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moby-prince-navedi Nicola Tranfaglia - 11 aprile 2015
A più di vent'anni dal disastro del traghetto Moby Prince, in servizio di linea tra Livorno e Olbia, che colpì alle 22. 03 del 10 aprile 1991 la petroliera Agip Abruzzo penetrando all'interno della cisterna numero 7 che conteneva circa 2700 tonnellate di petrolio Iranian Light . Parte del petrolio che fuoriuscì dalla cisterna si riversò in mare e parte invece prese in pieno la prua del traghetto e il petrolio prese rapidamente fuoco incendiando il traghetto e provocando in poco più di un'ora la morte di 140 persone. Si potette subito verificare alcune delle cause che avevano causato il disastro come i problemi tecnici presenti sul Moby Prince, l'avaria del timone l'impianto antincendio spento,la presenza della nebbia e il grave ritardo nei soccorsi. Da quel momento sono seguite commissioni di inchiesta e due processi, il primo a Livorno e il secondo a Firenze, ed ora sembra poterne celebrare un terzo e si potettero a poco a poco escludere altre ipotesi del disastro ammesse in un primo tempo come un attentato contro il traghetto, il traffico di armi nel porto di Livorno e la presenza di alcune navi militari. E su quel disastro si sono scritti numerosi libri, allestiti spettacoli teatrali e pellicole cinematografiche. Ed ora, a quanto pare, si va verso l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta perché, dopo tutte le perizie fatte sul disastro e dopo aver escluso con sicurezza che ci sia stato un attentato o uno scontro doloso da parte delle due navi entrate in collusione, i dubbi restano aperti di fronte al numero molto alto delle vittime, alla mancata azione dei soccorsi in tempo utile e a molti altri elementi che hanno bisogno di essere ulteriormente accertati.

Le famiglie delle vittime non hanno avuto ancora risposte soddisfacenti dai processi che si sono celebrati ed è obbligo della comunità nazionale, come delle sue rappresentanze parlamentari, cercar di arrivare con un nuovo, necessario lavoro ad accertare come tutto in poche ore condusse alla morte di centoquaranta persone e all'accumularsi di tanti errori di fronte allo scontro notturno. E tutto questo conferma, io credo, l'opportunità di procedere all'istituzione della commissione parlamentare di inchiesta.

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