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Opinioni

La posizione giusta: né sicura, né conveniente, né popolare

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di Graziella Proto

Il prossimo 5 novembre in Sicilia ci saranno le elezioni regionali. Quattro milioni e mezzo di elettori saranno chiamati a esprimersi.
Da circa un mese a Catania, ma credo in tutta la Sicilia, i faccioni allegri e contenti che si affacciano dai cartelloni 6x3 coprono la maggior parte dei muri della città: vota per me, c’è scritto all’incirca, fidati di me, io non ti tradirò mai, io voglio il tuo bene... e da quel cartellone le facce dei pretendenti – sembra che guardino proprio te –, ti sorridono. Ammiccano. Cercano di ammaliare.
Ma qualcuno ha parlato di programmi? Qualcuno è venuto a spiegarci cosa e come vorrebbe la regione Sicilia? Hanno un progetto? Un’idea, un ideale o una ideologia? Ciò che viene fuori dai corridoi sono le beghe fra i candidati, Renzi che continua ad attaccare e cercare di distruggere qualsiasi cosa animata e no che richiami la sinistra, gli “ordini” arrivati da Roma, dove si decide cosa fare nei territori... Poi sondaggi, sondaggi, sondaggi.
A nessuno viene in mente che forse i siciliani, almeno una parte di siciliani, vorrebbero sapere che cosa si vuole fare per la Sicilia? Come fare per arrestarne la caduta nel baratro? Cosa fare per la marea di giovani disoccupati o sottoccupati? Insomma qual è la loro posizione di fronte ai grossi problemi dell’isola?
Una nota di colore: fra i faccioni appesi al muro fino a qualche giorno addietro spiccava quella di Crocetta, il presidente uscente. Un faccione con un sorriso a trentadue denti bianchi e splendenti. In tv e ai giornali parlava di un suo accordo con Renzi e spiegava che dietro aveva il PD. Da qualche settimana la sua faccia è scomparsa dai muri. Non lo si vede più. Ha ammainato le vele per un posto alla camera, si dice. Le promesse di Renzi... Tanti siciliani in questo caso tifano per la coerenza di Renzi – dice una cosa e ne fa un’altra... Perché la delusione che Crocetta ha dato ai siciliani, anche quelli che non lo hanno votato, è stata immensa.
Intanto, i vitalizi sono ancora lì, non si è fatto nulla per istituire corridoi umanitari sicuri per i migranti. Della legge elettorale non si parla. Lo Ius Soli è ancora fermo dove l’avevamo lasciato... in attesa di essere esaminata dal Senato dove la maggioranza ha numeri molto più risicati.
Ci si trastulla su ius soli e ius culturae, legato al territorio il primo, legato all’istruzione il secondo.
La legge, diciamolo, è una legge abbastanza moderata, carente e forse anche pasticciata. Potrebbe mettere d’accordo tutti, invece si ha la sensazione che nessuno voglia metterci la faccia, nessuno ha voglia di cercare i voti necessari... Le diatribe politiche e partitiche si scatenano anche su una questione semplice, normale, lampante, naturale, che riguarda i nascituri.
Nondimeno, per mettere d’accordo tutti e far fare anche una legge migliore basterebbe, come dice Nicola Fratoianni, andare a visitare una scuola durante la ricreazione o durante una festa scolastica e osservare cosa succede: l’allegria collettiva, una sola, quella sola che unisce i diversi colori, le tante etnie, le molte lingue. Un collante eccezionale di cui non si conosce la formula chimica.
E per coloro che sono particolarmente allergici ai colori anche leggermente più scuri del nostro incarnato, si consiglia di riflettere su un cartello che un signore di colore portava appeso al collo durante una manifestazione del 26 settembre scorso a Roma: DALLA MIA AFRICA PRENDETE TUTTO, petrolio, gas, oro, ferro, diamanti, banane, soia, cotone... MA RIFIUTATE GLI ESSERI UMANI e scatenate guerre.
Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare.
Ma bisogna prenderla perché è giusta. (Martin Luther King)

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