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Mandanti Occulti

Il pericolo della verita'. Intervista a Massimo Ciancimino

di Silvia Cordella - 7 aprile 2010
La decisione di raccontare indicibili retroscena su mafia, affari e politica. La paura di entrare in un gioco troppo grande e la promessa di continuare a collaborare con la magistratura.

Nell’intervista ecco i tratti della nuova temeraria vita di Massimo Ciancimino.

Il pentito Gaspare Mutolo, in un’intervista a Rainews 24, ricordando le prime fasi della sua collaborazione, ha affermato che fin quando i collaboratori di giustizia parlano di banditi e gregari ricevono il plauso delle istituzioni ma quando le loro dichiarazioni toccano la sfera delle collusioni della mafia con la politica e con altri organismi statali, irrimediabilmente finiscono per essere pesantemente attaccati e isolati. Che cosa ne pensa?
So bene cosa intende Mutolo. Quando ho iniziato a parlare con i magistrati di Palermo ero riluttante a trattare certi temi perché sapevo che si sarebbe scatenata una campagna mediatica devastante nei miei confronti, poi il dott. Ingroia, alla fine di un interrogatorio lungo e stressante, mi ha mostrato quel pezzo di carta strappato con le richieste di cosa nostra indirizzate a Berlusconi e altri soggetti politicamente molto influenti. Un foglio che era stato sequestrato dai carabinieri nella mia abitazione 5 anni prima e di cui mai, fino ad allora, mi era stato fatto cenno. In quel momento mi sono messo a piangere, ho anche raccontato delle bugie perché non volevo entrare in quel calderone. Sapevo benissimo che quando si toccano certi livelli ci si fa male. Io non voglio farmi male. Ho una famiglia, una moglie e un figlio bellissimo, da quando ho fatto quel nome sono stato sottoposto a un massacro mediatico. Penne importantissime come Vespa, Feltri si sono occupate di me, ho preso insulti anche da Gasparri che tra l’altro ho querelato. Tutti hanno fatto a gara per andarmi addosso. Sapevo che sarebbe andata così e volevo evitarlo. Ma poi ho deciso di raccontare la verità. Quella che giornalisti e magistrati hanno chiamato “progressione” accusatoria per me è stata soltanto paura. Paura di sapere che quando affronti certi argomenti cominci a “giocare col fuoco”. Naturalmente i miei impegni sono diversi da quelli di Gaspare Mutolo ma per la fiducia che ho riposto nei magistrati e nelle istituzioni continuo ad andare avanti.

Proprio per questo i giudici del processo Dell’Utri non l’hanno ammessa come teste asserendo che le sue dichiarazioni contro il Senatore del Pdl sono contraddittorie. Qualche giorno dopo però la Corte di Assise di Roma che si sta occupando dell’omicidio Calvi, proprio per farsi un’idea precisa sulla sua attendibilità ha deciso di ascoltarla. Perché secondo lei questa diversità di vedute?
In effetti l’ordinanza della Corte di Assise smentisce in sostanza quella della Corte d’Appello perchè sostiene che per valutare il teste ha bisogno di sentirlo personalmente e non è sufficiente affidarsi a dichiarazioni rese in altri processi. Sapevo che con la mia testimonianza avrei dovuto subire la potenza di amicizie del dott. Dell’Utri. Devo dire che non dover testimoniare per me è stato un sollievo e ha sollevato dall’imbarazzo anche altri. 

A casa di sua madre sono stati sequestrati dalla Procura di Palermo 3 scatoloni pieni di carte di suo padre. Su un appunto scritto nel 2000, per la stesura di un libro autobiografico, Vito Ciancimino afferma: "Se l'istruttoria su Dell'Utri fosse stata condotta a Palermo da Falcone, Marcello Dell'Utri sarebbe stato rinviato a giudizio e condannato". Intanto di che indagini si tratta e di quali anni stiamo parlando?
Parliamo degli anni Ottanta e di un’inchiesta fatta dall’allora Criminalpol di Milano sui presunti rapporti tra siciliani e uomini vicini a cosa nostra nel territorio milanese.  In fase di istruttoria, furono prosciolti sia mio padre che Marcello Dell’Utri mentre procedettero per bancarotta contro Alberto Dell’Utri, Rapisarda, Paolo Alamia e altri soggetti, alla fine il fascicolo su Alamia venne archiviato. Il giudice Falcone aveva preso quell’inchiesta per stabilire l’appartenenza all’associazione mafiosa di mio padre il quale per questo disse che se quelle carte fossero andate in mano allo stesso giudice sicuramente per Marcello Dell’Utri avrebbero avuto un altro effetto.

Quindi sono indagini relative alle  società milanesi degli anni Settanta?
Sì, il giudice mi pare fosse il dott. Viola. Mio padre era indagato per associazione a delinquere perché il reato di appartenenza all’associazione mafiosa ancora non esisteva. Comunque devo dire che mi fa piacere che sia stata ritrovata questa annotazione perché contraddice Dell’Utri quando afferma che “mio padre, quello vero, non avrebbe parlato di lui”.

Un altro foglietto ora in mano ai magistrati contiene le critiche di Don Vito alla deposizione di Mori e De Donno al processo sulla strage di Firenze. Secondo suo padre i due avrebbero mentito sulla ricostruzione del suo arresto e sulla vicenda del passaporto.
Durante la lunga deposizione spontanea, per il valore che può avere l’assenza di contraddittorio, il generale Mori usa uno schizzo di mio padre per smentirmi. A me fa piacere che un altro scritto di mio padre è stato trovato per smentire lui. 

