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Opinioni

La mafia uccide di maggio

di Salvo Vitale
La mafia, si sa, non uccide solo d’estate né solo a maggio, ma proprio il mese di maggio è quello che sembra scatenare gli istinti assassini e le pulsioni omicide di alcuni mascalzoni che credono di possedere il “divino” potere di disporre della vita degli altri e di usare il delitto come “pena di morte” per risolvere radicalmente problemi e ostacoli che si frappongono al raggiungimento di obiettivi di potere e di controllo degli ambienti in cui si trovano ad operare.

30 aprile 1982: prima di aprire la pagina di maggio, già il 30 aprile si annuncia con l’uccisione di Pio La Torre e del suo autista Rosario Di Salvo. La Torre è una delle più alte espressioni del comunismo siciliano. Dopo una vita d’impegno politico e sindacale, aveva scelto di tornare in Sicilia e di orientare il suo impegno nella lotta contro l’installazione di missili nucleari a Comiso e nella lotta contro la mafia, in particolare nel sequestro dei beni mafiosi e nel loro riutilizzo a scopi sociali.

1 maggio 1948: Strage di Portella della Ginestra: La banda di Salvatore Giuliano, in un torbido accordo del quale, ad oggi si intravedono solo i contorni, con i mafiosi di San Giuseppe Jato, con alcuni esponenti della Decima Mas, con settori dei servizi segreti americani e della polizia italiana, spara sui lavoratori della zona, accorsi nella piana di Portella della Ginestra per festeggiare il ritorno della festa dei lavoratori, sospesa dal Fascismo, e la vittoria del blocco del popolo alle elezioni regionali del 20 aprile. Sono uccisi Margherita Clesceri, incinta e madre di sei figli, Castrense Intravaia (18 anni), Vincenzina La Fata (9 anni), Serafino Lascari (15 anni), Giorgio Cusenza (18 anni), Giovanni Megna, Francesco Vicari e muoiono qualche giorno dopo Vito Alotta (19 anni), Giuseppe Di Maggio (13 anni), Filippo Di Salvo (48 anni) Giovanni Grifò (12 anni) Provvidenza Greco, Vincenza Spina, Vincenzo La Rocca, oltre una sessantina di feriti, molti dei quali porteranno a vita le conseguenze.

4 maggio 1980 A Monreale, durante i festeggiamenti del Santissimo Crocifisso viene ucciso il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, con la figlia sotto braccio.

5 maggio 1960: A Termini Imerese, nei paraggi della linea ferroviaria, viene ucciso Cosimo Cristina, 25 anni, coraggioso giornalista dell’Ora di Palermo, che si era occupato di affari e vicende che interessavano le cosche locali. Si parlò di suicidio e ancora oggi su questo delitto non è stata fatta giustizia.

Nella stessa data, nel 1971 vengono uccisi il procuratore della Repubblica Pietro Scaglione e il suo autista Antonino Lo Russo. Solo negli ultimi anni la figura di Scaglione è stata riabilitata in considerazione dell’impegno contro il boss corleonese Luciano Liggio.

8 maggio 1947: A una settimana dalla strage di Portella, nelle campagne di Partinico è ucciso a fucilate in bocca Michelangelo Salvia, dirigente sindacale della CGIL, noto “perché non aveva peli in bocca”.

9 maggio 1978: A qualche chilometro da Cinisi, sui binari divelti della linea ferrata vengono ritrovati i resti di Giuseppe Impastato, 30 anni, candidato alle elezioni comunali per la lista di Democrazia Proletaria e noto come infaticabile organizzatore di iniziative culturali e di denunce, condotte attraverso la sua emittente radiofonica, contro le speculazioni politico-mafiose realizzate sul territorio. In un primo tempo le indagini parlano di attentato terroristico o di suicidio e solo nel 2002 si arriverà alla condanna del boss Gaetano Badalamenti.

9 maggio 1990: viene ucciso a Palermo un funzionario regionale, Giovanni Bonsignore, reo di portare avanti il suo lavoro sul controllo dei finanziamenti alle attività agricole, senza cedere a minacce o a tentativi di corruzione.

