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Opinioni

Sogno o son destro?

(Onirico casting per assessori alla cultura)
di Alessio Pracanica
Quante cose devono passare per la testa di un povero Presidente di Regione. Interrogativi, dubbi, preoccupazioni.
Anche nei rari momenti di relax, masticando svogliatamente una forchettata di pizzoccheri con le sarde o pucciando la brioscia nella bagnacauda.
Infiniti provvedimenti da prendere. Fatti, pensieri, omissioni. Decisioni, soprattutto decisioni.
Prima fra tutte, rafforzare la maggioranza.
Non limitandosi, però, a raccattare la solita pletora di consiglieri scompagnati, transfughi insoddisfatti e boiardi senza cadrega. Rafforzarla davvero.
Dando vita a un esecutivo dinamico e propulsivo, capace di attuare le necessarie riforme strutturali. Per garantire a questa terra, potenzialmente così ricca, quelle opportunità di sviluppo di cui è tradizionalmente assetata.
E comunque non c’è solo lo sviluppo. Per quanto importante, per carità. E chi lo nega?
Bisogna pensare alla rielezione e poi al futuro. A quel lieto e insieme triste giorno in cui dovremo abbandonare il materno abbraccio del suolo natio, troncando dolorosamente il cordone ombelicale che ci nutriva di retaggi e speranze, per navigare verso altri lidi. Crescere, insomma.
Un sottosegretariato, chissà. Un ministero, magari. La presidenza di qualcosa. D’altronde se sognare è lecito, avverarsi è cortesia.
Rafforzare la maggioranza, dicevamo.
Un pensiero che occupa la mente del Presidente per lunghe sere, mentre gli occhi stanchi e arrossati vagano sopra le pagine di un Also sprach.
Ma con chi?
Ci vorrebbe una forza politica che coniughi fantasia e pragmatismo, valori e modernità.
In preda a questi arrovellamenti il Presidente, spossato, crolla addormentato.
Nel sogno, gli passano davanti molteplici soluzioni.
L’Esercito Popolare di Liberazione Cinese, il corpo di ballo del Bol'šoj, il coro dell’Armata Rossa, l’undici titolare dello Zenith San Pietroburgo. Niente.
Nessuna di queste andrebbe bene, per i più svariati motivi.
Finalmente, eccola l’intuizione!
La Lega. E perché no?
Un movimento moderno, pragmatico, propulsivo. Con dei valori.
Rateizzati forse, ma pur sempre valori.
Tradizionalmente vicino alla nostra gente, affezionatissimo ai nostri vulcani. Il partito ideale a cui affidare l’Assessorato alla Cultura e Identità.
Certo, questo non basta.
Trovato il partito, si deve individuare l’uomo giusto, che faccia da volano tra la volontà dello Spirito e la gretta immanenza della burocrazia, fondendo in unico atto pensiero e azione.
Decine di nomi affollano la sua visione, subito valutati e scartati con criterio rigidamente meritocratico. Rifuggendo all’ovvia tentazione di pescare nel pur vasto bacino culturale leghista.
Cestinando fior di autorevoli candidature. I Trota, le Bergonzoni, i Borghezio. Tutta gente capacissima, ci mancherebbe, ma ahimè priva della necessaria componente identitaria.
Sempre sognando, il Presidente si ritrova nel suo ufficio, a Palazzo d’Orleans. Ecco gli arazzi, i tappeti, le bandiere. Ecco la scrivania, ingombra di carte, dove ogni giorno l’Etica cozza con le umane miserie.
Bussano alla porta.
- Chi è? - domanda il Presidente, visibilmente infastidito. - Che c’è, cosa vuole? -
Mai un momento di pace, di raccoglimento. Nemmeno in sogno.
- Mi perdoni il disturbo, - mormora il nuovo venuto. - Io sarei il candidato per quel posto di assessore alla cultura, cioè… se è ancora disponibile, naturalmente. Ho mandato il curriculum, che a quanto mi dicono dovrebbe essere già in suo possesso. Eccolo là, infatti. Guardi. Quella cartellina verde. -
- E va bene, si accomodi, - sospira il Presidente, iniziando a sfogliare l’incartamento. - Vedo che ha proposto di intitolare una strada, in ogni comune, al nostro caro Almirante. Bene. Leggo anche di un suo commosso saluto al compianto Delle Chiaie. Ottimo. Altolà, fermi tutti! Qui c’è scritto che lei faceva parte di una loggia massonica! Il Grande Oriente d’Italia! -
- Cose vecchie. Me ne sono tirato fuori, - risponde il candidato. - E comunque la mia adesione era mossa solo da motivi culturali. -
- Sappia comunque, - esclama il Presidente in tono veemente, - che qua non si fanno discriminazioni! Non siamo come le sinistre, che alla minima cosa gridano al lupo, al lupo. Devo notare però, che prima di afferire alla Lega, si è candidato con i 5Stelle. Vabbè, da giovani tutti abbiamo fatto qualche minchiata. Veniamo alle questioni serie. Di che cosa si occupa? -
- Ho scritto dei libri sull’induismo. -
- Induismo? Bellissimo e poi? -
- Trattati di mistica, esoterismo... ah, pure un saggio sui tarocchi. -
- L’aranci? Bravissimo! L’arancio tarocco è un’eccellenza del nostro patrimonio etno-gastronomico. Già che ci siamo, perché non mi scrive pure un bel trattato sugli arancini? -
- No, non ci siamo capiti. Per tarocchi intendevo le carte. Il Matto, la Ruota, eccetera eccetera. -
- Qual è il suo piatto preferito? - taglia corto il Presidente. Il tono adesso si è fatto grave, severo, inquisitorio.
- La… - esita il candidato
- La?! Coraggio, fuori tutta la verità! -
- La caponata di melanzane. -
- Bene, bravo, così mi piace. Identitario! - esclama il Presidente picchiando una manata sul tavolo. - In cinque secondi: che cosa ne pensa del fascismo? -
- Che cosa ne penso… detto tra noi o per gli altri? - ribatte il candidato, indicando con un cenno della testa l’ampia finestra.
- Giovanotto, non stiamo a fare questioni di lana caprina! Che cosa ne pensa? -
- Roba morta e sepolta. -
- Good. E dell’antifascismo? -
- Tempo perso, fondamentalmente. -
- Uhm. Che opinione nutre, nei confronti del sottoscritto? -
- Burbero, ma un cuor d’oro. -
Il silenzio cala nella stanza, ma gli occhi del Presidente continuano a scrutare l’interlocutore, mentre le sue dita tamburellano nervosamente sul legno della scrivania.
- Onesto. Soprattutto onesto, - conclude infine il candidato.
- L’esercito? -
- Fucina di uomini. -
- Il rancio? -
- Ottimo e abbondante! -
- Giovanotto, le mie congratulazioni. Il posto è suo, - mormora il Presidente, per poi risprofondare nel sonno. Stavolta senza sogni.
Sssst, il Presidente sta riposando.
Tutti zitti e a casa.
Non disturbiamolo.

In foto: Alessio Pracanica

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