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Opinioni

La morte di Orlando

orlando federico2di Nicola Tranfaglia - 10 agosto 2014
Abbiamo perduto una persona per bene, un intellettuale democratico e onesto, che ha lavorato in maniera coerente per la democrazia repubblicana nella forma che il dettato costituzionale ha consegnato, tramite l’assemblea costituente, il primo gennaio 1948 alle generazioni future. Si chiamava Federico Orlando ed era nato il 13 ottobre 1928 nel paese abruzzese di San Martino in Pensilis. Collaboratore e poi redattore  del quotidiano Il Messaggero, quindi a Il giornale d’Italia con uno dei migliori giornalisti italiani, il toscano Indro Montanelli che, quando aveva rotto con l’imprenditore di Arcore, lo aveva voluto con sé come condirettore a La Voce nel 1994-95.

Eletto deputato in Molise nel 1996  dal Partito dei Democratici di sinistra era quindi passato con L’Italia dei Valori, e quindi con i Democratici di Romano Prodi e, nella successiva  legislatura, non si era ricandidato. Nel 2001 aveva aderito a La Margherita. E nel 2008 era diventato direttore del quotidiano on line Europa aderendo, nel 2011, ai radicali italiani. Pur passando da un gruppo all’altro, aveva mantenuto una invidiabile coerenza all’interno dei valori fondamentali del nostro testo costituzionale e si distingueva non soltanto per la signorilità del tratto ma per la limpidezza dei suoi discorsi politici e culturali. Tra i fondatori dell’associazione dei giornalisti di Articolo 21 Liberi di, aveva allevato più generazioni di giovani cronisti e collaboratori privi di maestri e desiderosi di inserirsi in un'associazione che coltiva la correttezza e la sobrietà come elementi decisivi di un giornalismo democratico degno di questo nome, insofferente dei populismi che popolano ormai con l’Europa anche il bel Paese.

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