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Opinioni

Il significato di un cammino

borsellino-s-c-barbagallo0di Salvatore Borsellino - 3 ottobre 2014
Avevo intrapreso questo cammino di 1000 e più Km lungo la Via Francigena, in solitudine, per riprendere fiato, come quando, dopo una corsa, ci si ferma, si respira profondamente svuotando e poi riempiendo più volte i polmoni per riossigenare il sangue e poi potere riprendere la corsa con maggiore impeto.
Sono tornato, cerco di aspirare l’aria ma mi sembra che piuttosto che di ossigeno sia satura di anidride carbonica se non addirittura di vapori di zolfo.
Per quasi due mesi non ho letto i giornali, non ho guardato la televisione, non ho cercato neanche di informarmi attraverso la rete, occupato come ero a fare un passo dopo l’altro, a guardare il cielo, a ripararmi dal sole o a proteggermi dalla pioggia, a godere della bellezza del paesaggio che, a poco a poco, mi veniva incontro, a procurarmi un alloggio dove dormire la notte.
Ho dimenticato la realtà del nostro paese, così bello e così disgraziato, come diceva Paolo di Palermo, che però lui diceva di avere imparato ad amare per poterlo cambiare fino a sacrificare, per la sua città e per il suo paese, anche la sua stessa vita.

