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Opinioni

1982-2017: la mentalità mafiosa è sempre la stessa

ciancimino vito c shobhadi Franco Di Carlo e Riccardo Castagneri
Ho ascoltato un comizio politico tenuto da un signore di Catania che intende candidarsi a qualche poltrona per le prossime regionali siciliane e, ascoltandolo mi sono domandato se fossimo nel 2017 o nel 1982.
Nel 1982, al tempo in cui Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo ed esponente D,C. ad un congresso provinciale del partito nell'agrigentino, minacciava tutto e tutti, dichiarandosi orgoglioso delle sue amicizie.
Almeno il sindaco della mafia si limitava a definirle amicizie, senza fare nomi.
Mentre ora, quest’altro politico sbraita sproloquiando che a San Cristoforo non esiste la mafia e che da cacciare sono solamente i giornalisti cialtroni che si sostituiscono ai magistrati.
Ma questo signore sa quello che va dicendo? Sa che cos’è la mafia?
La mafia è una mentalità e un modo di comportarsi, proprio delle persone che nella vita sbraitano si comportano come tantissimi in Sicilia e non solo. Mentre Cosa Nostra sono i personaggi che lui difende e dei quali si dichiara orgogliosamente amico.
Non posso affermare se nel quartiere di San Cristoforo ci sia la mafia ma Cosa Nostra sicuramente c’è.
Ad esempio, tanto per non fare nomi, i Mazzei, quasi tutti affiliati a Cosa Nostra catanese. I Mazzei di cui parlo sono quelli che Totò Riina e Leoluca Bagarella affiliarono in quanto li considerano belve feroci pari loro.
Li affiliarono per sradicare Nitto Santapaola, il quale non intendeva acconsentire che si compissero stragi nel territorio di Catania, il suo mandamento, come al contrario avrebbero preteso Riina e Bagarella, che si attivarono per eliminare Santapaola ed avere campo libero.
Queste sono le persone che il politico di turno, alla cianciminiana maniera, si onora di annoverare tra le sue amicizie. Esattamente come Vito Ciancimino in quei lontani anni ottanta, avendo, il sindaco, la certezza di una cosa: nessuno poteva fargli del male avendo alle spalle Bino Provenzano e i corleonesi.
Il politico che molto sicilianamente Franco Di Carlo, coautore di questo articolo, definisce “signore”, è Riccardo Pellegrino, consigliere comunale di Catania, in corsa per le regionali in Sicilia tra le fila di Forza Italia. Sostenendo candidato governatore Nello Musumeci.
Nel comizio in questione, Pellegrino ha attaccato i giornalisti “Ciarlatani e finti magistrati che emettono sentenze”.
“Orgogliosamente amico” della famiglia Mazzei della quale ha tanto esaurientemente spiegato il mio coautore, aggiungo soltanto, per dovere di cronaca, che Carmelo Girolamo Mazzei è figlio del boss Nuccio, attualmente detenuto al 41bis.
Carmelo studia teologia ed ha conosciuto Riccardo Pellegrino frequentando l’istituto salesiano nel quartiere San Cristoforo di Catania.
La candidatura di Pellegrino ha destato perplessità e preoccupazione in Claudio Fava, candidato governatore di Mpd e Sinistra italiana, che in occasione di una conferenza stampa così si è espresso “Sono preoccupato che Cosa Nostra abbia i propri referenti nelle liste di questa campagna elettorale. C’è Riccardo Pellegrino, che andava in giro con i figli dei boss latitanti e si diceva orgoglioso di vivere nei quartieri dei clan, e Lorenzo Leone, fratello di quello che era considerato un punto di riferimento della famiglia Santapaola”.
Un vecchio investigatore della Mobile di Palermo confidò diversi anni fa al giovane cronista “una volta si diceva: la mafia non esiste ora si dice la mafia non esiste più”.

Tratto da: articolotre.com

Foto © Shobha

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