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Opinioni

Mesagne, una terra che si riscatta

manif-mesagne-webLa Giornata della legalità
di Maria Cristina Pede - 30 maggio, 2012
Don Luigi Ciotti: «Non vergognatevi di essere mesagnesi, siete un popolo onesto, non un clan»



Mesagne. Come annunciato all’indomani della strage di Brindisi in cui perse la vita la studentessa masagnese Melissa Bassi, Don Ciotti è ritornato nel paese del brindisino ancora attonito per l’inaudita violenza subita e per gli appellativi che ne sono derivati. “Non vergognatevi di essere mesagnesi – ha esortato Don Ciotti – siete un popolo onesto, non un clan”. Il clamore mediatico scaturito dalla vicenda della bomba alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, ha riacceso vecchi retaggi di appartenenza all'organizzazione mafiosa che in questo lembo di terra a sud – est d’Italia si chiama Sacra Corona Unita. Più volte decapitata, la SCU ha sicuramente perso la sua struttura portante, non si esclude tuttavia l’esistenza di piccole frange che mirano alla rinascita dell’organizzazione. Mesagne, paese a sud della Puglia con meno di 30mila abitanti, investito del titolo di paese mafioso per l’unica colpa di aver dato i natali al fondatore della SCU, Giuseppe Rogoli e al suo braccio destro Antonio Antonica. Dai primi anni ottanta del ‘900, fino alla metà degli anni novanta, la nuova organizzazione criminale fece vivere al territorio un periodo di forti tensioni nello svolgere attività di racket, contrabbando di sigarette e spaccio di droga.
 
Negli anni successivi alla decapitazione dell’organizzazione, tanti sforzi sono stati compiuti per risollevare Mesagne dall’appellativo di paese mafioso, fino all’istituzione della Giornata della Legalità, nel dicembre del 2010, con un Consiglio comunale monotematico. "C’era qualcosa nell'aria che lasciava presagire la necessità di istituire una giornata simbolica per il richiamo dell’attenzione di tanti cittadini onesti” per il sindaco Scoditti. Ma dopo anni di “pace apparente”, dai primi giorni del mese di maggio, il paese è stato scosso da due avvenimenti che lo hanno fatto ripiombare  nell’incubo degli anni novanta: l’attentato al presidente dell’antiracket Fabio Marino e l’attentato al pullman proveniente da Mesagne. Per quest’ultimo ancora nessuna certezza, ma di qualsiasi natura sia la matrice si tratta pur sempre di un attentato che ha seminato terrore. Proprio il giorno in cui sarebbe passata la Carovana della legalità di Don Ciotti che invece è passata all’indomani lasciando la promessa del ritorno in rappresentanza della giornata per la lotta a tutte le mafie, il 29 maggio.
 
Mesagne ha sfilato. Per le vie del paese centinaia di studenti di ogni ordine e grado hanno manifestato il loro dissenso agli atti criminosi ma anche alle mancate responsabilità della classe dirigente. “Perché ognuno scelga da che parte stare” è stato il tema della manifestazione e tanti giovanissimi, durante il Consiglio dei ragazzi convocato in seduta straordinaria, hanno chiesto a Don Ciotti da che parte stare. “Voi avete bisogno delle risposte di interlocutori adulti che prendano sul serio le vostre domande – ha chiosato Don Ciotti -   e vi dobbiamo mettere nelle condizioni di vedere, non solo di guardare. Cominciate dalla solidarietà, dalla forza comune, dalle piccole cose e soprattutto dall’istruzione, dalla cultura che crea la coscienza civile, motivo per cui i criminali la temono”.
Ha ricordato la strage di Capaci e di via D’Amelio, Don Ciotti, dove persero la vita i due pilastri della lotta alla mafia, i giudici Falcone e Borsellino. Ha ricordato che in quelle stragi persero la vita tre pugliesi, uomini della scorta, al servizio dello Stato per la lotta alla criminalità. La Puglia, il Salento, non è terra mafiosa, lo hanno ribadito più volte Don Ciotti, il sindaco di Mesagne, Franco Scoditti e il governatore regionale Nichi Vendola, tutti insieme sul palco nella Piazza che ha accolto la marcia per la legalità sulle note de “I cento passi”. Non ci stanno i mesagnesi, gente laboriosa, che ha già pagato un contributo di sangue all’epopea dei mafiosi del passato, a sentirsi etichettati. Non ci stanno soprattutto i giovani,che gridano legalità e si appellano alla classe politica dirigente, affinchè non si abbassi la guardia a riflettori spenti. Così ha parlato Dalila, sedicenne mesagnese che ama il suo paese, la sua gente e invita i compaesani a non farsi schiacciare dalle critiche distruttive delle ultime settimane. A Melissa Bassi, la sedicenne rimasta vittima della strage di Brindisi sarà dedicata la prossima edizione del concorso nazionale per le scuole nella lotta alla legalità, lo stesso concorso in cui si era distinta la scuola Morvillo- Falcone frequentata da Melissa e dalle sue compagne coinvolte nell’esplosione.

Tratto da: liberainformazione.org

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