Sono tornato e forse mi ero disabituato a sentire, a leggere, quelle notizie, che giorno dopo giorno, ci descrivono quello che sta succedendo nel nostro paese.
Una goccia di veleno al giorno causa quel fenomeno chiamato mitridagtizzazione, per cui si diventa immuni ai veleni.
Una notizia al giorno sul progressivo sovvertimento dell’ordine democratico, sul progressivo stravolgimento della Costituzione, sull’instauramento nel nostro paese del progetto di “Rinascita Democratica” prevista nel Manifesto della P2, causa l’assuefazione, l’accettazione da parte dell’opinione pubblica di quelle stesse cose contro cui, fino a qualche tempo addietro ci si indignava, si manifestava, si cercava di resistere.
Renzi sta realizzando, nel silenzio dell’opinione pubblica ed anche dei movimenti, quelle stesse riforme che gli stessi centri di potere non erano riusciti a realizzare quando Il capo del governo aveva il volto impresentabile di Berlusconi e quando il PD doveva fingere di stare all’opposizione.
Oggi l’opinione pubblica discute tranquillamente del Patto del Nazareno che altro non è che la prosecuzione di una mai interrotta “trattativa”.
Oggi la gente accetta in silenzio che ci venga negata ancora una volta il diritto al voto anche dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale che aveva sancito l’incostituzionalità di una legge elettorale dove gli elettori non possono esprimere la preferenza ma soltanto vidimare con una croce, come degli analfabeti, delle liste imposte dai segretari dei patititi.
Oggi si accetta che uno dei maggiori responsabili della congiura del silenzio sulla trattativa, sull’altare della quale fu sacrificata la vita di Paolo Borsellino, anche dopo decine di votazioni andate a vuoto, si rifiuti pervicacemente di fare un passo indietro tenendo così in ostaggio un Parlamento che si rifiuta di dare a Luciano Vilante il via libera per l’elezione a Giudice Costituzionale.
Oggi, dopo avere supinamente accettato la distruzione delle intercettazioni tra l’imputato Mancino e il Presidente della Repubblica, che hanno intaccato il prestigio della stessa Istituzione, l’opinione pubblica accetta che lo stesso Napolitano esiga di essere ascoltato a porte chiuse, forse per occultare il suo imbarazzante e già preannunciato silenzio sulla frase della lettera del suo consigliere D’Ambrosio che scrisse, prima di sparire dalla scena per un infarto, “preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi" e su quella “trattativa” della quale per venti anni è stato, se non altro, se non il garante, almeno un testimone privilegiato.
A volte mi sembra di essere preso dentro una tela di ragno, dovrei scoraggiarmi a vedere come, anche se in pochi di fronte alla massa dell’opinione pubblica inerte, indifesa quando non connivente, si continua a lottare, a manifestare, a scrivere, ad organizzare incontri , ma tutto questo porti ad trovarsi sempre più avviluppati in questa tela che sta diventando sempre più fitta e inestricabile.
A volte succede di pensare che tutto sia inutile che non si potrà mai riuscire a scalfire questa rete di potere che continua a tessere le sue trame, che continua a muovere le sue pedine, ad occupare, uno dopo l’altro tutti i gangli vitali di uno Stato che non è più degno di essere chiamato di diritto, ad occultare i suoi delitti e a proteggere i suoi complici ,
Succede soprattutto quando sei investito anche dal fuoco “amico”, quando i sostenitori di quelli che sono stati i tuoi compagni di lotta, di quelli che insieme a te hanno urlato “RESISTENZA”, credono sia necessario delegittimare te per sostenere loro, quando non ti ritrovi al fianco quelli che ti eri illuso avrebbero per sempre percorso la tua stessa strada.
A volte succede.
Ma poi ritorni dal tuo cammino, dai tuoi giorni di meditazione e una dietro l’altra ti colpiscono, ti arrivano addosso, delle notizie che non riesci ad accettare, che ti provocano un moto di ribellione, che ti fanno capire come sia necessario, indispensabile, per non entrare nella schiera degli indifferenti e dei conniventi, lottare, RESISTERE, fino all’intimo giorno della tua vita.
Prima quello che ritenevi, che ti auguravi non sarebbe mai stato possibile, la “trattativa”, la causa scatenante dell’assassinio di tuo fratello e della strage di Via D’Amelio, non più considerata “presunta”, ma giustificabile e necessaria. Giustificabile trattare con la mafia per fermare l’attacco al cuore dello Stato, necessario sacrificare la vita di fedeli servitori dello Stato per salvare la vita di alcuni politici minacciati di morte perché avevano tradito i patti con la mafia che li avevano portati al potere.
Poi, come ultimo atto degli attacchi coordinati e concentrici al processo di Palermo, l’annullamento in Cassazione della sentenza Tagliavia, l’unica nella quale di questo ignobile patto tra mafia e stato veniva sancita l’esistenza.
Infine il colpo di grazia sferrato dal sistema massonico di potere ad un uomo che avevano già ucciso una volta costringendolo a lasciare quella toga che per generazioni avevano indossato con onore gli uomini della sua famiglia. Con l’inchiesta “Why not” si era avvicinato toppo, come già Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ai centri occulti del potere, ma a lui era stata riservata un’altra sorte, non la morte, quella riservata a tanti altri magistrati che fino all’ultimo avevano mantenuto fede al proprio giuramento, non la strage che provoca l’orrore e la reazione dell’opinione pubblica, ma la delegittimazione e l’avocazione delle inchieste.
Per lui, perché non uccidessero un altro giudice ed in maniera quasi peggiore, per un vero magistrato, di quella riservata a mio fratello, ero salito per la prima volta sulle barricate ideali di difesa della Giustizia.
Ma Luigi de Magistris non si era rassegnato ed aveva trovato un altro campo di battaglia, quella dell’impegno politico, aveva realizzato il miracolo di diventare, senza alcun appoggio se non quello della gente, sindaco della città di cui mi onoro di essere cittadino onorario.
E allora era necessario ucciderlo un’altra volta, ma la protervia del potere che lo vuole distruggere, seppellire definitivamente, è tale da avere scelto come arma la stessa usata la prima volta, quella stessa inchiesta “Why not” , che dopo l’avocazione è stata regolarmente smembrata e insabbiata, e presunti abusi di potere compiuti nell’intercettare alcuni ministri coinvolti nell’inchiesta.
E l’opinione pubblica tace, la gente che non ricorda, che non vuole ricordare o è così frastornata da decenni di menzogne da non essere più in grado di discernere il vero dal falso, accetta supinamente i giudizi di una informazione ufficiale compattamente schierata dalla parte del potere.
Stamattina, puntuale e rapida come non mai, è arrivata la sospensione di Luigi de Magistris dalla sua carica di Sindaco di Napoli.
Una altra voce indipendente è stata messa a tacere, un altra spina nel fianco eliminata.
E’ anche per questo che ho deciso di mantenere la mia promessa di combattere fino all’ultimo giorno della mia vita, dovrò forse trovare nuovi metodi di lotta, contro una tela di ragno non si può combattere con le stesse armi che si adoperano per abbattere un muro, ma alla lotta, alla mia stessa ragione di vita, non potrò mai rinunciare.

P.S. Mentre scrivevo queste righe mi è arrivata la notizia che sono stato condannato a risarcire il giudice Di Pisa perché lo avrei diffamato affermando, in un incontro tenuto anni fa a Marsala, che era indegno che la Procura che era stata di mio fratello fosse stata affidata ad un magistrato che era stato sospettato di essere l'autore della lettera anonima denominata "del corvo".

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