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Opinioni

Quelle pressioni sulla libertà di stampa

liberta di stampaPotere politico e criminalità organizzata e mafiosa penalizzano il nostro Paese (e non solo)
di Nicola Tranfaglia
L’Istituto americano Freedom House che ogni anno stila la classifica della libertà di stampa e più in generale di informazione sul nostro pianeta è scesa tra la fine dell’anno scorso e questo che stiamo vivendo al suo livello più basso. Le pressioni del potere politico, della criminalità organizzata e mafiosa, gli attacchi dei terrorismi hanno cercato di ridurre al silenzio e - quando non ci sono riusciti - di cooptare a sè i media, facendone degli alleati forzati. “Le forze contro la libertà di stampa - scrive Jennifer Dunham, direttore per la ricerca sulla libertà di stampa nel rapporto del 2016 - sono state più forti in Medio Oriente e in Turchia dove i governi e i gruppi fondamentalisti hanno messo sotto pressione giornalisti e media al fine di farli schierare, in una sorta di noi contro di noi, creando un clima illiberale e attaccando coloro che hanno rifiutato di farsi intimidire.

La libertà dei media non è diminuita solo in paesi tradizionalmente repressivi ma anche in Europa.
I giornalisti in gran parte di Europa hanno dovuto lottare con le nuove minacce portate avanti dai terroristi così come l’incremento dei metodi di sorveglianza e l’introduzione di nuove leggi di sicurezza che potrebbero ostacolare il loro lavoro. I leader politici in Polonia, Serbia e altri Paesi hanno instaurato un maggior controllo sui media nazionale. In Cina la censura delle notizie e su Internet su contenuti relativi al sistema finanziario e l’inquinamento ambientale è aumentata. Giornalisti professionisti ad Hong Kong sono stati arrestati, imprigionati e costretti a fare confessioni televisive,il che rappresenta un nuovo modello inquietante di repressione.”
Nonostante le numerose minacce di repressione a cominciare i giornalisti del collettivo Raqqa, scampati ai terroristi dell’Isis, che documentano quotidianamente le violazioni dei diritti da parte dei fondamentalisti islamici; o come i giornalisti investivi in Messico, Brasile e Colombia o infine i giornalisti che in Cina ignorano le direttive del governo dittatoriale.

Nel mondo solo il 13 per cento gode di una libera stampa dove la copertura delle notizie politiche è soddisfacente, la sicurezza dei giornalisti è garantita, l’intrusione dello Stato negli affari dei media è minima e la stampa (o la televisione) non è soggetta a forti pressioni giuridiche o economiche.
Il 41% del pianeta ha una informazione parzialmente libera ma il 46% vive in paesi senza media liberi. Tra gli Stati che hanno subito la maggiore contrazione di libertà negli ultimi anni ci sono il Blangadesh (-7 punti), la Turchia (-6), il Burundi (-6), la Francia (-5), la Serbia (-5), lo Yemen (-5), l’Egitto (-4), la Macedonia (-4), lo Zimbawe (-4).

L’Italia presenta una situazione di chiaroscuro. Mentre per i diritti politici e le libertà civili il tasso legislativo di godimento è pieno e così la libertà su Internet, quella della stampa è catalogata solo “parzialmente libera”. Siamo all’89 posto nella classifica aggregata e al 31mo posto nella classifica speciale subito dopo la Spagna e la Romania. Nella classifica mondiale del sistema siamo al 63mo posto. Una conferma rispetto alla classifica di Reportes sans Frontieres che il 12 febbraio scorso ci aveva classificato al 73 mo posto tra la Moldavia e il Nicaragua dopo una discesa di 24 posti rispetto all’anno precedente.

Secondo il rapporto americano di Freedom House sono sei le cause principali che hanno determinato il peggioramento dello Stato di diritto sull’intero pianeta al di là delle cause specifiche proprie di ogni Stato. Le elenchiamo: la corruzione, i crimini sull’ambiente, i contrasti di religione, le sovranità territoriali contese, i reati di lesa maestà e di sistemi autoritari come quello turco di Erdogan e quello egiziano di Al Sisi.

Tratto da: articolo21.org

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