Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

di AMDuemila - Video
L’intervento del consigliere togato del Csm a Associazione Memoria e Futuro

Il risultato che Cosa Nostra si porta a casa con le scarcerazioni dimostra che la strategia dell’inabissamento, del lavoro ai fianchi porta risultati”. A dirlo è il consigliere togato del Csm Sebastiano Ardita, intervistato sabato scorso da Associazione Memoria e Futuro. La questione principale che si trova alla base delle recenti scarcerazioni di alcuni dei più grandi capi mafia secondo il magistrato è connessa al crollo dell’attenzione dell’opinione pubblica rispetto al fenomeno mafia. “Ventotto anni dalle stragi significa minor sensibilità rispetto al pericolo dello scontro frontale. La strategia, la capacità di vivere sottotraccia e di sedurre giocando sulle debolezze umane produce la capacità di essere accettata, di far sembrare il mafioso una persona normale”. “In questi giorni - ha aggiunto Ardita - sono usciti anche esponenti dell’ala stragista, e sono usciti perché l’altra parte, il pezzo che ha garantito questa linea, è diventata la parte dominante in Cosa Nostra, ha riportato l’organizzazione ai vecchi tempi”.

Tutto questo, ha spiegato il componente del Csm, “si snoda attorno ad un’eterna trattativa, Cosa Nostra catanese è una realtà che è stata per anni incistata nelle istituzioni, anche a Palermo era così, prima dell’arrivo dei corleonesi. Il mafioso era considerato un’autorità, come il parroco e il maresciallo dei carabinieri, e il sindaco: garantiva l’ordine in modo parallelo e tollerato. Ci deve fare riflettere sul ritardo con cui ci muoviamo: La Torre è morto prima che il reato di 416 bis diventasse legge. Questo deve farci riflettere. Noi - ha proseguito Ardita sul punto - siamo una macchina che si muove con grande ritardo, e quando uno intuisce che qualcosa sta cambiando, gli altri dicono ‘va bè, non ti preoccupare, tanto tutto va come deve andare, non è niente di grave’. Io mi auguro che non ci sia un ricorso storico, e che le scelte vincenti portino quantomeno ad impedire che cali l’attenzione”.

Sempre sul tema scarcerazione Ardita rispondendo a una domanda del conduttore Giorgio Mannino ha dichiarato che “per circa 25 anni abbiamo avuto tutti i veri capi di Cosa nostra bloccati al 41bis. Non potevano più comandare”. Ma ora che alcuni di questi sono stati scarcerati e finiti ai domiciliari “automaticamente ritornano a prendere il comando perché devono colmare la loro assenza”. E a chi può contestare che si tratta di mafiosi per la gran parte anziani il magistrato ha risposto che “per avere una funzione di leadership non serve essere giovani, è sufficiente dare gli ordini che poi verranno eseguiti. A questo serve il 41bis - ha concluso Ardita - a non permettere agli ordini dei boss di arrivare a tutte le varie propaggini dell'organizzazione".

ARTICOLI CORRELATI

Coronavirus e scarcerazioni dei boss: il punto di Fabio Repici e Sebastiano Ardita

Il consigliere togato Ardita: ''Scarcerazioni boss? Pericoloso calo d'attenzione''

L'appello di Ardita al mondo antimafia: ''Sia unito per impedire scarcerazioni boss''

''Scarcerare i boss significa dimenticare cos'è Cosa Nostra''

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos