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Opinioni

Don Ciotti e le cosche: "Emilia zona grigia, politica impreparata a fronteggiarle"

ciotti-c-andrea-leoni di Eleonora Capelli - 6 febbraio 2015
Il prete anti-mafia parla delle inchieste che stanno portando alla luce anche in regione una rete legata alla ' ndrangheta che "infetta" appalti e istituzioni, con una maxi operazione che ha portato a 117 arresti

"Sulla mafia al nord c'è stata una sottovalutazione. Ai politici dico: per difendersi bisogna denunciare. Ascoltate la vostra coscienza, non chi vi dice di lasciar perdere, e denunciate". Don Luigi Ciotti ritorna sulle infiltrazioni mafiose in Emilia- Romagna. Dopo la sua visita al sindaco anti-cemento di San Lazzaro, il prete anti-mafia parla delle inchieste che stanno portando alla luce anche in regione una rete legata alla ' ndrangheta che "infetta" appalti e istituzioni, con una maxi operazione che ha portato a 117 arresti. Uno choc per una regione "storicamente immune", secondo al definizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla criminalità organizzata.

Don Ciotti, il fenomeno mafioso è stato sottovalutato in Emilia Romagna?
"Può esserci una sottovalutazione. Certamente in molte regioni d'Italia c'è stata. Credo però sia importante distinguere. C'è una sottovalutazione che nasce dal bisogno di ridimensionare o coprire legami, rapporti, complicità. E ce n'è un'altra, meno grave, dettata da strumenti di lettura inadeguati".

Nel senso che gli amministratori possono "non essersi accorti" di avere a che fare con la mafia?
"Sì, le mafie oggi sono mimetizzate dietro una maschera di normalità, sono "mafie in guanti bianchi".
Non mostrano facce truci ma accomodanti, non minacciano ma invitano, consigliano. Solo in casi estremi ricorrono e alla violenza. Così il confine fra ciò che è propriamente mafia e ciò che non lo è, annega in una vasta zona grigia che è compito dei magistrati indagare  -  e la procura di Bologna sta svolgendo un lavoro egregio  -  ma di noi tutti eliminare. Il problema, prima delle mafie, è la mafiosità, frutto d'indifferenza e di egoismo".

Parliamo di un "atteggiamento", insomma. Ma un amministratore come può fare a difendersi? Chi si è ribellato ha detto di essersi sentito isolato, anche nel suo partito.
"Se un politico ha gli elementi, deve prima di tutto denunciare. Le persone oneste  -  e sono la stragrande maggioranza  -  sono dalla loro parte. Nel mio piccolo è quello che ho cercato di fare, a nome di Libera, anche col sindaco di San Lazzaro Isabella Conti. Così come ho fatto con tutti i bravi amministratori e imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare".

È scioccante pensare a traffici di rifiuti tossici o armi a Reggio Emilia.
Ma secondo lei ci sono luoghi davvero immuni da questi "metodi mafiosi"?
"Quella delle mafie non è più una presenza sotto traccia, una "infiltrazione". Sempre più spesso i magistrati parlano di "occupazione" o di "interazione". La prima parola è la più forte, ma quella che deve farci più riflettere è la seconda: "interazione" vuol dire che con le mafie c'è matrimonio di interessi. E qui si pone l'enorme problema della corruzione, che è l'incubatrice e l'avamposto delle mafie. Per contrastare le mafie bisogna colpire la corruzione".

Il 21 marzo è prevista a Bologna la grande giornata in ricordo delle vittime della mafia. Una scelta profetica...
"La scelta di Bologna, e dell'Emilia Romagna, viene da lontano, dalle collaborazioni positive che si sono realizzate in questi anni. Voglio ricordare, tra le tante, quella con Coop Adriatica, che ha sostenuto i progetti di Libera. È una terra generosa, aperta e civile, l'Emilia Romagna. La terra dei fratelli Cervi e di don Giuseppe Dossetti. Qui la Resistenza e la Costituzione hanno forti radici. Sono queste radici il più forte antidoto alle mafie e alla corruzione".

Lei si rivolge sempre anche ai giovani. Che pensiero rivolge agli studenti le cui scuole sono state magari ricostruite con l'amianto, per riciclare i rifiuti, come racconta l'ordinanza della procura?
"Ai giovani dico di non rassegnarsi: il cambiamento ha bisogno di loro, che sono ancora pieni di passione, di dubbi, di domande. Ma i giovani non hanno bisogno di parole quanto di punti di riferimento credibili. Per troppo tempo abbiamo abusato della loro pazienza. Un giovane lo sa per istinto: la vita bussa, chiede di metterci in gioco, di uscire da noi stessi. Commetteremo magari degli errori, ma eviteremo quello più grande: vivere senza avere vissuto".

Tratto da: bologna.repubblica.it

Foto © Andrea Leoni

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