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Back Sei qui: Home Mafie News Cronaca Strage di Bologna. Dalla bara della giovane Maria Fresu rinvenuto il DNA di due donne

Mafie News

Strage di Bologna. Dalla bara della giovane Maria Fresu rinvenuto il DNA di due donne

di AMDuemila
Paolo Bolognesi: “Non facciamo un romanzo, non si può nel modo più assoluto parlare di 86sima vittima

Il 25 marzo scorso, nel cimitero di Montespertoli (Firenze), dei periti incaricati dalla Corte d'Assise di Bologna che sta processando l'ex terrorista Gilberto Cavallini, hanno riesumato la tomba della 24enne sarda Maria Fresu, l'unica ufficialmente "disintegrata" dagli effetti della bomba. Oggi da quelle perizie emerge che all’interno della bara della giovane ci sarebbero reperti organici appartenenti a due persone entrambe di sesso femminile. Rispettivamente sarebbero stati rinvenuti un lembo facciale, un piccolo scalpo con una chioma nera, un frammento parziale delle dita della mano destra, e un frammento di mandibola in prossimità del mento con alcuni denti. E’ stata la biologa genetico forense Elena Pilli ad annunciare la scoperta ai periti delle parti e i prossimi giorni avvierà la procedura di comparazione con il Dna di due parenti della Fresu (il fratello Bellino e la sorella Isabella), che sono stati convocati stamani al dipartimento di Biologia Evoluzionistica dell'Università di Firenze per un prelievo salivare. I periti sarebbero riusciti ad estrarre 24 marcatori dei profili del Dna nucleare e mitocondriale dal materiale consegnatole e ufficialmente attribuito alla Fresu. Il prossimo 23 settembre, intanto, riprenderà dalla pausa estiva il processo a carico di Gilberto Cavallini, per quella data, precisamente il 20 settembre, è previsto il deposito della perizia resasi necessaria per via di alcune incongruenze sulla fine della giovane madre scomparsa la mattina del 2 agosto 1980. Nel frattempo fra gli ambienti della difesa dei terroristi indagati per la strage torna in auge la pista del terrorismo internazionale, scartata fino ad oggi in ogni sede processuale e grado di giudizio, che grazie alla nuova scoperta avrebbe, secondo loro, ragione di esistere in quanto si appurerebbe l'esistenza di un'altra vittima (la numero 86) mai accertata prima che, nella loro ricostruzione di parte, potrebbe essere riconducibile ad uno degli esecutori materiali dell'attentato. Una teoria infondata secondo Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto, “non facciamo un romanzo, non si può nel modo più assoluto parlare di 86sima vittima, bisogna aspettare gli esami sui parenti della Fresu, poi quando la perizia sarà completa si faranno delle valutazioni. Comunque per quanto riguarda la situazione di Gilberto Cavallini non cambia nulla, siamo sereni”. "All'epoca non c'era l'esame del Dna e alcuni dei resti di una delle altre vittime accertate potrebbero essere finiti insieme a quelli della Fresu - ha concluso Bolognesi -, del resto nella sua bara sono stati messi reperti raccolti in date diverse, trovati in più occasioni, fino al 22-23 agosto".

Foto © Afp

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