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Opinioni

''La Mafia nigeriana offre servizi e lavora per le nostre mafie''

di Karim El Sadi
Intervista a Sergio Nazzaro, autore del libro “Mafia nigeriana. La prima indagine della squadra antitratta”

Violenza, droga, prostituzione, animismo. Sono solo alcuni dei caratteri somatici di una mafia, quella nigeriana, che a spallate si è presa un certo spazio nel territorio italiano. Un'ascesa che si è sviluppata nell'ultimo decennio. Descritta dall’ex procuratore antimafia Franco Roberti come una delle “più pericolose, aggressive e pervasive tra le mafie transnazionali”, questa organizzazione ha attirato sempre più le attenzioni di magistrati e forze dell’ordine. Una realtà criminale che evolve con estrema rapidità assumendo anche quei contorni tipici delle mafie storiche italiane, spesso prendendo in incarico quelle attività illecite di periferia che ormai ‘Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra hanno in parte parte abbandonato per poter puntare più in alto.
Il dato emerge dalle inchieste più recenti come quella di ieri, condotta dalla Dda di Bari, nella quale sono stati accertati dagli inquirenti i classici metodi mafiosi posti in essere dalle compagini criminali nigeriane “Maphyte” e “Eiye”. Anche di questo abbiamo parlato con Sergio Nazzaro, giornalista e autore del libro “Mafia nigeriana. La prima indagine della squadra antitratta”.

Nel 2012 una cittadina nigeriana si fa coraggio e decide di denunciare due suoi connazionali. Da lì si sono mossi gli investigatori che nel dicembre di quell’anno hanno dato il via all’operazione ‘Athenaeum', condotta dalla Squadra Antitratta della polizia locale di Torino. Per quale motivo è così importante quell’operazione? Cosa si è scoperto?
Questa operazione è importante perché è una delle principali realizzate contro la mafia nigeriana ed è condotta dalla Stat, la squadra anti tratta, l’unica del suo genere in Italia, nata dall’intuizione del comandante dei vigili urbani di Torino di creare una vera e propria task force dedita alla tratta di esseri umani. E’ importante inoltre perché da questa inchiesta già, con tutte queste specifiche, tirando un solo filo che è quello di questa ragazza di nome Madame che ha denunciato i suoi connazionali, è venuta fuori la scoperta dei ‘Maphyte’, ovvero uno dei gruppi mafiosi nigeriani più pericolosi e meno conosciuti. E’ mafia perché vengono condannati in 44 in primo e secondo grado, quindi i presupposti del 416bis sono stati confermati e tante volte questo non accade in quanto in Italia si pensa che qualsiasi cosa che fanno i nigeriani sia mafia. E’ importante questa operazione in ultima analisi perché viene accertato un intero meeting internazionale dove partecipa il vice don mondiale e viene svolto in Italia. L’operazione ‘Athenaeum’ dimostra due cose fondamentalmente. La prima che queste mafie sono radicate nel territorio e soprattutto nelle periferie. La seconda è la sua vulnerabilità. Per combatterla non servono militari o operazioni speciali, serve intelligence. Questa squadra anti tratta ha intercettato mezzo milione di telefonate smantellando un intero gruppo criminale e ricostruendone le operazioni senza sparare un colpo.

mafia nigeriana arresti

Spesso quando si sente parlare di mafia nigeriana le malelingue la collegano ai flussi migratori. Quasi come se fossero direttamente proporzionali. Più migranti uguale a più malviventi stranieri. E’ realmente così?

E’ una discussione delicata e vanno chiariti dei punti. Di certo c’è che la mafia nigeriana controlla i flussi migratori in Africa. I libici danno solo un servizio nella parte finale, chi controlla le rotte sono i nigeriani, è la criminalità e/o mafia nigeriana che la controlla. Poi se vogliamo trovare un paragone lo possiamo fare proprio con le nostre mafie. Siamo stati migranti anche noi in Canada, Stati Uniti e Sud America. Tra le tante cose abbiamo esportato oltre alla qualità e ai lavoratori anche la criminalità. Cosa nostra nasce in America non per altro, perché ci siamo andati noi. E’ ovvio che i flussi migratori possono anche portare in piccola percentuale manodopera per la criminalità.

Ma come operano?
I boss nigeriani si muovono esattamente come quelli italiani, sono diffusi nei quattro angoli del pianeta come lo siamo anche noi. Non per altro, abbiamo infiltrazioni di gruppi di Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta che spacciano nei quattro angoli del globo partendo dall’Australia al Sud America. Queste persone non arrivano con i barconi ma con gli aerei o il treno e hanno le loro attività. Basti vedere una delle ultime operazione fatta a Perugia con 150 arresti, che non è certo mafia ma collegamenti ad essa. La verità è che noi abbiamo una richiesta così alta di droga che diventa un mercato in cui tutti, bianchi, neri, gialli hanno da guadagnarci.

