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Opinioni

Fatti non foste a viver come Bruti

bruti-liberati-edmondo-2di Marco Travaglio
A Milano c’è un procuratore aggiunto, Alfredo Robledo, che su incarico del suo capo, Edmondo Bruti Liberati (in foto), coordina il pool Reati contro la Pubblica amministrazione (già Mani Pulite). Poi il suo capo comincia a sottrargli una serie di fascicoli di sua competenza per assegnarli ad altri dipartimenti che devono occuparsi di tutt’altro (Ruby, Formigoni, Expo), mentre quello sulla Sea lo “dimentica” per mesi in cassaforte. Robledo lo denuncia prima al Pg di Milano, poi al Csm. Il primo si volta dall’altra parte. Il secondo apre una pratica su Bruti, ma quando sta per sanzionarlo arriva una lettera di Napolitano al suo vice Vietti, “non ostensibile” ai consiglieri, che intima di salvarlo perché, essendo capo, può fare quel che gli pare: anche violare le regole dettate da lui. I consiglieri obbediscono immantinente alla lettera fantasma, sbianchettano i rilievi che avevano mosso a Bruti in due relazioni d’accusa e lo “assolvono”.

Intanto Robledo indaga sui rimborsi pubblici per le spese private dei consiglieri regionali lombardi. Il 29 gennaio 2014 le agenzie Agi e Asca riferiscono che le indagini riguardano tutti i gruppi consiliari. L’avvocato di alcuni leghisti, Domenico Aiello, si complimenta via sms per la sua imparzialità: “Uomo di parola! Poi grande magistrato”. Robledo risponde: “Caro avvocato, promissio boni viri est obligatio”. Cos’ha “promesso” Robledo ad Aiello? Che avrebbe indagato a 360 gradi, senza risparmiare nessun partito, anche per non influenzare le elezioni regionali di primavera. L’aveva detto anche ai due legali del Pd. E così ha fatto. Indovinate com’è finita? Il Csm che aveva salvato Bruti ha punito Robledo: trasferito ipso facto a Torino con divieto di fare mai più il pm.
Com’era accaduto alla Forleo e poi sia a De Magistris sia ai tre pm di Salerno – Apicella, Nuzzi e Verasani – che osavano indagare sull’insabbiamento delle sue indagini a Catanzaro. Guardacaso, tutti magistrati finiti nel mirino di Napolitano. Quindi Bruti resta al suo posto, anche se è scaduto a luglio e il Csm s’è scordato di rinnovargli il mandato. Robledo invece deve traslocare, e alla svelta, perché restando a Milano un istante di più comprometterebbe “il buon andamento dell’amministrazione dell’ufficio”. L’ha fregato quello scambio di sms con l’avvocato Aiello (intercettato a Reggio Calabria), che dimostra la sua imparzialità, almeno agli occhi di un lettore sano di mente. Per il Csm invece è “la plastica conferma del rapporto opaco con l’avvocato che fruiva di fonti informative privilegiate in Procura” (una: Robledo) e della sua “contiguità” con esponenti politici “in vista di uno scambio di favori”. Quali notizie segrete avrebbe fornito Robledo ad Aiello? Che avrebbe indagato su tutti i consiglieri sospettati (cioè che avrebbe fatto il suo dovere) e che aveva disposto intercettazioni (peccato che non le avesse disposte, infatti Aiello dice di non aver appreso la notizia falsa da lui, ma dai giornalisti nel corridoio della Procura). Quali notizie segrete avrebbe fornito Aiello a Robledo? “atti riguardanti la richiesta di immunità presentata al Parlamento europeo da Gabriele Albertini” che Robledo aveva denunciato. Peccato che le presunte rivelazioni risalgano al 18-19.12.2013 e che Albertini abbia chiesto l’immunità a fine gennaio 2014. Per questa e altre bufale (come Gianni Barbacetto ha sempre documentato e documenta anche oggi con nuove carte a pag. 10), Robledo è stato degradato sul campo e trasferito con ignominia. Il tutto grazie all’azione disciplinare avviata dal Pg della Cassazione Gianfranco Ciani, che nel 2012 convocò Piero Grasso su richiesta di Mancino & Napolitano (a proposito di rapporti contigui e opachi) per parlare di “avocare” da Palermo l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Il classico bue che dà del cornuto all’asino. Qualcuno dirà: chissenefrega, beghe fra toghe. Errore: a furia di raffiche contro i non allineati, il Csm sta inoculando nella magistratura il virus di una mutazione antropologica che sostituisce i principi costituzionali di eguaglianza e di indipendenza con i vizi del conformismo e del servilismo. Alla fine, a pagarne il conto, saremo noi cittadini.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 12 febbraio 2015

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