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Opinioni

La politica senza memoria

tranfaglia nicola web15di Nicola Tranfaglia
La politica senza memoria è il titolo che spiega meglio le reazioni delle forze politiche tra ieri ed oggi di fronte al discorso sintetico e preciso, anche se pronunciato con una voce ferma e per certi aspetti monotona (qualcuno lo ha trovato privo di vivacità ma forse esagera) di Sergio Mattarella. Il Presidente della Repubblica sta per terminare il terzo anno di vita nel Colle più alto del suo impegno in una repubblica difficile come quella in cui da più di un settantennio viviamo. Ora, dopo una legislatura che ha visto l'ascesa ma anche il tramonto di un giovane leader come Matteo Renzi, ora il Quirinale è di nuovo il baricentro politico-istituzionale del sistema. Lo era già stato in passato, ora lo è di nuovo perché, in questo anno elettorale appena iniziato, passeranno di lì tutte le scelte cruciali durante una navigazione che forse sarà solo difficile ma che potrebbe diventare drammatica. Mattarella ha chiesto ai partiti concretezza e realismo e soprattutto ha richiamato ancora una volta il passato senza il quale non è possibile ricostruire il futuro. Qualcuno vi ha letto un riferimento al movimento di Grillo, che in effetti è emerso da pochi anni come dal nulla, ma non ci sono dubbi che il Capo dello Stato si rivolgesse all'intero spettro della politica senza memoria.
In fondo è la caratteristica di questa strana seconda repubblica priva di vere radici.
Il "rottamatore" Renzi è il palese simbolo dell'indifferenza verso il passato che è il più grave errore in un Paese come  il nostro. E Berlusconi, che nel 2017 (o meglio 2018) ripete temi e slogan di 24 anni fa, cosa è se non l'esempio vivente di un tempo cristallizzato, come sugli schermi televisivi, in un fittizio presente?
Ma si potrebbe continuare. Abbiamo Salvini che rottama Bossi e la storia della Lega Nord - comunque la si voglia giudicare - sostituendola con il culto di se stesso e l'imitazione di modelli stranieri da Marine Le Pen a Orban. Giorgia Meloni che rimette la fiamma nel simbolo di Fratelli d'Italia ma non cancella l'impressione che si tratti di un mero manierismo per raccogliere il voto di qualche anziano.
Persino Liberi e Uguali, nel momento in cui dice di ispirarsi all'identità storica della sinistra, ricorre a un ex magistrato come Pietro Grasso per rendersi più visibile.
Forse non è un caso che Mattarella ha citato il valore della Costituzione repubblicana come la cornice più idonea per puntellare una politica smarrita dopo il referendum del dicembre 2016 respinto dalla maggioranza degli italiani che non vollero mettere in discussione il titolo V della Carta.

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