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Opinioni

Le 60 leggi vergogna/2. Promemoria per chi ritiene B. un possibile alleato di governo

berlusconi silvio fumettoBreve elenco
di Marco Travaglio
Dal 1994 al 2011 Berlusconi nelle vesti di premier ha pensato quasi continuamente a una cosa: i suoi interessi. Dal decreto “salva-Rete4” al Lodo Alfano
Ieri, per rinfrescare la memoria a Eugenio Scalfari e ai tanti che giudicano quelli di B. tre governi normali e perlopiù innocui e pretendono di separare la politica dalla morale, abbiamo raccontato le prime 16 delle leggi vergogna varate in 9 anni dai tre esecutivi del Caimano: ne avevamo contate 57, invece sono 60 (quasi 7 all’anno, contando solo quelle pro-qualcuno). Oggi completiamo il quadro.
 
17. Legge anti-Csm (2002). Il ministro della Giustizia del governo Berlusconi II, Roberto Castelli, “riforma” il Csm riducendone i componenti e le competenze: l’organico passa da 30 a 24 membri (8 laici, cioè politici, e 16 togati). Una controriforma fatta apposta per far collassare l’organo di autogoverno dei giudici, svilirlo, ridurlo alla paralisi e al silenzio.
 
18. Ordinamento giudiziario (2005). Nel 2004 Castelli “riforma” pure l’ordinamento giudiziario per rendere le Procure sempre più controllabili da pochi capi e dalla Cassazione. Ma Ciampi respinge la legge perché “palesemente incostituzionale”. Il centrodestra la riapprova nel 2005 tale e quale, salvo lievissime modifiche. Si torna agli anni più bui della giustizia italiana: una carriera selettiva che imbriglia i magistrati in un’intricata rete di concorsi formalistici; una ristrutturazione verticistica e gerarchica delle procure, col capo dominus assoluto dell’azione penale e il “potere diffuso” dei sostituti ridotto al nulla; una separazione surrettizia delle carriere di pm e giudici, accompagnata da “esami psico-attitudinali” per i neomagistrati (già previsti dal “Piano di rinascita democratica” della P2); vietato ai pm spiegare le inchieste alla stampa; e l’azione disciplinare obbligatoria su qualunque esposto contro un magistrato, anche se infondato. La legislatura scade nel 2006 prima che il governo eserciti la delega coi decreti attuativi. Provvederà il centrosinistra, con Mastella, a completare lo scempio.
 
19-20. Norme anti-Caselli (2004-2005). Gian Carlo Caselli e Piero Grasso, nel 2004, si candidano a sostituire Piero Luigi Vigna come procuratore nazionale antimafia. B. sbarra la strada a Caselli con due norme. L’ordinamento Castelli stabilisce che per ricoprire quel ruolo bisogna avere meno di 66 anni. Caselli li compirà il 9.5.2005 e Vigna scade il 15 gennaio. Il 30 dicembre il governo infila nel decreto “milleproroghe” un articoletto di tre righe che proroga Vigna fino ad agosto, così Caselli sarà tagliato fuori. Però il Csm può nominare subito il nuovo Pna ed evitare la porcata. Ma ecco la seconda norma contra personam.
È un emendamento all’Ordinamento giudiziario di Luigi Bobbio (An): immediata entrata in vigore dei nuovi limiti di età, per “avere la certezza che Caselli non vada alla Superprocura” (Bobbio). Così il Csm nomina Grasso, unico candidato superstite. Nel 2007 la Consulta dichiarerà incostituzionale la legge anti-Caselli. Troppo tardi.
 
21. Legge pro Carnevale (2004). Corrado Carnevale, ex giudice “ammazzasentenze”, si è si è dimesso nel 2002 dopo la condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa (poi annullata dalla Cassazione). Ma ecco un emendamento bipartisan alla Finanziaria per il rientro dei dipendenti pubblici sospesi o autopensionati in seguito a procedimenti penali e poi assolti: il caso di Carnevale. Così nel 2006 l’uomo che cassava le sentenze contro i boss, riceveva avvocati e imputati di mafia a casa sua, definiva “cretino” e “faccia da caciocavallo” Falcone, verrà reintegrato in Cassazione per altri 7 anni: cioè fino al 2013, quando ne avrà 83 (8 in più dell’età pensionabile dei magistrati).
 
22. Nuovo 41-bis (2002). Il punto 2 del papello di Riina recitava: “Annullamento decreto 41-bis”. Nel 2002 il governo B. fa approvare la legge 279 che trasforma il carcere duro per i mafiosi da provvedimento amministrativo straordinario, rinnovato di semestre in semestre dal ministro della Giustizia, in una misura stabile dell’ordinamento penitenziario. Pare un duro attacco alla mafia. Invece la legge sortisce l’effetto opposto: centinaia di boss otterranno la revoca del 41-bis dai Tribunali di sorveglianza. Per una serie di difficoltà interpretative della nuova legge e perché la riforma agevola le richieste di annullamento.
 
