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Opinioni

Don Peppe Diana, il seme dell'antimafia

diana-peppe-disegnodi Giuseppe De Marzo * - 18 marzo 2014
In tutta Ita­lia il 21 marzo si cele­bra la gior­nata della memo­ria e dell'impegno per ricor­dare le vit­time inno­centi delle mafie. Il giorno dopo, il 22 marzo, a Latina si terrà la mani­fe­sta­zione nazio­nale insieme a più di 700 fami­liari delle vit­time di mafia. Isti­tuita nel 1996, la gior­nata della memo­ria pro­mossa da Libera, da Avviso Pub­blico e sotto l'Alto Patro­nato del Pre­si­dente della Repub­blica è alla sua XIX edi­zione. Dalla memo­ria e dall'impegno ven­gono i frutti del nostro lavoro. Come quello di don Peppe Diana.

Oggi ricorre il XX anni­ver­sa­rio dell'omicidio del sacer­dote di Casal di Prin­cipe bru­tal­mente ammaz­zato dalla camorra il 19 marzo del 1994 a soli 36 anni nella sua chiesa di San Nicola di Bari. Il suo impe­gno anti­ma­fia, le sue denunce, la sua ricerca di verità e giu­sti­zia non sono stati vani. Il suo esem­pio e la sua memo­ria hanno nutrito coscienze ed edu­cato le pas­sioni di intere gene­ra­zioni, tra­sfor­man­dosi in testi­mo­nianze con­crete di cam­bia­mento e voglia di riscatto. Libe­ra­zione e rina­scita. Sui beni con­fi­scati alla camorra in pro­vin­cia di Caserta, sono infatti nate "le terre di don Peppe Diana - Libera Terra Cam­pa­nia". Coo­pe­ra­tive sociali e di gio­vani che tor­nano a met­tere insieme la memo­ria, l'impegno e la respon­sa­bi­lità col­let­tiva con il lavoro e la legit­tima aspi­ra­zione a un buon vivere. Sono i frutti d'impegno di don Peppe, che con­ti­nuano a ripu­lire e pro­fu­mare quell'aria irre­spi­ra­bile in cui spesso ven­gono anne­gate le spe­ranze e le coscienze di molti.

Decine di migliaia sono le vit­time di mafia. I 700 fami­liari delle vit­time che arri­ve­ranno nella città pon­tina sabato 22 marzo sono una pic­cola rap­pre­sen­tanza delle oltre 15.000 per­sone che hanno vis­suto il trauma della per­dita di un loro caro per la vio­lenza delle mafie. Quest'anno a ricor­dare i loro nomi durante la veglia di pre­ghiera del 21 marzo ci sarà anche un ospite spe­ciale, papa Fran­ce­sco. Per la prima volta un pon­te­fice ha voluto pre­sie­dere la veglia insieme alle cen­ti­naia di fami­liari delle vit­time nella par­roc­chia di San Gre­go­rio VII alle 17:30. Un fatto nuovo e importante.

