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Opinioni

Vent'anni dopo vogliamo la verità

borsellino-falcone-shobha-bigdi Luca Tescaroli* - 23 maggio 2012
Prima ancora, c´era stato l´attentato nei confronti del dirigente dell´Ansaldo Roberto Adinolfi, a Genova, firmato da un gruppo anarchico. Non sapremo cosa accadrà nel futuro, si possono solo fare congetture, più o meno fondate o fantasiose.
Sappiamo, invece, molto bene ciò che è accaduto. Quali fatti stragisti si sono verificati. I nomi della pletora di mafiosi che hanno deliberato ed eseguito quei delitti e l´ambito del disegno strategico in cui essi s´inserirono. Le conseguenze che produssero in termini di condizionamento dello scenario istituzionale, di disorientamento e di sconcerto collettivo, di contributo all´emarginazione delle forze politiche alleate a Cosa Nostra.

Se tale sodalizio è oggi meno pericoloso di quanto lo fosse nel 1992, le classi dirigenti, l´Italia che conta e larghi settori dell´opinione pubblica, lungi dal prenderne le distanze, com´è, invece, accaduto per il terrorismo, continuano, di fatto, a convivere con la mafia.
Perciò, è importante guardare, con attenzione, al nostro presente per evitare che non abbia più a verificarsi quanto è accaduto nel nostro tragico passato, sul quale vive la nostra democrazia. Un obiettivo che, per essere raggiunto, richiede che si elimini il cono d´ombra che ancora copre parte della verità sull´ideazione della campagna stragista del 92-93, nella quale s´inserisce l´eccidio di Capaci, e che si dia un nome ai famigerati mandanti a volto coperto.
Troppi quesiti sono rimasti irrisolti. Fra questi, il perché lo stragismo si arrestò all´esordio di nuove forze politiche e i motivi dell´accelerazione della strage di via Mariano d´Amelio e dell´esecuzione dell´attentato al giornalista Maurizio Costanzo il 14 maggio 1993, due giorni dopo l´insediamento del governo Ciampi, quale esordio dell´ondata stragista di quell´anno, pur essendo stato messo in cantiere in epoca coeva a quella della strage di Capaci; le reali dinamiche delle trattative tra i vertici mafiosi ed esponenti dello Stato, quali furono i terminali delle stesse sul versante istituzionale e se, nel corso del tempo, siano mutati, in uno alle ragioni dei singolari silenzi di coloro che ne sono venuti a conoscenza e che ne sono stati parte.
E ancora: le ragioni e le modalità di cancellazione dell´agenda elettronica di Falcone (che, dalle annotazioni rilevate, può farsi risalire a un periodo immediatamente antecedente e successivo alla data della strage), del mancato rinvenimento della "ram card" del data bank Casio del magistrato; i motivi dell´interesse di appartenenti alla massoneria al trasferimento di Falcone dagli uffici giudiziari palermitani, del rinvenimento, nella zona dell´agguato del bigliettino, con l´annotazione "Guasto numero 2 portare assistenza settore n. 2. GUS, via Selci numero 26, via Pacinotti", ove vi era riportato un numero di cellulare, risultato intestato a Lorenzo Narracci, funzionario del Sisde; il significato delle visite a Francesco Di Carlo, durante la detenzione nel carcere di Full Sutton, in epoca successiva all´attentato dell´Addaura (programmato per il 20 giugno 1989), da parte di soggetti appartenenti a servizi segreti, interessati all´eliminazione di Falcone e volti a ottenere indicazioni su possibili supporti per eseguire il suo assassinio.
Spero che il rito dell´anniversario rappresenti un punto di partenza per una rottura con il passato. Chi sa - soprattutto, in seno alle istituzioni – dovrebbe dire quanto è a sua conoscenza.

*Magistrato

Tratto da: La Repubblica

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