23. Illeciti contabili condonati (2005). La Finanziaria nasconde un colpo di spugna per politici e amministratori pubblici condannati dalla Corte dei conti. Quelli sanzionati in primo grado per “danno erariale” (inclusi i tangentisti che devono restituire il maltolto) possono chiedere in appello di definire il giudizio pagando il 10-20% del danno. Il giudice, sentito il procuratore, può accogliere la richiesta nella misura massima del 30%. Un condono da centinaia di milioni.
 
24. Raddoppio del finanziamento ai partiti (2002). Per le elezioni del 2001 i partiti hanno incassato 93 milioni di euro: più del quadruplo di quanto avevano speso per quelle del 1996 (20 milioni). Ma nel 2002 destra e sinistra presentano una leggina bipartisan per festeggiare l’arrivo dell’euro: con un cambio di favore, si passa da 800 lire a 1 euro per ogni elettore, da moltiplicare per quattro (Camera, Senato, Europa, Regioni). E attenzione: gli elettori non si calcolano sui votanti (37 milioni), ma sugli aventi diritto alla Camera (50,5 milioni): e anche per il Senato, dove però votano 4 milioni in meno. Così, se le elezioni del ’94 erano costate 36 milioni, quelle del ’96 appena 20 milioni e quelle del 2006 addirittura 93 milioni, quelle del 2008 ne costeranno la bellezza di 136 (ma i partiti ne riceveranno 503 in cinque anni: 10 euro per ogni elettore, con un guadagno netto del 270% sulle spese davvero sostenute). Ultima chicca: la nuova norma assicura i rimborsi per tutta la legislatura, anche se finisce prima. A furia di aumenti, nel 2006 il totale dei rimborsi elettorali toccherà la cifra record di 200 milioni.
 
25. Condono per le tangenti (2006). Nel febbraio 2006 il governo B. chiude la legislatura con una leggina che consente la cartolarizzazione e la cessione a terzi, senz’alcun limite, dei crediti dei partiti; esenta da responsabilità civile i loro amministratori; crea un “fondo di garanzia” per pagarne i debiti; e decuplica da 5 a 50 mila euro il tetto sotto cui i partiti possono ricevere fondi privati senza dichiararli né commettere finanziamento illecito. Una mega-franchigia per i fondi neri ai partiti e ai politici, che potranno incassare clandestinamente e impunemente fino a 100 milioni l’anno pro capite.
 
26. Legge Frattini (2002). Dovrebbe risolvere i conflitti d’interessi, invece li legalizza e li santifica: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è solo il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non deve cederle. Unica conseguenza per B.: deve lasciare la presidenza del Milan.
 
27. Legge Gasparri-1 (2003). In base alla sentenza della Consulta del 2002, entro il 31.12.2003 Rete4 dev’essere spenta e passare sul satellite e cedere le frequenze a Europa7, che ha vinto il bando di gara. Ma il 5 dicembre B. fa approvare la legge Gasparri: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorché priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. E il tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.
 
28. Decreto salva-Rete4 (2003). A due settimane dallo spegnimento di Rete4, B. firma un decreto salva-Rete4 che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della Gasparri-bis.
 
29. Legge Gasparri-2 (2004). Approvata il 29.4.2004 e simile a quella bocciata dal Colle, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il digitale terrestre, con centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Intanto Rete4 è salva ed Europa7 resta senza frequenze.
 
30. Decoder di Stato (2004). Per gonfiare l’area del digitale, la Finanziaria prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il relativo decoder. Fra i principali distributori di decoder (Amstrad) c’è Paolo Berlusconi, titolare di Solaris.
 
31. Salva-decoder (2003). Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tessere taroccate: prontamente il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni e 30 milioni di multa la pena per le smart card fasulle da pay-tv.
 
32. Salva-Milan (2002). Un decreto di B. consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, di ammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.
 
33. Salva-diritti tv (2006). FI blocca un ddl bipartisan che riforma il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta “soggettivo”, a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.
 
34. Tassa di successione (2001). Il governo B. abolisce la tassa di successione per i patrimoni sopra i 350 milioni di lire (sotto, l’ha già abrogata l’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni per 25 mila miliardi di lire.
 
35. Autoriduzione fiscale (2004). Il governo B. abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti. L’espresso calcola che B. risparmierà 764.154 euro di tasse l’anno.
 