Tra l’altro il numero due della mafia nigeriana è venuto in Italia da Londra e non dall’Africa
Esattamente, questo fa capire la loro grande fluidità e mobilità sotto questo punto di vista. In un’ampia intercettazione che io riporto in maniera completa all’interno del libro c’è anche un dato di fatto molto importante da sottolineare. Ovvero quando il vice don (la seconda carica per importanza all’interno della gerarchia mafiosa nigeriana, ndr) afferma di non volere fare il mafioso a vita, ma diventare commissario di polizia, governatore o deputato. Questo perché la forza di questa mafia risiede in Nigeria ovviamente. In Italia la mafia nigeriana lavora per le mafie italiane. Loro hanno preso in incarico i crimini che destano allarme sociale, la loro forza però è in Nigeria. Un Paese che le cronache ci descrivono come uno Stato di profonda corruzione, (non tutto ovviamente) di legami anche criminali, dove la povertà è terribile ed è presente lo sfruttamento di risorse da parte di paesi esteri. Quindi questo crea quei legami fortissimi.

Quindi questi mafiosi rispondono a qualcuno che non si trova in Italia?
Sì, ogni gruppo risponde alla propria casa madre in Nigeria dove il livello di conflitto è altissimo e l’omicidio è una pratica quotidiana.

Connivenza o contrasto, qual è il rapporto con le mafie italiane?
Dipende, a volte si combattono, a volte sono alleati e altre semplicemente non si ignorano. Di certo c’è che loro sanno di essere una mafia ospite qui in Italia, inoltre noi siamo grossisti del malaffare ormai, il dettaglio lo curano gli altri perché pericoloso, i carichi di droga infatti sono pieno appalto della ‘ndrangheta. La questione è che loro pagano sia per gli spazi che per la vendita di droga e i nigeriani danno sempre una tangente, il pizzo, alle nostre mafie. Questo è poco ma sicuro. Non c’è mafia in Italia che possa operare senza il consenso delle mafie italiane, altrimenti si cade nell’assurdo. Quando è stato detto che le mafie africane stanno scalzando le nostre è una follia, di certo c’è però che nelle periferie del nord ad esempio diventano sempre più forti. Perché le mafie nostranr sono ormai finanziare, non si sporcano le mani, hanno il controllo della finanza, della costruzione, degli appalti pubblici e del gioco d’azzardo. Non vedo perché debbano sporcarsi le mani nelle periferie con lo spaccio al dettaglio. Questo avviene semplicemente e soltanto a Napoli, per esempio, ma perché lo spaccio al dettaglio a Napoli è una forma di welfare estesa per tutta la città, e infatti nelle periferie ricompare la manovalanza della mafia nigeriana, Castel Volturno è l’esempio principale. Quindi la gestione è sempre e soltanto italiana.

mafia nigeriana 610

E tra di loro come convivono i vari clan nigeriani?
Ultimamente ho ascoltato le dichiarazioni che faceva il procuratore Cafiero De Raho, persona straordinaria sotto il punto di vista umano e professionale, che diceva che si muovono come un unico corpo. E’ chiaro che come vai all’estero tutti gli stranieri si muovono come un unico corpo, come la comunità italiana ma non per altro, però, gli scontri tra mafiosi nelle varie parti del mondo ci sono sempre. Per la mia conoscenza i gruppi vivono e si muovono interdipendenti tra di loro, poi fanno anche affari. Ma per esempio, scendendo nello specifico, i “Mephyte” lo proibivano in maniera netta di fare affari con altri gruppi di criminalità nigeriana, perché dovevano rimanere al loro interno o dovevano essere assolutamente autorizzati. Ogni gruppo poi cerca di essere il più potente e gli scontri tra di loro sono all’ordine del giorno quasi. Anche nell’inchiesta “Athenaeum”, così come in altre, ci sono diversi scontri tra le varie organizzazioni. Ci sono anche sacche di collaborazione, ma fondamentalmente come i nostri clan che poi è vero che sono uniti nella matrice mafiosa ma poi ognuno combatte per il proprio territorio.

