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Opinioni

Chiesa e mafia, le lusinghe del potere. Intervista ad Antonio Nicaso

nicaso-antonio0di Claudio Forleo - 15 novembre 2013
Ha fatto rumore l'intervista di Nicola Gratteri al Fatto Quotidiano. Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria ha espresso preoccupazione sui 'rischi' che correrebbe Papa Francesco per l'opera di pulizia intrapresa all'interno della Chiesa, in particolar modo sulla trasparenza delle finanze vaticane.
Gratteri, oltre ad essere un magistrato in prima linea da 20 anni, è anche co-autore di svariati libri sul mondo della 'ndrangheta. L'ultimo si intitola Acqua santissima, la Chiesa e la 'ndrangheta: storia di potere, silenzi e assoluzioni. Questa come altre opere degli ultimi anni (La Malapianta, Fratelli di sangue, solo per citarne due di grande successo) è scritta a quattro mani con Antonio Nicaso (foto), riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esperti di 'ndrangheta. Docente di storia delle organizzazioni criminali negli Stati Uniti, calabrese come Gratteri, nei libri non si 'limita' a raccontarla come organizzazione criminale, ma descrive il fenomeno storico, spiegando riti, mentalità e modus operandi.

IBTimes lo ha intervistato

"Con Gratteri siamo cresciuti nella Locride. Una decina di anni fa abbiamo deciso di provare ad annullare un deficit di conoscenza sulla 'ndrangheta. Il suo aspetto più importante è la capacità relazionale: per capire le organizzazioni mafiose bisogna tenere conto del contesto, senza i rapporti con il potere non sarebbe 'ndrangheta".

Quando nasce il rapporto Chiesa-'ndrangheta?

Il rapporto con la Chiesa, ma soprattutto con i preti, è importante per capire l'affermazione delle 'ndrine. Si possono individuare diverse fasi: la prima è quella che si apre con la proclamazione del Regno d'Italia, quando la 'ndrangheta è già oggetto di inchieste, grazie all'introduzione nel codice sardo-italiano del reato di "associazione di malfattori". Ad esempio nel 1869 il Comune di Reggio Calabria viene già sciolto per infiltrazioni mafiose, mentre la Chiesa non riconosce il Regno d'Italia e nel 1870 perde il potere temporale dopo Porta Pia.

A quel punto 'ndrangheta e Chiesa sono entrambe su un fronte ostile rispetto allo Stato italiano. E' un periodo di tolleranza, di silenzio. I preti per vocazione erano pochi, molti lo erano 'per mestiere', legati alla classe dirigente più che al popolo.

La fase successiva è quella del "ritorno degli indesiderati", in cui gli 'americani' vennero fatti rientrare per legge, coinciso con una serie di comportamenti eticamente e moralmente discutibili. I gangster iniziano a organizzare feste patronali, ristrutturare chiese, si fanno vedere accanto ai preti, lanciano un nuovo modo di creare consenso sul territorio. Viene 'istituito' anche il raduno al santuario della Madonna Polsi (nel 1894): uomini di chiesa e boss iniziano ad accettarsi a vicenda. I preti erano un biglietto di visita per i mafiosi, c'era un aiuto reciproco.

Nessuna voce fuori dal coro?

Ci sono stati sacerdoti importanti, come don Italo Calabrò, che ebbe il coraggio di sfidare i mafiosi fra gli anni Ottanta e Novanta: dopo il sequestro di un bambino lanciò un'invettiva davanti al sagrato della sua chiesa, definendoli "uomini senza onore".  E' stato un modello positivo, che ha lasciato un segno. Sosteneva che la gente trova coraggio dal coraggio dei 'Pastori della Chiesa'. Ma certi atteggiamenti sono proseguiti e le processioni sono servite, ad esempio, per presentare alla cittadinanza i nuovi affiliati alle cosche. Don Antonio Esposito era legato ad interessi mafiosi e venne ucciso probabilmente perché schierato con una famiglia protagonista di una lunga faida. Fu assassinato anche don Peppino Giovinazzo, vice-economo del santuario di Polsi. 

Ora ci sono preti che sfidano la 'ndrangheta, ma sono 'mosche bianche', anche perché mancano degli orientamenti pastorali, dei precetti su cosa bisogna e non bisogna fare, come ragionare sul concetto di conversione e di perdono che caratterizza il rapporto fra la 'ndrangheta e certi preti: non si può continuare a sostenere 'io mi pento davanti a Dio e non davanti agli uomini', non ci può essere perdono che non dia frutti nella società.

