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Mafie News

L'assassinio Tobagi e quella connessione con le carte di Moro

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La pretesa di giustizia e verità di Benedetta Tobagi

Ieri era il giorno in cui ricorreva l'anniversario dell'uccisione di Walter Tobagi, inviato del Corriere della Sera, ucciso 40 anni fa, con cinque colpi di pistola, mentre usciva dalla sua casa in via Salaino, vicino al carcere di San Vittore a Milano. Aveva 33 anni. Gli sparò un commando della Brigata XXVIII Marzo, un gruppo di giovani terroristi di estrema sinistra che speravano con un’azione eclatante di farsi riconoscere dalle Brigate Rosse, il più noto gruppo terroristico italiano.
Quarant'anni dopo sono molti ancora i quesiti aperti sulle motivazioni che portarono a quell'assassinio. La figlia del giornalista, Benedetta Tobagi, da anni lotta per giungere ad una verità e ieri, la giornalista Maria Antonietta Calabrò, sull'huffingtsonpost ha ribadito la necessità di aprire gli archivi dell’antiterrorismo per approfondire lo scenario di quel delitto. In parte questo è stato fatto negli ultimi anni con la desecretazione voluta dal Governo Renzi del 2014 degli atti di Ministeri, Servizi segreti, Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, relativi ad atti di strage e terrorismo.
Scrive la Calabrò che in quei documenti, versati alla commissione di inchiesta Moro2, si "dimostrano possibili connessioni tra l’assassinio di Tobagi e il caso Moro".
Si circonda che Tobagi fu ucciso due mesi dopo l’irruzione nel covo brigatista di Genova in via Fracchia da parte degli uomini del generale dalla Chiesa, il 28 marzo 1980. E che proprio la strage di via Fracchia fu una degli ultimi importanti reportage di Tobagi, prima della morte.
La Calabrò mette in evidenza che Tobagi avrebbe avuto un "ruolo nella 'trattativa' milanese che Craxi instaurò durante il sequestro Moro per la salvezza dello statista Dc e che faceva perno sul generale dalla Chiesa. Una 'trattativa' distinta da quella 'romana' che coinvolse Piperno, Morucci e Faranda", e che è emersa proprio dal lavoro della Commissione Moro2.
Dell'impegno di Tobagi per salvare Moro ha parlato Umberto Giovine, ex Pse e militante nella Federazione milanese, con incarichi nell’ambito dell’Internazionale socialista e direttore di "Critica Sociale”, sentito dalla Commissione.
Un'altra traccia è data dalle parole di Massimo Caprara, ex segretario di Palmiro Togliatti, che nel numero 1 di "Pagina" del 25 febbraio 1982, e nel periodico "Illustrazione Italiana”, n. 32, luglio 1986 riportò quanto avrebbe detto il procuratore della Repubblica di Genova, Antonio Squadrito sull’irruzione nel covo brigatista di via Fracchia: "La verità è che abbiamo trovato un tesoro. Un arsenale di armi... Soprattutto una trentina di cartelle scritte meticolosamente da Aldo Moro alla Dc, al Paese”.
Purtroppo, però, quelle cartelle di Moro, che sarebbero state indicate dal magistrato, non compaiono agli atti del processo penale per la strage di via Fracchia.
E sono questi gli aspetti da cui è ripartita la Commissione Moro 2.
Nell'articolo si ricorda che anche "il presidente della Commissione Stragi (attiva fino al 2001), Giovanni Pellegrino, aveva elaborato l’ipotesi - che durante il sequestro Moro - ci fosse stato in realtà un doppio ostaggio: Moro, appunto, ma anche numerosa documentazione “sensibile” in mano alle Brigate Rosse (il memoriale completo, interrogatori...)". Elementi nuovi sarebbero poi emersi nei primi anni Duemila, quando sul Corriere Mercantile venne pubblicato un articolo con i ricordi raccolti dalla ″gente del civico 12″, tra cui quello di ″un uomo misterioso, forse Riccardo Dura, che scavava con un piccone nell’erba alta delle aiuole”.

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Massimo Caprara © Imagoeconomica


Sul giardino si è concentrata la Commissione Moro 2, perché "incredibilmente non trova esplicita menzione negli atti processuali, né viene evidenziato nella ricostruzione della planimetria dell’appartamento”. E la Calabrò evidenzia come "anche lo scavo di un’ampia buca nel giardino del covo non fu riferito negli atti giudiziari del 1980, ma è stato esplicitamente rievocato solo il 15 marzo 2017 nel corso delle dichiarazioni a Palazzo San Macuto dal pm Filippo Maffeo, intervenuto sul posto in qualità di pubblico ministero di turno, la mattina del 28 marzo 1980. Il magistrato ha indicato con certezza il particolare che in giardino il terreno appariva smosso da poco tempo, precisando le rilevanti dimensioni dello scavo, corrispondente, a suo avviso, al volume di tre valigie di media grandezza. Uno scavo immediato e verosimilmente mirato non poteva che scaturire dalla disponibilità di indicazioni precise. Quell′operazione dovette durare ore ed ore e terminare, appunto, prima dell’arrivo del magistrato di turno".
Altro elemento di mistero, portato in evidenza dall'articolo dell'huffingtonpost è la vicenda che riguarda Volker Weingraber (alias Karl Heinz Goldmann), un agente tedesco occidentale che operò in Italia durante il sequestro Moro e che a partire dal 1978 viveva in Italia nello stesso palazzo dove abitava Tobagi. Vi sarebbero delle informative del Sisde, desecretata dall’Aise (l’attuale servizio segreto estero) nel giugno 2017, in cui si dà atto del suo ruolo.
In particolare in un'informativa si dà atto dei suoi contatti con il terrorista Oreste Strano e un gruppo che preparava il sequestro di un imprenditore svizzero.
Tra i contatti, in un documento del 6 novembre 1978, si precisava anche che "la fonte infiltrata ha avuto contatti con Aldo Bonomi il quale gli avrebbe confermato di essere in grado di procurare armi e documenti falsi per sviluppare attività eversive″. La fonte - continua la citazione - "ritiene che Bonomi sia un provocatore e un confidente della Polizia. Sarebbe stato isolato dalle Br perché ha sempre evitato di assumersi compiti rischiosi nell’ambito dell’organizzazione”.
E in un'altra lettera del 2 novembre 1990, inviata dall’ammiraglio Martini, capo del Sismi, al capo della Polizia, prefetto Vincenzo Parisi, oggi desecretata, si svela che la fonte a cui si fa riferimento in quegli atti era proprio Weingraber.
Dalle carte emergerebbe anche che questi entrò in contatto, tramite Strano (che aveva una compagna tedesca), anche con Nadia Mantovani, "cioè la persona che aveva avuto l’incarico di battere a macchina il Memoriale Moro, e che prima del suo arresto, a Novara frequentava una radio di sinistra extraparlamentare collegata alla Rote Armee Fraktion". Piste, carte, documenti, quesiti e sospetti. Elementi che vanno approfonditi lungo il cammino per giungere alla verità.

In foto: Roma, 31 ottobre 1974. Walter Tobagi con Aldo Moro

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