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Opinioni

Umani o mostri. E purtroppo sarà impossibile scendere in piazza per Carola

di Paolo Flores d’Arcais
Se quarantadue esseri umani, stremati, che hanno subito nella loro vita, talvolta ancora brevissima (ci sono anche bambini, infatti), sofferenze e orrori che nessuno di noi ha potuto conoscere neppure per una centesima parte, sono in mare di fronte alla vostra costa (vostra solo perché siete nati per caso nel territorio retrostante, e magari non avete fatto granché per le istituzioni democratiche che in esso dovrebbero vigere), e chiedono di sbarcare per essere rifocillati e curati, la reazione ovvia, umana, è di aiutarli a scenderli, e rifocillarli e curarli. Poi si vedrà. Poi entrerà in ballo l’azione politica, e le diverse soluzioni da adottare. Se invece la reazione non è questa, umanamente automatica, ma quella di respingerli nel mare stremati come sono, e magari chiedere di affondare la nave o augurarsi che “i negri” violentino il capitano della nave che è una giovane donna, siamo oltre il razzismo, siamo alla pura e semplice mostruosità.

Esseri umani o mostri, di questo si trattava. Punto
Il ministro degli Interni del governo italiano ha deciso dalla parte dei mostri. E tutto il governo con lui. E con loro milioni di cittadini italiani. Potrebbero essere anche la maggioranza. Ma se la mostruosità diventa sentire comune non cessa di essere mostruosità. Segnala solo che un problema di crisi della democrazia è andato assai oltre, è diventato un problema mostruoso da affrontare. Responsabili di aver lasciato lievitare questo problema fino alla dimensione del mostruoso sono tutti coloro che da ormai oltre un quarto di secolo hanno appoggiato o vellicato o non combattuto (“non bisogna demonizzare…”) IL REGIME che si andava costruendo attraverso maggioranze di governo successive ma mai tra loro antagoniste, regime che non ha mai provato ad affrontare la questione immigrazione in termini umani e razionali, imponendo che fosse questione europea, che non incistasse fino alla metastasi nelle forme dei ghetti, dove si sarebbe insediata la sharia, e mobilitando invece tutte le risorse materiali e culturali necessarie per farvi fronte, evitando la guerra tra ultimi e penultimi, allargando per questi, i cittadini italiani in difficoltà economica e sociale sempre crescente, il welfare, anziché farlo a pezzi, e reperendo i danari dove ci sono, a fiumi, nella grande evasione e nella corruzione (ogni anno l’equivalente di una decina di “manovre finanziarie lacrime e sangue”). Responsabili sono tutti coloro che non hanno voluto vedere il radicarsi del REGIME nelle istituzioni e poi nelle mentalità, governo dopo governo, compresi quelli che si dichiaravano “di sinistra” (o più pudicamente di “centro-sinistra), e che incrementavano con la loro azione l’abisso sempre più grande tra ricchi sempre più ricchi e ceti medi spinti alla povertà e poveri sempre più poveri. Regime che si è installato nei discorsi e nel trionfo del becero come cifra normale della discussione politica, a disprezzo di ogni argomento e residuo di razionalità. Lo spurgo psichico urlato anziché i valori della Costituzione più la logica (della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista: il negarlo, o anche il solo provarne fastidio, è parte degli spurghi di cui sopra).

Cosa fatta, capo ha, dice Machiavelli
Al punto che oggi risulta impossibile, di fronte alla disumanità conclamata, esibita, esaltata, santificata (i rosari, non dimentichiamo…), scendere in piazza in nome di quel grado minimo di umanità che viene prima della democrazia e che Kant riassumeva nella parola dignità, che a tutti gli appartenenti al genere Homo sapiens andrebbe riconosciuta in modo eguale. Risulta impossibile, benché per anni, almeno la prima decina di questo millennio, sia avvenuto costantemente, e per opporsi a politiche disgustose (il berlusconismo, l’inciucio) che l’attuale ferocia preparavano strutturalmente ma che a tale ferocia non erano arrivate, o almeno avevano l’ipocrisia di non vantare. Risulta impossibile, perché se proponi di scendere in piazza, per la libertà di Carola Rackete che le parole umanità e dignità ha messo in pratica, sai che ti troverai accanto ai politicanti che contro il governo Salvini salgono ipocritamente e strumentalmente sulle Sea Watch, dopo aver per decenni praticato la partitocrazia più spudorata, antefatto e crogiuolo della mostruosità di oggi. E tanto basta perché la mobilitazione popolare, che sarebbe sacrosanta e doverosa, fallisca, fornendo nuovi spurghi di vanteria e, ahimè, ulteriore forza, ai mostri. Ma non si può restare al “cosa fatta, capo ha”. La rassegnazione non è realismo. Ogni giorno, ogni minuto, bisogna che ciascuno nel suo piccolo e nel suo isolamento (perché questa oggi è la nostra condizione reale) faccia tutto quanto è nelle sue capacità, politiche, culturali, comunicative, di volontariato, perché al più presto la società civile degli umani, il partito diffuso e sommerso e in apparenza introvabile di chi sente giustizia-e-libertà e vuole combattere il potere di establishment di cui il governo Salvini (e dell’accucciato Di Maio) è invece diventato l’ultimo garante, possa tornare a manifestare in modo autonomo (rigorosamente ed esplicitamente senza i politicanti di una sedicente opposizione), nelle strade e nelle piazze, contro i mostri ma anche contro gli ipocriti e i politici quaquaraquà che quei mostri hanno nutrito, rinunciando per decenni all’unica politica degna della democrazia, quella dell’asintotica e intransigente eguaglianza.

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Tratto da: temi.repubblica.it

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