Diverse ragioni quest'anno ci spin­gono invece a Latina, terra di grande voca­zione agri­cola e di mera­vi­gliose bel­lezze e risorse ambien­tali. La pre­senza mafiosa è oggi in que­sto ter­ri­to­rio molto più dif­fusa e forte: traf­fici di rifiuti ille­gali intorno alla disca­rica di Borgo Mon­tello; l'aggressione e l'abusivismo edi­li­zio in zone come il parco nazio­nale del Cir­ceo; l'odiosa pra­tica del capo­ra­lato che con­sente alle mafie di spar­tirsi il mer­cato orto­frut­ti­colo di Fondi; il rici­clag­gio negli inve­sti­menti nel com­mer­cio e nella risto­ra­zione. Ma è tutto il lito­rale laziale ad essere col­pito da un'espansione delle atti­vità mafiose: Civi­ta­vec­chia, Net­tuno, Anzio, Ostia. Sino alla capi­tale d'Italia, Roma, dove gli ultimi arre­sti e le con­fi­sche di beni per cen­ti­naia di milioni di euro dimo­strano quanto siano forti oggi le mafie e quanta capa­cità abbiano di pene­trare qual­siasi ter­ri­to­rio, modi­fi­can­done gli assetti pro­dut­tivi, sociali e poli­tici. È quanto mai urgente rea­gire davanti a que­sta avan­zata. Ma biso­gna farlo nella maniera giu­sta, ognuno per la pro­pria parte, con umiltà, grande deter­mi­na­zione e coe­renza. Guai a pen­sare che le mafie si esau­ri­scano nelle ana­lisi che le anco­rano a ste­reo­tipi sociali, cul­tu­rali o tan­to­meno geo­gra­fici. Per com­pren­dere meglio il feno­meno mafioso e la sua evo­lu­zione, ancora uti­lis­sima è la let­tura della "Cri­tica della rela­zione Anti­ma­fia" fatta da Pio La Torre sui Qua­derni Sici­liani del 1975. Il depu­tato comu­ni­sta, che sarebbe stato ammaz­zato pro­prio per il suo straor­di­na­rio impe­gno poli­tico, spe­ci­ficò nella rela­zione come "la mafia non è un feno­meno di classi subal­terne desti­nate a rice­vere e non a dare la legge, e quindi escluse da ogni accordo di potere, ma è un feno­meno di classi diri­genti. L'incessante ricerca del col­le­ga­mento della mafia con i pub­blici poteri pre­sup­pone, inol­tre, l'ipotesi e l'interpretazione che non ci sia solo nella mafia un biso­gno di sta­bi­lire col­le­ga­menti con i pub­blici poteri, ma anche un biso­gno dei pub­blici poteri a sta­bi­lire col­le­ga­menti con la mafia. Cioè, tra le due parti vi è un rap­porto di reci­pro­cità." Que­sta let­tura è con­fer­mata oggi dal legame paren­tale tra mafie, finanza, atti­vità indu­striali alta­mente inqui­nanti, ban­che e poli­tica. È pro­prio la grande crisi in cui siamo immersi a defi­nire il campo delle classi diri­genti. Con la crisi le mafie stanno facendo gran­dis­simi affari, ovvia­mente non da soli come vediamo. La reci­pro­cità è evi­dente. La Torre infatti aggiun­geva che "i mem­bri della mafia rap­pre­sen­tano una sezione niente affatto mar­gi­nale delle classi domi­nanti, i cui inte­ressi pos­sono anche entrare in con­trad­di­zione, nello svol­gi­mento dei fatti, con aspetti dell'attività della mafia stessa." Per que­sti motivi, anche noi con­ce­piamo la lotta alla mafia come un aspetto della più gene­rale bat­ta­glia di risa­na­mento e rin­no­va­mento demo­cra­tico della società ita­liana. A Latina infatti soster­remo le tante espe­rienze posi­tive cre­sciute in que­sti anni nella difesa della giu­sti­zia sociale ed ambien­tale e nel rispetto dei prin­cipi costi­tu­zio­nali. Scuole, asso­cia­zioni, comi­tati, lavo­ra­tori, imprese ed ammi­ni­stra­zioni impe­gnate in buone pra­ti­che. Vogliamo dare voce a tutti loro. Sono frutti da sal­va­guar­dare. Anche per que­sto nel pome­rig­gio del 22 sono stati orga­niz­zati quin­dici semi­nari tema­tici, rea­ding let­te­rari, spet­ta­coli tea­trali, labo­ra­tori e pro­ie­zioni. Scam­biare buone pra­ti­che e pen­sare allo stesso tempo a rico­struire insieme le pro­po­ste e le moda­lità per arri­vare al cam­bia­mento neces­sa­rio per scon­fig­gere la mafia e bat­tere la crisi. È que­sto l'altra rifles­sione poli­tica che il nostro impe­gno mette a dispo­si­zione di tutti. Oggi in un paese dove un italiano/a su tre è in povertà, dove sono 4 milioni i pre­cari, 3,5 i disoc­cu­pati (42% tra i gio­vani), in cui la disper­sione sco­la­stica è la più alta d'Europa (18,3%) ed il 63% delle fami­glie hanno ridotto la spesa ali­men­tare ed il 40% di que­ste si trova in depri­va­zione mate­riale grave, l'impegno per la giu­sti­zia sociale diventa indi­spen­sa­bile nella lotta alle mafie che altri­menti hanno già vinto.

Il rag­giun­gi­mento della giu­sti­zia sociale è la strada mae­stra che con­sente di scon­fig­gere le mafie. Il con­tra­sto alla povertà è oggi una delle prin­ci­pale atti­vità con­tro le mafie che i movi­menti impe­gnati nell'antimafia sociale deb­bono por­tare avanti. La vit­to­ria con­tro la mafia passa anche per la capa­cità di evi­tare i tagli al wel­fare, per il rilan­cio delle poli­ti­che sociali, per la con­qui­sta del red­dito minimo, per il blocco degli sfratti, per l'utilizzo imme­diato dei beni con­fi­scati per fini sociali e scopi abitativi.

* Responsabile campagna "Miseria ladra"
Il Manifesto 18.3.2014

Tratto da: libera.it

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