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Opinioni

Anaam: ''Chi chiede verità sull'omicidio Manca non è pazzo''

armeli iapichino luciano 500Lettera aperta
di Luciano Armeli Iapichino

Questa missiva è rivolta a chi si occupa ancora e/o vorrà farlo in maniera scrupolosa della vicenda dell’urologo siciliano, Dott. Attilio Manca;

a chi se n’è già occupato e ha archiviato il caso marchiando il defunto alla stregua di un tossicodipendente occasionale, “abile” a inocularsi un mix inusuale di eroina e tranquillanti nell’avambraccio sx – essendo un mancino radicale – in un giorno di ordinaria follia, di impegni professionali e appuntamenti con “pazienti, maestri di vita e luminari”, quali, ad esempio, il Dott. Ronzoni;

a chi, nell’ambito giurisprudenziale ha sentito il dovere in questi giorni di correre “stranamente” in soccorso e con un inusuale tempismo in difesa delle motivazioni a corredo della sentenza di archiviazione del caso Manca, sancita dalla Procura della Repubblica di Viterbo;

a chi ha sottoscritto “in scienza e coscienza?” referti autoptici, esami tricologici, DNA, verbali e quant’altro sia confluito nel fascicolo “Manca”;

a chi, pentito di “secondo grado” – perché la fiscalità tassonomica del pentitismo in campo giurisprudenziale, di questi tempi, pare essere cosa sacra, indiscutibile e insindacabile, per carità divina, oltre ogni illogico sillogismo e antitesi fin troppo evidente  –  nel corso di questi lunghissimi anni, a torto o a ragione, ha di contro associato la morte di Attilio Manca a questioni di mafia e, precisamente, alla latitanza, alle coperture della stessa e all’operazione alla prostata del boss Bernardo Provenzano;

a chi, e sono in tanti in questa nazione martirizzata, crede che il processo Manca abbia, per le modalità di conduzione, a prescindere dall’oggettività storica dei fatti, umiliato e dissacrato le norme fondamentali del Diritto e il fine ultimo di quella dimensione inviolabile chiamata “Giustizia”, ovvero la ricerca della verità;

a chi, per tanto tempo ha montato e diretto la macchina del fango avverso l’onorabilità e la dignità di Attilio Manca, deformando o, addirittura, tentando di depistare il corso degli eventi con pseudo verità e menzogne imbarazzanti per chi le ha professate e, soprattutto, per chi non le ha verificate scrupolosamente perché tentato dal suffragare, nel modo più celere possibile, l’unica pista seguita sin dall’origine, senza valutarne altre;

a chi, all’interno della Commissione Parlamentare Antimafia, ha avuto la possibilità di cogliere, con evidenza e sconcerto, l’imbarazzo di chi ha messo in essere un modus operandi nel fare indagine talmente lacunoso da essere bollato come “sciatterie giudiziarie”;

a chi oggi si trova, forse, nella condizione di non poter più rimediare a quello che – almeno per il caso Manca – sembra essere un grande “pasticcio” o forse “disastro” della magistratura italiana, consapevole che l’intelligenza di una nazione è stata vilipesa e che incombe il rischio concreto di essere associato come ultimo e sfortunato complice, esclusivamente magari per questioni di competenza territoriale.

manca attilio web 00Che siano chiare alcune cose: nessuno – familiari, amici, colleghi, conoscenti di Attilio Manca – ha preteso pietà o semplice consolazione per la mancata rassegnazione alla dipartita del giovane medico. Nessuno! La “battaglia” legale, perché di battaglia, purtroppo, si parla, portata avanti dai familiari e da quanti hanno sin da subito subodorato “strane cose”, molte in verità, in questa allucinante vicenda, è stata condotta solo ed esclusivamente per amore della verità e nel rispetto di una Giustizia che avrebbe dovuto, come in tutti i Paesi definiti civili di questo mondo, palesarsi autentica, chiara e trasparente, senza tentennamento alcuno, colpi di scena, imbarazzi, accidie, superficialità.
Qui nessuno è pazzo! Né i familiari sono pazzi!!
Né un esercito di cittadini onesti firmatari e non dell’appello per non chiudere definitivamente il caso e intellettuali sono pazzi!!!
Se adesso l’imbarazzo, parola oramai ricorrente in questa storia, che ha investito tanti operatori di giustizia e non solo, serpeggia nella consapevolezza di molti e lungo i confini di questa penisola, non è certo additabile alla pazzia o alle congetture dei familiari o di chi con Attilio Manca ha lavorato per anni, fianco a fianco, come collega e paramedico professionista.
L’imbarazzo non è e non può essere un problema della Giustizia! L’imbarazzo è di chi agisce fuori dal rispetto delle regole. E le regole, pare, siano state violate: un’indagine non può essere tenuta allo stato embrionale per lunghissimo tempo – esempio le analisi sulle siringhe – e poi chiudere in d’un tratto ciò che per lustri è rimasto fermo, con tanto di estromissione dei familiari dalla costituzione di parte civile. Un’offesa all’intelligenza pensante di questa nazione. La sensazione è stata che a pasticcio, si sia ottemperato con altro pasticcio e via via sino all’edificazione dell’imbarazzo.
Si poteva e ancora si può perseguire la tesi di un omicidio e le foto lo dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio, a prescindere all’individuazione o non degli esecutori materiali. Lo si deve alla Giustizia in primis, e poi ad Attilio Manca, ragazzo integerrimo che ha semplicemente cavalcato con grande sacrificio la bellezza del sapere umano.
Sino adesso tutto è stato archiviato. Che la Procura nazionale antimafia di Roma, almeno quella, abbia un sussulto di dignità.
Se così non fosse, allora drogateci tutti!!!! O magari, dopo l’avvocato, denunciateci tutti!

Il segretario ANAAM
Luciano Armeli Iapichino

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