36. Plusvalenze esentasse (2003). Tremonti detassa anche le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene usata da B. nel 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi, risparmiando altri 340 milioni di imposte.
 
37. Sondaggi a spese nostre (2005). Un emendamento infilato da FI alla Finanziaria consente al premier B. di consultare “enti o istituti di ricerca, pubblici o privati, istituti demoscopici e consulenti dotati di specifica professionalità”. E stanzia 6 milioni per la bisogna. Scopo dichiarato: monitorare “le politiche pubbliche adottate dal governo”. Scopo effettivo: accollare allo Stato i sondaggi di B.
 
38-39-40. Condoni alla villa abusiva (2004). Il 6 maggio 2004 B. vara due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale antiterrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa Certosa. Il secondo individua la sua villa in Sardegna come “sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo”. Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi a Villa Certosa. Poi c’è una terza norma, la legge 208/2004, che estende il condono edilizio del 2003 alle zone protette: come quella in cui sorge la villa. Così la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze di B., presenta 10 richieste di condono. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300 mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiuderà il procedimento sugli abusi perché in gran parte condonati da norme firmate dal “mero proprietario”.
 
41. Legge pro Mediolanum (2005). Nella riforma della previdenza integrativa e complementare, FI impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative. Compresa la Mediolanum di B. ed Ennio Doris.
 
42. Legge pro Mondadori-1 (2005). La ministra dell’Istruzione Letizia Moratti fa un accordo con Poste per il servizio “Postescuola”: consegna e ordinazione per telefono e online dei testi della scuola secondaria. Gli editori non li consegneranno direttamente, ma tramite Mondolibri Bol, posseduta al 50% da Mondadori, cioè da B..
 
43. Legge pro Mondadori-2 (2005). Il governo stanzia 3 milioni per l’operazione “eBook”: sperimentazione affidata dai ministri Moratti e Lucio Stanca (Innovazione) a Mondadori e Ibm: la prima è di B., della seconda Stanca è l’ex vicepresidente.
 
44-45. Due scudi fiscali (2001-2003). Nel 2003, ecco il decreto Tremonti sul rientro di capitali guadagnati e/o detenuti all’estero: illegalmente esportati, ma anche illegalmente accumulati commettendo reati. Chiunque vuole rimpatriare tesori nascosti oltre frontiera può farlo depositandoli presso una banca italiana che trattiene, per conto dello Stato, una modica tassa del 2,5% (anziché le normali aliquote fino al 50-60%) e rilascia al cliente una “dichiarazione riservata” di ricevuta con garanzia di anonimato. Un caso clamoroso di riciclaggio di Stato del denaro sporco. Guardacaso, B. è imputato per 1.500 miliardi di lire in nero su 64 società estere Fininvest. Teoricamente, versando all’erario 50 miliardi di lire, può far rientrare tutto senza neppure farlo sapere. Il risultato dello scudo, comunque, è deludente. Così nel 2003 Tremonti concede il bis, riaprendo il condono. Ma anche stavolta il gettito per lo Stato è misero. In tutto, i due scudi incassano 2 miliardi, a fronte dei 77 rientrati.
 
46. Esenzione Ici alla Chiesa (2005). La Finanziaria esenta le confessioni religiose che hanno sottoscritto intese con lo Stato dall’Ici sugli immobili a fini commerciali. Idem per le associazioni non profit. La Cgil stima un buco nei bilanci comunali di 500-700 milioni l’anno.
 
47. Salva-rifiuti-1 (2001-2002). La Procura di Firenze apre un’inchiesta sui lavori del Tav: durante gli scavi delle gallerie, è stato inquinato l’ambiente, intaccando le falde acquifere. Ma con la legge Lunardi terre e rocce da scavo non costituiscono più rifiuti e possono essere utilizzate per riempire cave o depressioni del terreno, anche se contaminate. Nel 2002, poi, il governo dichiara per decreto non più inquinanti le emissioni tossiche dell’Enichem di Gela, sequestrato dai giudici: l’impianto riapre, salvi tutti gli indagati.
 
48. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008 B. torna al governo per la terza volta: manca poco alla sentenza nel processo Mills e lui la blocca con la legge Alfano (detta impropriamente “lodo”) che sospende i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio sino al termine della carica. Si fermano così per un anno e mezzo i processi Mills e Mediaset a carico di B.. Riprenderanno solo un anno dopo, quando la Consulta boccerà la legge Alfano in quanto incostituzionale.
 
