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Opinioni

Cutrò: ''Senza protezione io e la mia famiglia viviamo in uno stato di tensione''

cutro ignazio 2018 c massimo gugliucciellodi AMDuemila
La lettera inviata al Prefetto di Agrigento e al comandante della stazione dei Carabinieri di Bivona


A Sua Eccellenza

Il Prefetto di Agrigento

Ill.mo Sig.

Comandante della stazione

dei Carabinieri di Bivona (AG)

ESPOSTO

 

CUTRO’ IGNAZIO, nato a Bivona (AG) il 02/03/1967, già titolare dell’omonima ditta corrente nella C.da San Leonardo, sn codice fiscale CTRGNZ67C02A089C,

ESPONE

Cutrò Ignazio, per numerosi anni, ha operato nel settore movimento terra ereditando la professionalità e la competenza del proprio genitore, Cutrò Giuseppe, che già operava nel medesimo ambito.

Dalla fine degli anni ’90 l’azienda si è inserita nel settore edilizio e stradale, concorrendo e talvolta aggiudicandosi anche commesse per la realizzazione di opere pubbliche.

Fino al 2008 l’azienda di Cutrò presentava una situazione economico-finanziaria solida pur essendo stata gravemente compromessa dalle intimidazioni di matrice mafiose subite nel tempo. Ed invero, nell’arco temporale di quasi un decennio, l’azienda subiva una serie di attentati ai quali l’imprenditore reagiva con coraggio iniziando un percorso di denunce e collaborazione con le forze dell’ordine. In tale solco l’esponente, preferendo rimanere nel suo territorio, si è fatto promotore dell’Associazione Antiracket Libere Terre e dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia che non hanno fini di lucro e sono state costituite alla luce dei seguenti presupposti: la consapevolezza che il racket delle estorsioni ha assunto uno sviluppo tale, in tutta la provincia di Agrigento, da porre in serio pericolo l’ordinata convivenza civile, lo sviluppo delle attività economiche e professionali, la sicurezza dei cittadini.

La convinzione che tale fenomeno presenta ormai dimensioni di massa di grandissimo rilievo che coinvolgono, quali vittime, numerosi operatori economici e commerciali, professionisti e semplici cittadini, la certezza che in questo panorama sia un irrinunciabile obbligo civico e morale da parte delle vittime, quello di presentare denuncia alle Autorità giudiziarie e di polizia.

La consapevolezza che esiste già nella realtà della provincia agrigentina la volontà di reagire denunciando qualsiasi tentativo di violenza o minaccia posta in essere per la consumazione di tale illecito.

Nella duplice veste di testimone di giustizia e Presidente delle Associazioni citate ha promosso e sostenuto la legge regionale 22/2014 e il DECRETO 18 dicembre 2014, n. 204, Regolamento in materia di assunzione dei testimoni di giustizia in una pubblica amministrazione, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettere a) e b) del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125 emesso dal Ministero dell'Interno.

In ultimo è stato richiesto dalla Commissione Antimafia per delle osservazioni sul provvedimento C. 3500 (Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia).

La vicenda Cutrò, dunque, presenta dei caratteri peculiari sulle quali non può sottacersi.

La sua vita e quella dei suoi familiari è stata sconvolta perché, in ossequio al dovere di cittadinanza, ha testimoniato e subito le conseguenze della propria scelta.

Cutrò ha deciso di non lasciare la sua terra e non cambiare identità continuando a vivere nei luoghi dove sono avvenuti i fatti che ha denunciato. Da testimone di giustizia è divenuto un simbolo ed un esempio per chi sceglie di stare dalla parte della legalità.

Con delibera adottata dalla Commissione Centrale ex art.10 L. 82/91 del 2.12.2010, notificata all'interessato il 20.10.2016 dai NOP -Sicilia occidentale-, veniva comunicata all’odierno esponente la mancata proroga delle speciali misure di protezione deliberata in data 15.11.2011 in favore dello stesso e del suo nucleo familiare

Ebbene, è accaduto che in data 08.07.2018, intorno alle ore 21,30, mentre l’odierno esponente si trovava nella tavernetta di casa, unitamente alla moglie Adrignolo Giuseppina ed alla figlia Veronica Aurora, ha sentito dei rumori provenire da una baracca che insiste a poca distanza dalla propria abitazione, come dei pugni sferrati sulla lamiera in guisa da forzare l’apertura. Allertato dai rumori il sig. Cutrò urlava in direzione della baracca e notava un’ombra fuggire mentre la di lui moglie telefonava alla locale Stazione die Carabinieri.

Poche settimane dopo, il 20.07.2018, intorno alle ore 22,30 mentre i coniugi Cutrò cenavano con degli ospiti - uno dei quali, appartenente alle FF.OO in pensione - nella medesima depandance udivano un fischio provenire dal terreno circostante, dopo pochi secondi un secondo fischio a distanza di circa dieci metri dal primo, e si precipitavano a chiamare i Carabinieri che intervenivano dopo circa venti minuti senza notare nulla di anomalo.

Rilevato che l’assenza di qualsivoglia protezione espone l’odierno ricorrente ed i propri familiari al pericolo e che gli episodi sopra evidenziati li costringe a vivere in uno stato di forte tensione ed allarme, tanto si rassegna alle SS. VV. affinchè, ognuno per le proprie competenze, adotti tempestivamente i provvedimenti ritenuti più idonei a tutela della persona dell’esponente e della propria famiglia.

Bivona lì 30 luglio 2018

Foto © Massimo Gugliucciello

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