Ma conferma che era stato Provenzano a dire a don Vito che con la richiesta del passaporto avrebbe misurato l'autenticità delle intenzioni dei carabinieri?
Sì, questo è uno degli scritti lasciati da mio padre. Ovviamente era una precauzione che volevano adottare mio padre e Provenzano anche per comunicare ai carabinieri che eventuali trattative o colloqui fra entrambi sarebbero avvenute non in territorio italiano. Non so se questo aveva poi altre finalità. Comunque è stata depositata della documentazione in cui viene accertato che la richiesta di arresto di mio padre per eventuali pericoli di fuga, dettate poi dalle dichiarazioni dello stesso Mutolo, era del 27 ottobre 1992 ma qualcuno disse di aspettare perché mio padre forse doveva parlare con Violante, poi sempre qualcuno gli disse di presentare l’istanza di passaporto. Insomma non credo ci voglia molto a capire che due più due fa quattro.

Ma chi gli disse di presentare l’istanza del passaporto?
I carabinieri.

Su consiglio anche di Provenzano?
Questo non lo so. Lui l’ha scritto ma nel momento in cui mio padre è stato “scaricato” ovviamente non ha potuto non comprendere come ci sia stata una volontà anche da parte di Provenzano a metterlo fuori gioco.  Però, come mi hanno sempre detto, le deduzioni lasciamole fuori dalle aule giudiziarie.

Cosa pensa del memoriale del Generale Mori?
Inizialmente lo consideravo un eroe, ma dall’atteggiamento in aula, da certi ammiccamenti che ha avuto nella parte finale della sua esposizione in cui sostanzialmente ha negato di aver preso parte a una trattativa, devo dire che forse sto intravedendo quello che è il vero generale Mori, sicuramente ben lontano da quella persona che potevo stimare perché convinto che avesse eseguito degli ordini e basta. Inoltre Mori ha dato ragione alla dott.ssa Ferraro quando ha confermato che al 30 di giugno c’era stato solo il contatto tra me e De Donno e che ancora non si era formalizzato nulla con mio padre. Invece al processo di Firenze era stato detto che tra giugno e luglio del ‘92 mio padre si era incontrato con il capitano almeno tre o quattro volte. Dunque mi sembra che ci siano diverse versioni di questa storia. 

Ha mai saputo se Borsellino era a conoscenza della trattativa?
Quando mio padre viene rassicurato dal signor Franco che l’on. Mancino e l’on. Rognoni erano a conoscenza o avrebbero avallato la trattativa, è chiaro che lo intende come segnale che viene dall’alto a conferma che qualcosa si sta muovendo anche per mettere le persone giuste al posto giusto, per cui mio padre non si preoccupa di chi sono tutti i terminali che ne sono a conoscenza. Cioè non era compito di mio padre informare Borsellino, sarebbe stato semmai compito di chi aveva un ruolo ben più alto di mio padre. In ogni modo ebbe a dirmi che sicuramente chi aveva sostituito Falcone sarebbe stato quell’elemento che maggiormente poteva disturbare.

Suo padre le parlò mai dei rapporti tra cosa nostra americana e siciliana e di investimenti fatti in America?
Su questo troverà spunti interessanti all’interno del mio libro il cui ricavato, per la parte che mi riguarda, sarà devoluto interamente al recupero di una villa liberty a Palermo. Visto che mio padre me ne ha privato da cittadino, quantomeno vorrei  aiutare a sistemarne una io.

In attesa di leggere il suo libro, può accennare qualcosa sugli affari di Buscemi in America?
Sì, l’argomento è stato oggetto anche di alcuni miei interrogatori. C’era un filo diretto tra la famiglia Buscemi e la famiglia Gambino. Tramite Buscemi si è arrivati all’accordo per far sì che il Gruppo Ferruzzi potesse utilizzare i silos di cereali nei porti americani. Negli anni ’60 era impensabile che un italiano potesse arrivare negli States e scaricare tranquillamente il proprio cargo. C’era un controllo assoluto di cosa nostra delle aree portuali. Sempre in America mio padre ha avuto rapporti con la famiglia Bono e Di Carlo per l’affare canadese. A differenza delle istituzioni la mafia è stata sempre unita quando ha dovuto fare scelte importanti.

Gardini e suo padre si sono mai incontrati?
Sì, ma devo dirle che non ho mai avuto modo di approfondire questi argomenti. Si erano visti per alcune situazioni non solo milanesi.

All’interno del suo libro si parla anche di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri?
Sì, sono presenti nel capitolo che riguarda gli affari di mio padre a Milano, quelli relativi alle società immobiliari degli anni Settanta in cui gravitavano gli interessi di Franco Bonura e Salvatore Buscemi.

Molti contestano il fatto che nel pizzino di Provenzano il “Sen.” di cui si parla non può essere Dell'Utri in quanto l'ex dirigente di Publitalia all'epoca non era ancora senatore.
I “pizzini” riferibili al senatore sono due, uno è del 2001 perché mi ricordo che era stato recapitato nei giorni del crollo delle Torri Gemelle, l’altro è del 2000. Ma il mio compito non è né quello di proteggere Provenzano né di interpretare i “pizzini”. La magistratura farà il suo lavoro per chiarire la circostanza.

Ci dobbiamo aspettare la consegna di altri documenti?
Dobbiamo solo attendere il ritrovamento di fogli che i magistrati riterranno interessanti da quei quattro cartoni portati via da casa di mia madre. Poi, non so, mi è pure capitato di aprire dei libri e trovare fogli scritti di mio padre, ma certo non passo l’intera giornata a cercare documenti.

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