49. Legge salva-rifiuti-2 (2008). Vengono arrestate a Napoli 25 persone, tra cui funzionari del commissariato per l’emergenza in Campania diretto dal neo sottosegretario Guido Bertolaso: avrebbero consentito per anni di smaltire in discariche a cielo aperto rifiuti “tal quali” spacciandoli per “ecoballe” ecologicamente trattate, “con grave pregiudizio per l’ambiente e la salute pubblica”. B. vara un decreto che deroga alle norme nazionali ed europee sullo smaltimento rifiuti e consente di seguitare a sversare nelle discariche campane (e solo in quelle) anche quelli tossici e pericolosi.
 
50. Legge salva-beni mafiosi (2008). La Finanziaria permette la vendita all’asta di 3 mila immobili confiscati alle mafie, che potranno essere comodamente riacquistati dai prestanome dei boss.
 
51. Abolita l’Ici (2008). Il governo smantella la tassa comunale su tutte le prime case, escluse quelle signorili, le ville e i castelli (appena 40 mila su 31 milioni di immobili a uso abitativo censiti in Italia). Una norma pro ricchi, dunque anche pro B.: per chi pagava fino a 100 euro di Ici all’anno (il 40% dei proprietari), l’imposta l’aveva già abolita Prodi. Ora nemmeno i redditi medio-alti pagheranno un euro, con un costo per lo Stato di 4 miliardi. Sparisce l’unica tassa federale, fra l’altro a prova di evasione, creando voragini nei bilanci comunali.
 
52. Scudo fiscale-3 (2009). Tremonti, che aveva giurato di non farne mai più, vara il terzo condono fiscale. Funziona come gli altri due, con la differenza che sui capitali fatti rientrare, in cambio dell’anonimato e dello “sbiancamento”, il governo chiede alle banche di trattenere non il 2,5%, ma il 5. In sede di conversione, scompare financo l’obbligo per le banche di segnalare le operazioni sospette all’antiriciclaggio e sono condonati i gravi reati finanziari collegati all’esportazione di capitali occulti. Lo scudo si applica anche a case, yacht e beni di lusso (che ovviamente restano all’estero).
 
53. Legittimo impedimento (2010). Siccome, bocciato il lodo Alfano, i processi a B. sono ripresi, ecco una nuova legge per bloccarli, sempre a opera del ministro Alfano: quella che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per il premier e i ministri. E non solo per le attività di governo, ma anche per quelle “preparatorie e consequenziali, nonché comunque coessenziali alle funzioni di governo”. Il tutto per 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Risultato: i processi a B. sono sospesi fino all’ottobre 2011. Ma il 13 gennaio 2011 la Consulta giudica parzialmente incostituzionale il legittimo impedimento. Il resto sarà cancellato da un referendum popolare promosso da Antonio Di Pietro.
 
54. Più Iva per Sky (2008). Il governo B. raddoppia dal 10 al 20% l’Iva a Sky, la pay-tv di Murdoch, principale concorrente di Mediaset.
 
55. Meno spot per Sky (2009). Un decreto Romani obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.
 
56. Più azioni proprie (2009). Il centrodestra aumenta dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.
 
57. Decreto liste (2010). Visto che, per le elezioni regionali, le liste Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità per costringere il Tar a riammetterle.
 
58. Legge pro Mondadori-3 (2010). L’Agenzia delle entrate contesta a Mondadori 173 milioni di euro di tasse evase nel 1991. Mondadori ricorre in primo e secondo grado vincendo la causa, ma il fisco ricorre in Cassazione e lì c’è un giudice severo che rischia di dar torto all’azienda berlusconiana. B. fa un decreto che consente a chi ha vinto la causa in due gradi di giudizio di chiudere il contenzioso in Cassazione versando solo il 5% del valore della lite. Così, invece di pagare 173 milioni (350 con gl’interessi), Mondadori se la cava con 8,6.
 
59. Legge salva-generali (2009). Una norma su misura “grazia” gli ufficiali imputati in due processi del Tribunale militare di Roma per la strage di Nassiriya, per non aver protetto impianti e uomini nella base in Iraq e aver così agevolato i kamikaze che nel 2003 uccisero 19 italiani e 9 iracheni con un’autobomba. I Tribunali militari, per procedere contro un soldato o un ufficiale, dovranno avere il via libera del ministero. Che, per Nassiriya, non arriverà mai.
 
60. Legge salva-Lega (2010). Per salvare i leghisti delle camicie verdi ancora imputati a Verona per formazione paramilitare fuorilegge (gli altri due reati sono stati depenalizzati nel 2005), ecco un codicillo nascosto nel decreto omnibus di 1085 norme “Codice dell’ordinamento militare”: abolisce il decreto del 1948 che puniva da 1 a 10 anni chi “promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici” per compiere “azioni di violenza o minaccia”. Al giudice di Verona non resta che prosciogliere tutti gli imputati: il reato non è più reato.

(2 - fine)

Tratto da: Il Fatto Quotidiano 1° dicembre 2017

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