Prima ha fatto riferimento a Castel Volturno. Una città deserto fatta di case diroccate e palazzi di cemento. Quanto è forte in questi luoghi la presenza dei Cults (gruppi criminali di origine nigeriana)?
Per prima cosa credo debba essere ricordato che Castel Volturno è una cittadina che è stata saccheggiata dall’uomo bianco. Perché quando c’è stata la speculazione edilizia abbiamo devastato un territorio come mai accaduto prima. Abbiamo costruito 70mila appartamenti di cui la maggior parte totalmente abusivi, abbiamo depredato il demanio pubblico, la Camorra ha eroso la costa infettandola di rifiuti tossici e poi oggi pensiamo che la colpa del degrado è dei migranti. Quando abbiamo creato questo deserto urbanistico-sociale i nigeriani si sono insediati in quei luoghi.
I migranti, va sottolineato, non sono occupanti abusivi delle case abbandonate su quel litorale, perché l’uomo bianco ancora una volta ci guadagna e si fa pagare comunque gli affitti in nero.
Castel Volturno è l’unica città italiana a maggioranza nera in Italia perché abbiamo 20mila castellani, circa 8mila immigrati residenti regolari e probabilmente più del doppio assolutamente invisibili.
La domanda da porsi è: perché non è come Londra? Perché non abbiamo un lungomare di Castel Volturno pieno di ristoranti africani oltre a quelli italiani?
Il motivo è che sembra essere di fronte ad un esperimento sociale di abbandono. E questo avviene da parte di tutti. E’ una cittadina che avrebbe bisogno di un intervento straordinario. Tuttavia davanti a tanta devastazione c’è stata una reazione. Abbiamo avuto amministrazioni, un commissariato di polizia, la caserma dell’Arma che sono probabilmente la punta d’eccellenza, abbiamo dei presidi sanitari. C’è stata una risposta anche sul livello di beni confiscati, abbiamo ad esempio la “Casa di Alice” che produce moda italiana con stoffe africane.

castelvolturno esercito

Uomini dell'esercito a Castel Volturno


Quest’anno a Palermo la criminalità nigeriana ha dovuto fare i conti con i primi pentiti che hanno fatto scattare gli arresti dei loro ex compagni di crimine. Uno di loro, Emeka Don
(il primo collaboratore di giustizia che ha testimoniato contro la cosiddetta 'Black Axe') è stato trovato morto in circostanze poco chiare, come sostengono alcuni suoi connazionali. Lei che opinione si è fatto a riguardo?

Iniziano ad esserci persone che pensano che è più importante collaborare con lo Stato. Per quanto riguarda l’operazione di Palermo contro la Black Axe in tribunale è stata in parte smontata perché 4 nigeriani sono stati assolti e scarcerati. Questo perché tante volte si parte col presupposto di 416bis, si parla di mafia nigeriana, ma non si hanno degli elementi concreti che possano essere tenuti saldi all’interno di un processo.
Ad esempio la procura di Perugia, che ha compiuto 150 arresti, ha tenuto a sottolineare che non si parlava di mafia, ma di criminalità nonostante si trattasse di un giro di spacciatori imponente, ma erano criminali.
Per quanto concerne la morte di questa persona sta alla magistratura e alle forze dell’ordine comprendere se si tratta di una morte naturale oppure no. Ma nell’analisi dei fenomeni io dico sempre che bisogna rimanere estremamente saldi, con i piedi a terra, e non creare teorie del complotto.

Il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho ha affermato nei giorni scorsi che quella nigeriana è l’organizzazione criminale più potente in Italia. Secondo lei qual è la direzione che sta prendendo questo fenomeno criminale?mafia igeriana prima inchiesta antitratta
I segnali non promettono bene. In Italia stiamo vivendo un momento difficile per l’antimafia. Penso alle varie sentenze sia della CEDU che della Corte Costituzionale, manca una determinata attenzione dell’antimafia, si celebra troppo un’antimafia di facciata ma questo è il mio personale punto di vista.
Per quanto riguarda l’analisi e lo studio di questa mafia è chiaro che noi abbiamo di fronte un problema: la mafia nigeriana è potente soprattutto per i numeri.
La Nigeria è la nazione più popolosa dell’Africa con 200 milioni di abitanti, quindi se non si stabilisce in quella società una ricchezza diffusa nella classe media e che non venga più depredata, abbiamo sempre il rischio di un’alta possibilità di manovalanza di gente pronta a cadere nelle braccia del crimine. E se cominciamo a renderci conto di questi numeri imponenti allora iniziamo a renderci conto della gravità del fenomeno.

Va fatta anche un'analisi culturale dunque?
Il mercato che loro alimentano è una domanda dell’uomo bianco di droga e prostituzione. Perché questo è il vero punto, la mafia africana non vive su sé stessa ma fornisce dei servizi all’uomo bianco che li richiede. Quindi serve una reale azione di contrasto in primis come è successo a Torino dove la Sat ha inferto colpi su colpi alla mafia nigeriana e in un’intercettazione contenuta nel mio libro i mafiosi dicono che a Torino non possono più andare perché per la Sat ha fatto terra bruciata intorno a loro. Inoltre serve che le nostre forze dell’ordine creino una task force permanente contro queste organizzazioni criminali, dovremmo avere continui interscambi con le autorità africane e dovremmo avere una seconda generazione di poliziotti di origini africane. L’FBI ad esempio è una delle forze di intelligence più interrazziali al mondo per questo motivo riesce ad essere così efficiente. Vanno usati questi poliziotti perché oltre a comprendere il linguaggio di quel tipo di organizzazione criminale straniera ne intuiscono anche la mentalità.

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