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Opinioni

Malta, paradiso fiscale nel Mediterraneo

valigetta soldi c imagoeconomicadi Nicola Tranfaglia
Malta - basta guardare l'atlante De Agostini per rendersene conto - è un’isola di 315,2 chilometri, con 434mila abitanti di cui il novantacinque per cento sono cattolici ed è situata tra la Sicilia e la Tunisia, di fronte alla Libia. Ex colonia britannica, indipendente dal 1864, il sistema elettorale è uninominale e la camera dei rappresentanti elegge il presidente della repubblica. Fa parte dell'Unione europea, delle Nazioni Unite, del Commonwealth, dell'EBrd e dell'organizzazione mondiale del Commercio WTO.
Ha un PD per abitante sopra i venticinquemila dollari, un risultato lusinghiero in termini economici. La moneta è dal 2009 l'euro. L'economia di Malta si basa essenzialmente su due settori: turismo e attività finanziaria. Inoltre esiste una industria nel settore farmaceutico, informatico, elettronico e degli strumenti di precisione.
Trovarsi tra la Sicilia, la Tunisia, e con la capitale della Libia, Tripoli, di fronte pone l'isola al centro di numerosi traffici commerciali. Come sempre avviene in questi casi, oltre ai traffici legali ci sono quelli illegali.
Il sistema fiscale di Malta, essendo un'economia che si basa sull'attività finanziaria è particolarmente vantaggioso per chi investe da fuori. La facoltà nelle aperture delle società maltesi è cosa risaputa. Tale facilità unita al sistema fiscale attirano ingenti investimenti sia leciti ma purtroppo anche in parte illeciti e legati ai gruppi criminali internazionali. Nel punteggio di segreteria presente nello studio financialsecrecvinder.com, Malta è al ventesimo posto con un indice del 61%. A Malta esiste una unica Forza di Polizia  dotata di una sezione di riciclaggio.
Nella relazione del primo semestre 2017 vi è un capitolo dedicato a Malta che afferma: "A Malta, grazie a un sistema fiscale privilegiato e a una normativa che consente la costituzione di società in termini estremamente rapidi, negli ultimi anni ha rappresentato uno hub finanziario in grado di attrarre cospicui investimenti anche da parte della criminalità organizzata italiana". Tra i settori di interesse quello delle notizie on line è risultato un  particolare sfruttato dalla ‘ndrangheta. Una conferma in questo senso si coglie proprio nel I semestre a seguito dell'operazione "Johnny" condotta in sinergia tra la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri, e la Guardia di Finanza. L'indagine  del mese di maggio ha interessato le province di Crotone, Catanzaro e Verona, facendo luce sugli interessi della cosca Arena nonchè delle ndrine di Borgia (CZ) e Vallefiorita (CZ) nella conduzione delle strutture di accoglienza per migranti e nella gestione delle scommesse on line. Un interesse che faceva capo ad una società facente sede a Malta. Come era già registrato a Malta, la vicinanza con il territorio nazionale maltese, ulteriormente favoriva la latitanza di soggetti appartenenti alle consorterie mafiose. Nel semestre preso in considerazione, la cooperazione di polizia con il collaterale di Malta,i cui rapporti vengono sviluppati per il tramite del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia è stata contraddistinta da uno scambio informativo riguardante soggetti giuridici ad un contesto di criminalità organizzata transnazionale.
La relazione della Dia nel secondo semestre del 2016 in relazione ai clan siciliani afferma già che "già nel precedente semestre sono stati segnalati importanti collegamenti tra gruppi vicini alla famiglia Santapaola Ercolano e il territorio maltese risultato inserito nel circuito del traffico di armi e utilizzato come luogo di latitanza. Anche nel periodo in esame si sono registrate connessioni tra criminali siciliani e l'isola in argomento. Nel mese di settembre, infatti, presso l'area portuale di Pozzallo (Ragusa) militari dell'Arma dei Carabinieri, e della Guardia di Finanza hanno tratto in arresto, in un'operazione congiunta, un pregiudicato e la figlia in attesa di imbarcarsi per Malta. I due avevano occultato nel bagagliaio dell'autovettura circa 20 chilogrammi di Hashish e 30 di marijuana".
In riferimento ai clan campani le forze dell'ordine affermano: "Il territorio maltese, complice anche la vicinanza geografica con l'Italia, proprio nel corso del semestre è emerso quale ulteriore luogo di rifugio per i camorristi latitanti. In data 17 ottobre 2016, dopo approfondite indagini tecniche, la D.I.A di Padova in collaborazione con la polizia maltese, ha individuato e tratto in arresto in località Mosta (Malta) una latitante contigua affiliata al clan dei casalesi, cui ha fatto seguito la cattura”.
La relazione della Dia nel primo semestre 2016 in relazione ai clan siciliani afferma che "interessanti collegamenti in riferimento ad un traffico d'armi riconducibile ad un noto esponente del clan Ceusi, collegato alla famiglia Santapaola-Ercolano". Gli accertamenti, condotti anche attraverso la cooperazione internazionale di polizia, hanno acclarato l'acquisto di una partita di armi modificate e inviate a Malta. In data 11 gennaio 2016 è stato estradato da quel paese all'Italia il reggente del clan Nardo (vicino ai Santapaola-Ercolano di Catania) latitante dal marzo 2009 e inserito nell'elenco dei latitanti pericolosi.
Per quanto riguarda i clan calabresi, la relazione si occupata della cosca Tegano di Reggio Calabria  che “attraverso società estere dislocate in Austria, Spagna, Romania, e nell'isola di Malta, avevano esercitato arbitrariamente l'attività di raccolta delle scommesse riciclando ingenti capitali illeciti”.

Fonte: Report su malta della Fondazione Caponnetto e Omcom

Foto © Imagoeconomica

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