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Opinioni

La politica sotto ricatto. Mentre aleggia l'ombra della P2

vinci-annadi Anna Vinci - 4 Maggio 2013
Si sente dire in giro, da più parti: 'In gamba, certo, Letta il giovane... quasi meglio dello zio.' E mi viene da pensare che in quel quasi sia racchiuso l'ultimo atto di uno spettacolo imbastito da un comico di quart'ordine che, al di là delle sue stesse aspettative, ha occupato tutta la scena di questo povero, infelice paese da vent'anni: Italia a pezzi, Italia d'avanspettacolo, senza la dignità dell'avanspettacolo che non ambiva a governare le sorti di una nazione, ma voleva divertire e quanto ci riusciva.

Venti anni sono un'eternità, interrotti da due vittorie del professor Romano Prodi che, giustamente, i cento e uno parlamentari del Pd si sono affrettati a impallinare come possibile nuovo Presidente della Repubblica: Fosse mai che eleggiamo una persona invisa al Cavaliere! Da non credere, ma è stato così.

'Però. che governo Letta il giovane, non ha sbagliato una casella, che colpo di genio, la Bonino agli esteri'. Un brivido mi accarezza la schiena, al pensiero del rischio che abbiamo corso: Frattini, ancora?! O forse D'Alema, che non ha sbagliato un colpo, da quel lontano 1994, nel suo smisurato ego di unico interprete della raffinatezza della politica. E mi viene da pensare al titolo di un film: Tutto a posto niente in ordine. Non ha sbagliato!? Ma il suo governo è figlio di un doppio tradimento, ricordo come fosse oggi: Mai al governo con il Pdl, e non era solo Bersani ad affermarlo, c'era anche Letta il giovane.
Di quei cento e uno che non hanno votato Prodi, potremmo mai sapere i loro nomi e cognomi? Certo il sagace, cinico, fiero di esserlo, super intelligente, nella sua impotenza di uomo vittima dei propri solipsismi intellettuali, il super trasgressivo Giuliano Ferrara ripeterebbe che il voto è segreto. Infatti, ognuno è libero di votare ciò che vuole senza rendere conto ad altri, ma se si aderisce, non si rinuncia al segreto per partecipare a un progetto comune? Giuliano è libero, non è incatenato in pastoie moralistiche piccolo-borghese, come noi mediocri figli delle convenzioni.

'Meglio di così non si poteva fare, in fondo si è alleato con il Pdl, ci sono anche le donne'. Ah, beh, allora.
E chi glielo ha chiesto, però, di allearsi con il Pdl?
Mi torna in mente un colloquio tra due grandi donne della politica, una fortunatamente in vita e, pur nella malattia, dal suo eremo di Castelfranco, ancora presente, Tina Anselmi. L'altra, morta nel 2007, presente e viva nel ricordo dei tanti che l'apprezzarono e dei suoi amici, Giglia Tedesco. Riporto alcuni frammenti di un dialogo pubblico, ricco di suggestioni per noi che le ascoltavamo.
Eravamo nel 2006 e parlavano di governabilità, entrambe raffinate politiche, convinte che l'abilità nel gestire la cosa pubblica non fosse appannaggio dei furbi, tutt'altro, il cinismo non le convinceva, la scaltrezza non era nelle loro corde, credevano che la politica fosse passione, certo ambizione personale, e soprattutto desiderio di cambiare il mondo, con i rischi che sempre ciò comporta: mai credere che il nostro sia il migliore dei mondi. Giglia ricordava Anna Magnani nella risata, nell'essere come tutte eppure unica, romana nel modo scanzonato di approcciare la vita, nella voglia di vivere e di scegliere, cresciuta pur sempre all'ombra del Cupolone, che smorza ogni anelito di assoluto, anche se può sembrare una contraddizione, essendo il Vaticano la culla del Cattolicesimo... o forse proprio per questa vicinanza. L'altra Veneta, radicata nella sua terra, contadina e intellettuale, ironica e parca di parole, severa e tenera nelle pieghe del suo dover essere. Una, Tina, già parlamentare della Democrazia Cristiana, l'altra, Giglia, del Partito Comunista, quando c'erano i partiti.
"Ma tu lo faresti un governo con quel signore?" Non lo nominò, Giglia, nessuna delle due lo avrebbe mai nominato, non per ridicolo calcolo politico, per puro disprezzo.
"Giglia - l'altra rispose - dovendo fare una riforma delle banche, la potresti mai fare con dei rapinatori?!" E dopo una pausa, aggiunse: "Questi la faranno prima o poi, e così si completerà il Piano di rinascita Democratica della P2".
"Se ti sentissero parlare, ancora direbbero: 'Questa Tina vagante, con la P2, che fissazione'." E accompagnò le parole con un sorriso malinconico.