Nella loro logica perversa i boss sono convinti di essere devoti nonostante ordinino o commettano omicidi

Ma i boss sono devoti, la devozione è diversa dalla fede. La prima si manifesta all'esterno ed è legata all'immagine, la seconda riguarda la propria dimensione intima. La devozione degli 'ndranghetisti è funzionale ad una logica di potere, è folclore più che religione: organizzare i fuochi d'artificio per la festa patronale, una processione con la presenza di cantanti che comporta una forte partecipazione della gente.

Si può dire che le mafie 'hanno bisogno della religione', prima ancora delle possibili complicità di sacerdoti o delle alte sfere del Vaticano?

Quando nasce la 'ndrangheta il linguaggio è quello dei preti, la logica è quella dei proverbi. Se devi costruire un immaginario collettivo, un corredo simbolico, lo fai utilizzando quello che hai attorno. E attorno ci sono le chiese, i preti, i 'signorotti' del paese. Polsi non è stata 'inventata' dalla 'ndrangheta, ha una tradizione di devozione e importanza secolare, uno dei pellegrinaggi più importanti in Calabria. Se poi si tiene conto della posizione geografica, si scopre che è al centro dei tre mandamenti della provincia di Reggio Calabria. Gli 'ndranghetisti traggono vantaggio da qualcosa che c'è già e che non deve essere confuso con la 'ndrangheta.

Perché ancora oggi la Chiesa offre sponde?

La Chiesa non riesce a sottrarsi alle lusinghe del potere: tutto nasce dell'editto di Costantino, quando assume potere temporale. Oltre alla cura delle anime ci si preoccupa di gestione delle risorse. Lo Ior in principio era nato per raccolte fondi e carità. Solo in un secondo momento viene trasformato in una banca che diventa un centro di potere, scandali e corruzione. Papa Francesco è l'unico Pontefice che abbia messo in discussione i centri di potere del Vaticano, per questo Gratteri dice che 'rischia'. Giovanni Paolo II con l'anatema di Agrigento ha colpito la mafia che uccide, ma non quella che trama, corrompe e intriga. Giovanni Paolo II non ha mai toccato i vertici dello Ior, non ha mai rimosso Marcinkus. Bergoglio quando dice che la Chiesa non ha bisogno di una banca rappresenta una rivoluzione copernicana nelle logiche del Vaticano. 

Gratteri è stato strumentalizzato?

Sì, non ha detto 'ho elementi per poter dire che la 'ndrangheta stia pensando di ammazzare il Papa'. Ha espresso una preoccupazione 'umana', non da magistrato. Altrimenti avrebbe riferito a chi di dovere.

Probabilmente quando Gratteri parla di 'rischi' non si riferisce ad un colpo di pistola, ma ad un possibile tentativo di delegittimare il Papa, magari con il venticello della calunnia...

Si può 'colpire' il Papa in tanti modi. A me non piacciono le teorie cospirazioniste, ma anche un altro Pontefice aveva provato a mettere in discussione lo Ior e Marcinkus. Non ebbe il tempo di farlo...

Giovanni Paolo I.

Non vogliamo costruire castelli o teorie scandalistiche. Il discorso è che se uno riesce a fare una valutazione serena, capisce che questo Papa sta facendo delle cose rischiose. Se non ha un seguito forte, se non c'è veramente una volontà politica di assecondarlo, potrebbe venire delegittimato.

Per tornare a Giovanni Paolo II: nel momento in cui si discute di Ior e Marcinkus, si arriva sempre fino ad un certo punto. La possibilità che denaro di dubbia provenienza possa essere stato utilizzato per finanziare Solidarnosc è un argomento tabù.  Wojtyla non viene mai nominato.

Io ho conosciuto il figlio di Calvi. Mi disse 'ho una lettera che Marcinkus ha dato a mio padre' in cui c'è scritto 'il mio boss ti ringrazia per quello che hai fatto per Solidarnosc'. Ora puoi fare tutte le valutazioni che vuoi: chi è il 'boss' di Marcinkus? Chi aveva interesse a finanziare Solidarnosc? Puoi fare ipotesi, ma non potrai mai saperlo con certezza.

40 anni era la 'mafia stracciona', è passata dalla 'Santa', è diventata il punto di riferimento dei cartelli sudamericani per il traffico di cocaina in Europa. Oggi cos'è la 'ndrangheta?

E' una organizzazione globalizzata, fatta di famiglie che vivono ai quattro angoli della terra, che gestiscono cocaina e riciclano denaro sporco. Ritenuta 'credibile', riesce a relazionarsi con altre organizzazioni e occupa un posto di rilievo nel panorama criminale internazionale.

Tratto da: it.ibtimes.com

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