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Opinioni

Golpe è bello

travaglio marco c imagoeconomicadi Marco Travaglio
Ieri la libera stampa italiana ha stabilito un nuovo record mondiale: non c’era praticamente un titolo di prima pagina che dicesse la verità. Tutte fake news, tutte balle. Falso che il governo italiano, unico e isolato in Europa, si sia schierato con il dittatore venezuelano Nicolas Maduro contro il legittimo presidente Juan Guaidó (semplicemente ha auspicato libere elezioni senza riconoscere Guaidó, autoproclamatosi presidente con un colpo di Stato, così come Vaticano, Grecia, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Irlanda). Falso che l’Ue intenda chiedere all’Italia di “restituire” 1 miliardo (ma non erano 24?) in caso di no al Tav Torino-Lione (i fondi europei arrivano a lavori finiti, e qui per fortuna non sono mai iniziati). Falso che Paolo Borsellino sia stato ucciso per l’indagine del Ros “Mafia-appalti” archiviata dopo la sua morte (vecchia pista ridicolizzata da tutte le sentenze su via D’Amelio e da quella di primo grado sulla trattativa). E così via. Il caso Venezuela è emblematico, perché ricorda tristemente i precedenti dell’Iraq e della Libia. Ma, dal punto di vista del diritto internazionale, è ancora peggio perché Maduro è stato eletto presidente per ben due volte, mentre Gheddafi era salito al potere con un golpe militare nel lontano 1969 e Saddam Hussein nel 1979 grazie all’investitura del golpista Ahmed Hasan al-Bakr di cui era parente e vicepresidente.
È probabile che l’elezione e la rielezione di Maduro, sull’onda bolivariana del predecessore Hugo Chávez, siano viziate da brogli. È certo che molti oppositori sono stati esclusi dalle elezioni e repressi in piazza (come del resto dal regime putiniano in Russia, di cui né gli Usa né l’Ue si sognano di contestare la legittimità). Ed è assodato che Maduro governa come peggio non si potrebbe, affamando il suo popolo (complice l’embargo), provocando un esodo biblico di profughi, emarginando il Parlamento e terrorizzando i dissidenti. Ma lo faceva già quando fu ricevuto da Napolitano nell’estate 2013 (governo Letta, sostenuto da Pd, FI e centristi montiani) e da altri capi di Stato occidentali, così come il predecessore Chávez (B. gli presentò la squadra del Milan e gli passò al telefono la connazionale Aida Yespica, che lui diversamente da B. non sapeva chi fosse): ma nessun attuale anti-madurista trovò da obiettare. Se il cosiddetto “mondo libero” dovesse rovesciare tutti i regimi che fanno le stesse cose di Maduro, non gli basterebbero cento guerre e cent’anni. E auspicare elezioni libere sotto controllo internazionale non significa riconoscere Guaidó. Che alla presidenza non s’è mai neppure candidato.
È un semplice parlamentare da poco divenuto presidente di turno dell’Assemblea Nazionale. E, di punto in bianco, si è proclamato presidente della Repubblica. Come se Fico o la Casellati impazzissero e tentassero di sloggiare Mattarella dal Quirinale. Per quanto democraticamente opinabile, il Venezuela ha una Costituzione. E Guaidó l’ha violata: l’articolo 233 stabilisce che “il presidente dell’Assemblea Nazionale svolge funzioni di presidente della Repubblica” solo “quando si realizza una causa di impedimento permanente del Presidente eletto prima che questi abbia preso possesso dell’incarico”, in attesa di “una nuova elezione a suffragio universale”. E le “cause di impedimento permanente” sono “la morte, la rinuncia o la destituzione decretata con sentenza dal Tribunale Supremo di Giustizia; l’incapacità fisica o mentale permanente accertata da una commissione medica designata dal Tribunale Supremo di Giustizia e con l’approvazione dell’Assemblea Nazionale; l’abbandono dell’incarico”. Nulla di tutto questo è accaduto per Maduro, dunque Guaidó è un golpista. L’hanno ammesso implicitamente i governi europei, appellandosi proprio a Maduro per nuove elezioni prima di decidere che il vero presidente è Guaidó. Decisione gravissima, assunta dagli Usa e da 30 Paesi alleati, fra cui 10 dell’Ue trascinati dalla Spagna di Sánchez in fregola neocoloniale. Gravissima per due motivi. 1) Il disprezzo per la Costituzione venezuelana e per la legalità internazionale squalifica vieppiù il sedicente “mondo libero”, già sputtanato dalle guerre illegittime in Afghanistan, in Iraq e in Libia. 2) L’union sacrée tra gli “amerikani” e i loro camerieri europei è un regalo insperato per Maduro, che ora fa leva sul nazionalismo del suo popolo e di tutta l’America Latina, si appoggia vieppiù sulla Russia e sulla Cina, ed esce rafforzato agli occhi del vero arbitro della partita: l’esercito.
E l’Italia? Ha 150 mila connazionali da tutelare da una possibile guerra civile. Come scrive Franco Venturini sul Corriere, “il governo gialloverde potrebbe aver azzeccato, involontariamente, una rotta indovinata”. Che non è il sostegno a Maduro, come scrivono i soliti falsari al seguito dei due Matteo, Renzi&Salvini. La nota di Palazzo Chigi è chiara: “Si ricorda che l’Italia non ha mai riconosciuto le elezioni del maggio 2018 e ribadisce la necessità di nuove elezioni presidenziali quanto prima”. E al Parlamento europeo, non solo i 5Stelle ma anche i leghisti si sono astenuti sul riconoscimento di Guaidó, mentre popolari e socialisti votavano a favore e la sinistra Gue e parte dei Verdi contro. Il governo Conte non sta né col dittatore né col golpista, né dunque con l’insolitamente incauto Mattarella, spalmato sulla demenziale linea Washington-Bruxelles. Solo una posizione terza può ottenere nuove elezioni, possibilmente vigilate, e un programma di aiuti al popolo stremato, sulla linea indicata anche dalla rediviva Mogherini per il vertice di giovedì a Montevideo. Lì si spera che nessuno legga i giornali italiani. Sennò gli osservatori dell’Onu, anziché per il Venezuela, prendono il primo volo per l’Italia.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica

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