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Opinioni

“Firmiamo o sarà la vittoria di B.”

ingroia-antonio-web35di Antonio Ingroia - 26 luglio 2013
L’estate, si sa, è sempre galeotta. Tutti assopiti sotto l’ombrellone, compresa la grande informazione sempre più soporifera, è la stagione preferita dai malintenzionati per operare indisturbati. Così ha sempre fatto la mafia per colpire quando la tensione cala. E sta succedendo anche quest’estate. Ma non è dalla mafia che dobbiamo guardarci stavolta, pur tenendo alta la guardia di fronte ai rischi crescenti per i pm di Palermo, e Di Matteo in particolare. Questa volta l’attentato si sta consumando in Parlamento e la vittima predestinata è ciò che di più bello e importante ci resta, l’ultima ancora di salvataggio della nostra democrazia: la Costituzione. E la data in cui si compie l’assalto definitivo alla diligenza è già stabilita: il 29 luglio. Giorno in cui approda alla Camera per la sua definitiva approvazione la modifica dell’art. 138. Un articolo apparentemente anonimo, che è invece l’architrave dell’impianto costituzionale, che fa della nostra Carta una costituzione rigida, forte, una vera cassaforte. E l’art. 138 è il chiavistello della cassaforte, saltato il quale la Costituzione diventa debole, esposta a scorribande e atti di pirateria. E Dio sa quanti pirati sono approdati in Parlamento grazie a una legge elettorale anch’essa incostituzionale... L’art. 138 prevede una serie di meccanismi che irrigidiscono la procedura di revisione della Costituzione per obbligare al più ampio dibattito, parlamentare e nel Paese, prima di ogni modifica. E perciò prevede la doppia lettura, e cioè che lo stesso testo di modifica debba essere approvato per ben due volte da ciascun ramo del Parlamento, e a distanza di almeno tre mesi fra la prima e la seconda votazione, e con in più l’obbligo di un referendum confermativo, tranne il caso in cui la maggioranza parlamentare sia qualificata dal voto favorevole dei 2/3 dei componenti le Camere.

LA MODIFICA del 138, dimezzando fra l’altro i tempi fra le due votazioni (45 giorni anziché tre mesi) e istituendo un comitato parlamentare che porrà mano alla riforma delle strutture portanti della nostra organizzazione costituzionale scardinerebbe la cassaforte costituzionale. E il 29 luglio si aprirà dunque una breccia che, dopo l’approvazione definitiva in seconda votazione entro fine ottobre, e senza referendum confermativo in vista di una maggioranza “bulgara” di ben oltre i 2/3 dei parlamentari, consentirà una slavina di modifiche che cambierà il volto della nostra Costituzione e della nostra Repubblica. Una Repubblica non più parlamentare, ma presidenziale. Una svolta autoritaria che determinerà la neutralizzazione di ogni potere di controllo (magistratura e Parlamento, in primis) in favore della teoria di “un uomo solo al comando”. Così finendo per attuare il progetto principe di Berlusconi che, a sua volta, ha cercato di portare a termine un vecchio pallino di Licio Gelli (il cui progetto tutti concordano nel definire eversivo e golpista). Ma quel che è più inaccettabile è che tutto ciò debba avvenire a totale insaputa degli italiani. Ecco perché alcuni cittadini, giuristi, costituzionalisti e rappresentanti di associazioni hanno deciso di prendere l’iniziativa: rivolgersi ai parlamentari democratici perché consentano ai cittadini di partecipare al processo decisionale, esprimendo le loro opzioni in un referendum confermativo. E perciò chiediamo ai parlamentari di far mancare la maggioranza dei 2/3, la sola che renderebbe superfluo il referendum. Ma per far ascoltare questo appello non basta la voce dei pochi che si sono resi conto dell’emergenza costituzionale in cui siamo, ignara la stragrande maggioranza degli italiani. Occorre che si sollevi una voce alta, forte, popolare. Per questo si stanno costituendo in tutta Italia i comitati “Viva la Costituzione”, che in coordinamento con le altre associazioni, movimenti e comitati sorti in questi anni a difesa della Carta, da domani inizieranno a raccogliere le firme dei cittadini che vorranno aderire all’appello. Un appello per la democrazia. Un appello per la partecipazione dei cittadini al dibattito sulla decisione se e come cambiare la Costituzione. Un appello per rivendicare il diritto alla cittadinanza attiva. Per ribellarci alla solita politica sorda e distante che ci vuole condannare alla sudditanza obbediente e silenziosa.

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Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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