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Mandanti Occulti

Strage Borsellino: in manette Fabio Tranchina

Testimone di rapporti fra i Graviano e Marcello Dell'Utri?
di Monica Centofante - 20 aprile 2011
Qualcuno avrà tirato un sospiro di sollievo alla notizia che ieri, davanti ai magistrati delle procure di Palermo e Caltanissetta, il boss Fabio Tranchina ha fatto scena muta.

Scegliendo di avvalersi della facoltà di non rispondere dopo essere stato arrestato con l'accusa di aver partecipato alle fasi preliminari della strage di via D'Amelio in cui morirono Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.
I Carabinieri lo hanno ammanettato all'aeroporto di Palermo, appena sceso da un aereo proveniente da Firenze dove ai giudici che indagano sulle stragi del 1993 avrebbe ammesso, ma senza pentirsi formalmente, di aver effettivamente preso parte all'organizzazione dell'eccidio di via d'Amelio.

Una sorpresa inaspettata per i magistrati che lo avevano interrogato, lo scorso sabato 16 aprile, solo perché il suo nome era emerso in una serie di intercettazioni effettuate nell'ambito di un'indagine sul mafioso di Brancaccio Vittorio Tutino.
Collaborazione durata un solo giorno e interrotta bruscamente in seguito ad un colloquio con la moglie che lo aveva convinto a tornare a Palermo dove lo attendevano due provvedimenti di fermo: uno firmato da Ignazio De Francisci, Caterina Malagoli e Lia Sava della procura palermitana, l'altro disposto dai pm Domenico Gozzo, Nicolò Marino e Gabriele Paci, coordinati dal capo della procura di Caltanissetta Sergio Lari. Che stavano svolgendo da tempo indagini su di lui.

A Tranchina, già condannato per mafia nel 1996 ed uscito dal carcere nel 1999, i magistrati che lo hanno fermato contestano di aver partecipato all'attività preparatoria ed esecutiva della stage di via D'Amelio, di aver contribuito a procurare i congegni elettronici necessari a far brillare l'esplosivo “da utilizzare in esecuzione del programma stragista del 1992” e di aver prestato “attività di supporto logistico in favore di Graviano Giuseppe ricercando idoneo alloggio nei pressi dell'attentato”, assistendo e supportando “lo stesso Graviano in occasione dei sopralluoghi effettuati in via D'Amelio “ e svolgendo “attività di collegamento tra il Graviano ed i correi impegnati nell'organizzazione dell'attentato in danno del dott. Paol Borsellino e dei suoi agenti di scorta”

Ma il suo nome fa paura perché legato a vecchie indagini sul senatore Marcello Dell'Utri, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in primo e in secondo grado.
Di lui aveva parlato recentemente il pentito Gaspare Spatuzza e prima ancora i collaboratori di giustizia Antonino Calvaruso e Tullio Cannella.
E' quest'ultimo, interrogato al processo Dell'Utri il 9 luglio del 2001 che aveva raccontato di essere stato avvicinato, dopo l'arresto dei fratelli Graviano di Brancaccio da un loro fedelissimo, il costruttore Cesare Lupo, il quale gli intimò di non fare il nome di Marcello Dell'Utri qualora lo avessero interrogato gli investigatori che indagavano sulla latitanza degli stessi Graviano. In quell'occasione, racconta Cannella, “Lupo mi venne a trovare esclusivamente perché mi notiziò che suo cognato … un certo Fabio Tranchina, era stato interrogato dai Carabinieri … e mi disse che nel corso di quell'interrogatorio i carabinieri avevano chiesto notizie o per lo meno se conosceva Tullio Cannella”, cosa che lui aveva negato, “poi hanno chiesto a mio cognato un tale Signor Dell'Utri e mio cognato ha detto che non lo conosce”. Lupo, convinto che Cannella fosse in contatto con lo stesso Dell'Utri, era rimasto sorpreso quando il pentito gli aveva detto di non averlo mai incontrato. E in quanto al Tranchina, il pentito aveva raccontato ai magistrati di averlo visto “una volta in macchina con Bagarella e una volta in macchina con i Graviano” e di aver saputo da Calvaruso che ne curava la latitanza.
Dal canto suo, Calvaruso aveva confermato l'interrogatorio a cui era stato sottoposto Tranchina da parte dei Carabinieri di Milano, indicativamente nel 1994, spiegando che il boss, “era stato mandato da Cesare Lupo in sostituzione di Vittorio Tutino” a riscuotere mensilmente dei soldi che il Cannella doveva versare ai fratelli di Brancaccio. “Cannella – aveva proseguito Calvaruso - si lamentava più volte delle brutte maniere di Vittorio Tutino quando gli andava a chiedere i soldi. Al che il Cesare (Lupo ndr.) e i Graviano decisero di mandare Fabio, perché era un ragazzo molto educato”.

Più recentemente, anche Gaspare Spatuzza aveva parlato di Fabio Tranchina, alzando il tiro e descrivendolo come l'uomo che curava la latitanza di Giuseppe Graviano, “cosa che sapevamo proprio … in pochi”. E che potrebbe quindi essere a conoscenza degli affari milanesi e dei contatti politici mantenuti dai potenti boss di Brancaccio che negli ultimi tempi, prima di essere arrestati, la latitanza la trascorrevano a Milano.

Nel gennaio del 1994 Giuseppe Graviano a Spatuzza aveva raccontato di aver portato avanti, negli anni delle stragi, una trattativa con Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi tramite i quali “avevamo ottenuto proprio tutto”, “avevamo il Paese nelle mani”.

Se Tranchina deciderà davvero di collaborare potrebbe quindi raccontare molto di più delle fasi preparatorie della strage di via D'Amelio e dal suo osservatorio privilegiato svelare nuovi retroscena e contribuire a fare luce sui mandanti occulti della stagione stragista.

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