ecc.), di Palazzotto fa pensare, molto oltre l'argomento, a una polemica *politica* (e personale) nei confronti di Claudio Fava. Il giornalismo catanese, e in particolare l'Ordine, non ha molto brillato in tutti questi anni per coraggio e senso del dovere (in una regione con otto giornalisti ammazzati, e un editore monopolista e amico di mafiosi). E' stato, fra le altre cose, carente nel proteggere il giornalista iscritto all'Ordine Claudio Fava dalle persecuzioni del giornalista iscritto all'Ordine Mario Ciancio ("Fava sul mio giornale non sarà nominato"). Questo debito morale dei confronti di Claudio Fava è ciò che probabilmente spinge taluni colleghi ad aggredirlo in termini cosi accesi: se Fava (Claudio: di Fava Giuseppe i locali colleghi si erano occupati già ben prima) è un imbroglione, allora abbiamo fatto bene a tradirlo. Aggiungo, en passant, che un'analoga ostilità s'intravvede nei confronti della parola "antimafia", usata come sinonimo d'ipocrisia (eppure Claudio Fava, nell'antimafia, a volte ha rischiato la pelle). Immagino che dietro tutto ciò non ci sia chissà che complotto, ma semplicemente l'inesperienza di qualche collega che il militare l'han fatto dietro una scrivania al ministero e non, come Claudio e me, direttamente in trincea. Infine, sarebbe utile che Palazzotto imparasse a far polemiche in tono magari duro ma civile. Fa parte, a quanto pare, di una Commissione di Disciplina: figuriamoci se fosse commissario all'Indisciplina...

* * *
Gery Palazzotto:
Non sono un politico, al contrario di Claudio Fava, e non faccio polemica politica. Mi sono limitato a raddrizzare una versione dei fatti, per quel che mi riguarda, rappresentata in modo colpevolmente errato. Se rendere onore ai soldati del giornalismo in trincea significa avallare menzogne propalate dagli stessi, vuol dire che facciamo due tipi molto diversi di informazione. Il mio mestiere non è stato esercitato dietro nessuna scrivania ministeriale: ma nei giornali, con scelte dolorose e, mi si perdoni l’immodestia, anche un po’ coraggiose. Orioles, si documenti prima di parlare a casaccio del sottoscritto. Si faccia raccontare delle mie dimissioni dal Gds, di come ho campato mollando tutto e ricominciando da zero senza mai avere mezzo padrino politico o una segreteria di partito che mi foraggiasse. Si faccia dire dove ho fatto il militare, dove mi sono spaccato la schiena per vent’anni. Insomma faccia il giornalista. E cerchi di limitarsi nelle considerazioni en passant: dalle mie parti l’antimafia è una cosa seria e non si usa per difendersi dalle leggerezze che uno scrive.

* * *
Riccardo Orioles:
Caro Palazzotto, nessuno di noi è un politico e tutti siamo politici; Lei sicuramente lo è, schierato su un fronte preciso (diciamo l'opposizione all'on.Fava; oppure l'opposizione a Claudio Fava dei Siciliani, scelga Lei); politico non è una mala parola, in ogni caso, ma semplicemente un dato di fatto. Temo che Lei sia - politicamente - anche un avversario dell'antimafia; o almeno che abbia delle idee poco chiare sull'argomento. Lei infatti proclama (è un Suo titolo, no?) "l'antimafia a scrocco": un'antimafia rubata, secondo Lei, abusivamente innalzata da chi non ne avrebbe titolo. Bene: l'ho ho scroccata io, questa benedetta antimafia? Oppure l'ha scroccata Claudio Fava, che stava per essere assassinato dai mafiosi, dieci anni dopo suo padre, esattamente nello stesso luogo (si salvò solo perchè era casualmente presente la scorta di un altro onorevole; quando l'ebbe lui, vi rinunciò al più presto). Oppure Antonio Roccuzzo? Oppure Miki Gambino? O forse Lei si riferisce, con questa Sua "antimafia a scrocco", direttamente a don Ciotti? Faccia Lei. Io non faccio affatto valutazioni sulla Sua carriera (e se le facessi, le farei con toni rispettosi e civili). Dico soltanto che Lei, quanto a giornalismo antimafia, a scrocco o no, rispetto a un Cladio Fava ha forse qualcosa da imparare. Io non la critico, badi bene, per le Sue critiche a Claudio Fava; la critico per il tono. Io non mi permetterei di dire che Lei ha dichiarato il falso, al massimo, che forse ha affermato cosa imprecisa. Per queste sfumature, nel nostro mestiere, un tempo si mandavano i padrini...

Sul terreno attuale, io "duello", rispetto a lei, ad armi spuntate: essendo personalmente interessato, non posso entrare nel merito, per via delle regole antiche. Se posso permettermi di dir qualcosa, tuttavia, ritengo che la miglior sintesi sia quella di un Suo recente lettore, il signor "Dartagnan". Il quale: < Polemizziamo - dice - sul pagamento di un iscritto all’ordine dei giornalisti. Pagamento dovuto a tutti i professionisti iscritti ai vari albi. L’ordine dei medici invia il pagamento con la cartella esattoriale con le conseguenze che ne scaturiscono automaticamente in caso di ritardo o mancato pagamento >.
Perfetto. Difatti, l'Ordine dei medici si comporta così. Anche il sindacato postelegrafonici, e pure il Regio Ordine dei Funzionari del Catasto. E il comando della Divisione Folgore, o della Brigata Garibaldi? Questi mandano ai loro iscritti, reduci dal fronte o ancora impegnati in esso, il conto degli scarponi usurati e delle pallottole sparate magari senza bolla di consegna regolamentare? Cos'è l'Ordine dei giornalisti, un ufficio contabile o un'altra cosa? Mi dicono che a un certo punto mi sia stata inviata una lettera in cui mi si chiedeva se intendevo o meno continuare a fare il giornalista. Non l'ho - per fortuna - ricevuta, perché in grazia del mio mestiere casa mia è un concetto mobile, e dunque materialmente quella carta m'è sfuggita. Ma se l'avessi avuta, e avessi letto una tale domanda, non so se più burocratica o più insolente, non parlerei sorridendo di tutta questa faccenda.
E chiudiamola qui: abbiamo scherzato. E' stato tutto un equivoco, probabilmente di qualche impiegato che ha inteso male, e su ciò s'è precipitato l'on. Fava, bieco nemico del valorosissimo Ordine catanese, inventandosi tutto quanto in malafede. Contento così? L'Ordine dei giornalisti di Catania ha ancora delle scuse da fare, per passata viltà, a un padre e a un figlio. Se ora qualcosa è cambiato, se don Abbondio adesso è diventato un fra Cristoforo, si facciano con coraggio queste scuse. E poi ne riparliamo.

In foto: Riccardo Orioles © Dsfotoreporter

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