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Back Sei qui: Home Mafie News Cronaca A ''Dimartedì'' è botta e risposta tra Vespa e Davigo

Mafie News

A ''Dimartedì'' è botta e risposta tra Vespa e Davigo

vespa davigo prescrizione 850di Francesca Panfili
Lo scontro su Berlusconi e la prescrizione

E’ stato un duro botta e risposta quello tra Piercamillo Davigo, presidente della II Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, e il giornalista Bruno Vespa nel corso della trasmissione "Dimartedì" su La7. “Il dottor Davigo sul comodino ha le manette. Lui si sveglia dicendo: ‘Oggi a chi tocca?’", così ha esordito Vespa parlando della corruzione in Italia. A questa provocazione Davigo ha ribattuto citando gli ultimi dati sulla criminalità organizzata nel nostro paese. “Quello che Vespa fa finta di non capire - ha affermato Davigo - è che il problema dell’Italia non è la criminalità comune, perché abbiamo il tasso di omicidi più basso in Europa. I due problemi nel nostro Paese sono il crimine organizzato e la devianza delle classi dirigenti. La criminalità dei colletti bianchi fa danni incomparabilmente più gravi di quelli procurati da un borseggiatore o da un piccolo rapinatore. Non capire che il problema dell’Italia è la devianza delle classi dirigenti è un grave errore".
Anche su questo punto Vespa ha sottolineato che quella di Davigo è “una patologia” che generalizza. Secondo il giornalista solo una parte minoritaria della classe dirigente è dedita alla corruzione. Il dibattito si riaccende quando Davigo parla dell’assenza di un serio giornalismo di inchiesta in Italia. “Di solito quello che viene scritto sui giornali è il riassunto di quello che avviene nelle aule processuali. E questa è un’anomalia, perché altrove, invece, il circuito è rovesciato: i giornalisti fanno le inchieste e poi si fanno i processi sulle inchieste scritte dai giornalisti” ha affermato Davigo.
A questo Vespa ha ribattuto facendo riferimento al ruolo dell’informazione durante il processo Mani Pulite. “Voi di Mani Pulite siete stati dei maestri a riguardo” ha affermato Vespa. “Era la regola che gli indagati sapessero dai giornali di esserlo. Ma quanti magistrati sono andati sotto processo per aver passato delle informazioni ai giornali? Nessuno. E quanti ufficiali della polizia giudiziaria sono stati indagati per aver passato informazioni ai giornali? Forse un paio. La verità è che voi di Mani Pulite avete utilizzato alla grande i giornali”.
Davigo ha risposto alle accuse del giornalista spiegando di non aver mai agito in quel modo. Vespa cita poi il caso di Berlusconi che quando era presidente del Consiglio nel ’94 ricevette la notifica a comparire durante l’incontro del G7 a Napoli tutto dedicato alla criminalità e presieduto dallo stesso Cavaliere. Su questo Davigo ha dichiarato: “Guardi, io ho subito un procedimento disciplinare da cui sono stato assolto. Ho provato in giudizio che Berlusconi seppe di quella notifica prima e, dopo averlo saputo, ha ritenuto di presiedere un convegno sulla corruzione, pur sapendo di essere sottoposto a un procedimento penale. Quindi, è il contrario di come la racconta”.
Dopo questo chiarimento tra i due, l’ultimo scambio di battute al vetriolo è avvenuto sulla prescrizione. Rispetto a questa pratica, Davigo ha puntualizzato che “la prescrizione, così come è in Italia, ce l’ha solo la Grecia. E’ una cosa stravagante. Supponiamo che uno venga condannato in primo grado e fa appello dicendo che gli hanno dato troppo. Passa il tempo e non prende neanche il meno che secondo lui era giusto. E’ una cosa priva di senso comune”.
Vespa ha ribattuto dicendo: “E’ invece aberrante che, se non riformi il processo penale e metti la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, il processo non si fa più. Dopodiché la magistratura fa i processi che vuole fare. Il processo Cusani è durato tre anni dall’arresto di Cusani fino alla Cassazione. Adesso con tre anni non si fa nemmeno un giudizio di primo grado”.
A questa ultima provocazione il dottor Davigo ha replicato al giornalista dicendo che la lunghezza dei processi dipende dal fatto che sono troppi. “Se, anziché depenalizzare sciocchezze come la sfida a duello - ha continuato Davigo - depenalizzassero massicciamente, faremmo meno processi”.

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