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Il caso delle banche

tranfaglia-nicola-web1di Nicola Tranfaglia - 7 marzo 2013
La conclusione in primo grado a Milano del processo Banca Nazionale del Lavoro-Unipol segna un altro punto a favore della inelleggibilità dell'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che è stato condannato a un anno di carcere per rivelazione di segreto di ufficio in quanto al tempo investito della massima carica del potere esecutivo, e di due anni e tre mesi al fratello Paolo che non aveva cariche pubbliche.
Come è noto, la rivista Micromega - diretta egregiamente dal filosofo Paolo Flores D'Arcais - ha promosso una raccolta di firme perchè il cavaliere del Lavoro di Arcore fosse escluso dal voto sulla base delle pesanti condanne già inflitte a suo carico e delle altre imminenti.
In pochi giorni le firme hanno già raggiunto il numero imponente di 135mila, e molte altre se ne aggiungeranno se a livello parlamentare non si aggiungeranno altre condanne a quelle già inflitte all'ex capo dei governi populisti, che per quasi vent'anni hanno reso la nostra repubblica peggiore di quanto era apparsa nel cinquantennio precedente.

Ma la vicenda a cui si riferisce il processo è sicuramente meno grave di altre vicende che l'ex presidente del Consiglio deve affrontare nelle prossime settimane. Dalla storia per molti aspetti incredibile della marocchina Ruby, presentata all'opinione pubblica del nostro paese come la nipote del leader egiziano Mubarak (cacciato dal potere dittatoriale dopo molti anni di potere a dir poco discutibili) a quella che riguarda, attraverso l'ex senatore Marcello Dell'Utri, i rapporti con Cosa Nostra e il suo costante riciclaggio di denaro sporco.
Il fatto è che abbiamo appena votato e siamo arrivati alla condizione spiacevole che non sappiamo ancora se l'onorevole Bersani del Partito democratico sarà in condizione di formare un governo democratico con una effettiva maggioranza parlamentare, e quindi in grado di far approvare almeno le riforme più urgenti, o dovremmo ricorrere a un governo di saggi politicamente non legati a nessun partito che portino il paese dopo qualche mese di provvedimenti urgenti a nuove elezioni.  
In una simile condizione avere il leader di uno dei tre blocchi di forze che si contende il potere e aspira in ogni caso a far parte dei governi che dovranno formarsi nel prossimo mese di marzo è almeno triste e deprimente. Come si fa a considerare partner di governo un uomo che sembra fondare la propria azione sul denaro e sul sesso, che pensa di poter comprare o vendere chiunque si accosti alla vita pubblica e che ha dato lo spettacolo di sè che abbiamo visto nel ventennio populista?
Per vent'anni, o addirittura di più, abbiamo sperato inutilmente che almeno i suoi avversari politici provvedessero a fare una legge per risolvere il conflitto di interesse come gli oligopoli nel campo delle comunicazioni di massa, e questo non è mai accaduto.
Ha senso, in queste condizioni, partecipare alla vita pubblica se di fronte ad ogni scadenza elettorale siamo di fronte agli stessi problemi, e in ogni caso dobbiamo misurarci con persone che non hanno risolto le proprie eterne pendenze con le proprie contraddizioni?
C'è da esserne scoraggiati, ma la fedeltà alla democrazia repubblicana non può essere messa in discussione. E a Silvio Berlusconi, che ha ottenuto nelle ultime elezioni ancora una volta l'appoggio di un terzo degli italiani, c'è da chiedere almeno di rispondere alle domande e alle convocazioni dei giudici e a risolvere il proprio conflitto di interessi per evitare un inquinamento costante della nostra politica, che favorisce ancora una volta quella che sembra l'ascesa irresistibile delle mafie italiane e straniere nel nostro sciagurato e pur amato paese.

Visita: nicolatranfaglia.com/blog

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