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Opinioni

Mafia. V. Grasso denuncia: “lo Stato e’ incoerente e non mi risponde”

GRASSO-VALERIA-webdi Valeria Grasso - 8 novembre 2011
Palermo. “Da ben sette mesi aspetto che lo Stato mi dica cosa intende fare della mia vita. Dopo aver denunciato ed essere stata ripetutamente minacciata, sono stata letteralmente abbandonata in località segreta perchè si erano accorti che ero in serio pericolo, e successivamente riportata a Palermo e nuovamente abbandonata dalle istituzioni.

E’ stata assegnata una tutela ai miei figli, che oggi viene revocata: mi è stato spiegato, informalmente, che la tutela non è più ritenuta necessaria, ma che allo stesso tempo non riceverò alcuna comunicazione ufficiale perchè nessuno intende assumersi la responsabilità di questa decisione. Comprendo davvero le difficoltà e l'impossibilità di tutelare tutti i miei familiari, del resto anche i familiari di magistrati antimafia in prima linea non sono tutelati, e la mia era una richiesta temporanea, ma sono sconcertata dall’incoerenza mostrata dallo Stato e dal fatto che da mesi io e la mia famiglia attendiamo una risposta che non arriva e della quale abbiamo necessità oggi più che mai. Non è così che si incoraggiano i commercianti e gli imprenditori a esporsi in difesa della legalità”.

A denunciare quanto sta accadendo è Valeria Grasso, imprenditrice antiracket di Palermo che da tempo lancia appelli alle più alte cariche dello Stato, al Ministero dell’Interno e alla società civile del capoluogo siciliano affinchè la sua vita possa tornare alla normalità.

“Non pretendo tappeti rossi o medaglie al valore. Ho fatto il mio dovere servendo lo Stato e vorrei solo ciò che mi spetta: mi dicano se devo restare a Palermo, e cosa mi viene garantito, o se devo andare via, e cosa mi si offre in quel caso per continuare a vivere lontano dalla mia città” aggiunge. “Vorrei che questa storia arrivasse alle orecchie e agli occhi di tutti i cittadini palermitani, e vorrei che fossero loro stessi a ribellarsi ad un trattamento inconcepibile che danneggia non solo me, ma tutta la città”.

 

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