14 maggio 1993: a Roma, in via Fauro un’autobomba esplode ferendo 22 persone: è il primo di una serie di attentati mafiosi condotti fuori dalla Sicilia per colpire il patrimonio artistico nazionale, con l’obiettivo di piegare lo stato ad accettare una trattativa per l’accoglimento di una serie di richieste comprese nel cosiddetto “papello”.

16 maggio 1911: uccisione di Lorenzo Panepinto, dirigente socialista dei contadini di Santo Stefano della Quisquina. Bella figura di maestro, artista, giornalista e uomo politico, fu uno dei dirigenti dei Fasci Siciliani osteggiato dal governo e dalla mafia: per il suo omicidio venne sospettato il gabelloto Giuseppe Anzalone, figlioccio di Camillo Finocchiaro Aprile, ministro della giustizia, naturalmente assolto.

16 maggio 1946: A Favara all’età di 44 anni viene freddato con due fucilate Gaetano Guarino, farmacista, socialista, da 60 giorni eletto sindaco del paese nella lista Blocco del Popolo e strenuo difensore dei diritti dei contadini indicati dai decreti Gullo.

16 maggio 1955: A Sciara è ucciso a 32 anni Salvatore Carnevale, detto “Turiddu”, dirigente sindacale socialista: tre giorni prima del suo assassinio era riuscito ad ottenere, per i suoi compagni il pagamento delle quote arretrate e l’orario di 8 ore per una giornata lavorativa. Alcuni mafiosi locali, individuati come i responsabili del delitto grazie alla denuncia sostenuta da Sandro Pertini sono condannati in primo appello e, grazie alla difesa di Giovanni Leone, sono assolti. Sua madre, Francesca Serio, è la prima donna siciliana a costituirsi parte civile.

17 maggio 1861; assassinato Pietro Sampolo, (54) giurista, titolare della cattedra di Codice civile e pandette all'Università giudice del Tribunale e avvocato fiscale della SS. Crociata. Aveva difeso più volte patrioti che avevano partecipato a manifestazioni contro i Borboni. Rimasti ignoti gli assassini, anche se è stato spesso ipotizzato che si è trattato di un delitto mafioso.

20 maggio 1914: A pochi giorni dalle elezioni comunali, per le quali si prevedeva la vittoria dei socialisti, a Piana degli Albanesi viene ucciso, assieme al cognato Giorgio Pecoraro, Mariano Barbato, cugino e collaboratore di uno dei più prestigiosi rappresentanti del socialismo siciliano, fondatore e dirigente dei Fasci Siciliani, infaticabile organizzatore delle lotte contadine. I presunti autori, indicati da Nicola Barbato, sono stati prosciolti da ogni accusa.

23 maggio 1992: sull’autostrada Palermo-Mazara, vicino allo svincolo di Capaci una carica di tritolo causa la morte di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo, e degli agenti di scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonino Montinaro. Ancora oggi si discute su quali “parti dello stato” possano avere avuto, assieme alla mafia, un ruolo nell’eliminazione di un giudice che dello stato era stato uno dei più fedeli e onesti servitori.

26 maggio 1944: A Regalbuto viene ucciso, nel corso di una manifestazione separatista, Santi Milisenna, segretario della Federazione Comunista di Enna, noto organizzatore delle lotte contadine per l’attuazione di una linea che cercasse di conciliare la socializzazione della terra con il diritto alla proprietà privata da parte dei grandi latifondisti.

26 maggio 1993: A Firenze, in via dei Georgofili, vicino alla Galleria degli Uffizi esplode un’autobomba che causa la morte di Angela Fiume, del marito Fabrizio Nencioni, delle figlie Elisabetta (8 anni) e Caterina (un mese e mezzo) e dello studente Dino Capolicchio. È il secondo attentato fuori dalla Sicilia per piegare lo stato alla trattativa.

30 maggio 1994: a Bivona viene ucciso Ignazio Panepinto, un imprenditore titolare di una cava di pietrisco che, probabilmente aveva rifiutato il pagamento del pizzo.

Nell’elenco non sono state comprese le vittime della camorra, né le vittime mafiose uccise da altri mafiosi. A giudicare dall’importanza e dal numero delle vittime sembra che il mese di maggio, nella stessa misura in cui risveglia la natura, risvegli anche gli istinti omicidi di certi uomini.

Foto © Shobha

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