Alcune considerazioni a margine.
Vale la pena riportare qui di seguito il punto 3 del piano di Rinascita: democratica di Licio Gelli: Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell'operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l'eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità. Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l'onere dell'attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

Possibile pensare di costruire il presente e proiettarsi nel futuro senza fare i conti con il passato? E il passato cosa ci racconta?
Che mentre alcuni servitori dello Stato, e mi piace ricordare tra tanti Giorgio Ambrosoli, non si tiravano indietro nell'adempiere al proprio dovere, fino a rischiare la propria vita, e così fu, per passione e senso dello Stato, per essere da esempio ai figli, altri, per carriera, per interesse, per qualsiasi altro motivo, tra cui il vecchio trito: tengo famiglia, si adoperavano in ogni modo per farsi, nel migliore dei casi, i fatti propri, e uso un eufemismo. Allora, in un paese in cui i servitori dello stato in prima linea volgendosi indietro spesso non trovavamo nessuno a proteggerli si può fare un'alleanza con chi ha calpestato la dignità dello Stato, con chi faceva affari e arraffava e arraffava?! E non ci venissero a dire: Era l'ultima spiaggia! E chi ci ha condotto fin qui? Non esiste una previsione, un progetto, un programma, paletti insuperabili? Evidentemente no. Chi conosce l'arma del ricatto, per quale motivo dovrebbe rinnegarla? Chi ha nel Dna una mancanza di cultura democratica, che negli altri paesi europei la destra ha, perché dovrebbe scoprirla proprio adesso? Chiedete agli ex An, che fine hanno fatto, certo dipenderà anche da loro, ma un "aiutino" il Pdl glielo ha dato.
Vi ricordate l'arrembaggio al Parlamento, l'assalto mediatico e non solo a uno dei cardini della Democrazia: la magistratura? E chi trucca le carte, lo farà di nuovo, ancora e ancora, alla prima occasione utile... basta aspettare. Se non si vuole fare una scelta etica, come non rendersi conto dell'errore di valutazione, scaturito nel non tenere in considerazione che nel momento in cui quel signore avrà ottenuto di occupare saldamente la ribalta, farà saltare il banco, pensando di poter vincere ancora? Così presentandosi come paladino dei tartassati - da non credere, uno che passa tre milioni di euro al mese alla ex moglie e mi sembra che questa cifra sia anche riferita a una storiaccia legata a un certo De Gregorio, mi pare - toglierà la fiducia al governo e andrà a nuove elezioni, alle quali si sta già preparando, appena avrà un bottino elettorale da incassare. O ancora, altra possibilità, egli spera o forse sa, che tra non molto tempo ci potrebbe essere una rinuncia da parte dell'attuale Presidente della Repubblica - anche egli ha diritto a un po' di riposo - e lui con un governo nato dal patto scellerato tra Pd e Pdl... dimenticavo Scelta Civica, si farà eleggere Presidente della Repubblica.

E serpeggia una parola: PACIFICAZIONE, che in questa situazione è un oltraggio a tutti coloro che negli anni hanno rispettato le regole, pagato le tasse, creduto nei buoni sentimenti. E siamo pure in un paese cattolico: cosa resta del tempo del rimorso e della penitenza?
Senatore quel signore?!
Forse è troppo, anche per l'Italia. E per favore non chiedete di liberarsi dall'odio, equi distanti analisti super partes. Non è l'odio che spinge a opporsi e a ribellarsi. Odiare un poveraccio che della sua vita ha fatto un deserto?! Non è l'odio che spinge, ma l'indignazione e la voglia di non soccombere. Di non ritrovarsi ne L'urlo di Munch, che non riesce a esplodere.
Bisogna procedere nel chiedere la ineleggibilità dell'impotente, ribaldo, magliaro, che tiene in ostaggio un Paese. Non bisogna che il tempo getti la sua polvere che confonde e fa illudere che tutto si superi senza pagare pegno. Non è così, la Storia presenta sempre il conto. Ai figli. Ma guai a lasciarsi condurre da un vecchio che odia la giovinezza che più non ha, il vigore che finge di possedere, la vivacità che cerca in un belletto da bambola.

Tratto da: cadoinpiedi.it

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