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Riace: sindaco Lucano libero ma senza dimora in paese

mimmo lucano bambini c imagoeconomicadi Karim El Sadi
Lasciando casa questa mattina: “Sono sereno. Nessuno può dire che Riace è iniziata per altri motivi

Libero dagli arresti domiciliari ma con divieto di dimora. E' questo il verdetto giunto ieri pomeriggio dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria nei confronti del sindaco di Riace Mimmo Lucano. I giudici, a seguito del ricorso degli avvocati Antonio Mazzone e Andrea D’Aqua, che avevano chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip, hanno accolto parzialmente la richiesta ma hanno comunque imposto l'obbligo di dimora fuori del suo comune. Lucano libero, dunque, e torna sindaco di Riace, da quando venne arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina lo scorso 2 ottobre. Ma nel suo paese non potrà mettere piede. Diversa, ma non migliore, è la sorte di Lemlem Tesfahun. La compagna etiope, anche lei coinvolta nell’inchiesta e allontanata da Riace dal gip di Locri che aveva mandato lui ai domiciliari. Lemlem, ieri comparsa in lacrime davanti ai giudici del Riesame, può tornare in paese ma con la misura dell’obbligo di firma. I due hanno il permesso di incontrarsi ma non a Riace. Non era questa la notizia che si aspettava Lucano, il quale qualche ora prima lasciando il Palazzo di Giustizia si era detto “Fiducioso, se esiste ancora il diritto in Italia spero di tornare presto libero. A Riace andremo avanti con le nostre gambe, con l’accoglienza spontanea, con questo governo che non rispetta i diritti umani non voglio avere più niente a che fare”. In serata poi è arrivata la doccia fredda. “Che devo dire? Sono amareggiato. - queste le prime parole di Lucano a seguito della notizia - Ora mi pare evidente che si tratta di un processo politico. Certo, sono contento di avere riacquistato la libertà ma i giudici mi hanno trattato come un elemento pericoloso. Mi allontanano dal mio paese, dal luogo in cui ho speso tutta la mia vita negli ultimi venti anni. Ma ormai andiamo avanti. Non ho nulla di cui pentirmi. Non so come, devo chiarirmi le idee, ma prima o poi sono certo che sarà riconosciuta la mia buona fede”.
Domenico Lucano si è candidato per la prima volta nel 2004 vincendo con il 35,4% dei voti, nel 2009, si è ricandidato per la seconda volta con la lista civica "L'altra Riace" vincendo con il 51,7 %. Nel 2014 ha dato il via al suo terzo mandato, con oltre il 54 per cento delle preferenze. Sotto la sua guida la sua Riace è diventata col tempo un modello mondiale di integrazione e accoglienza degli immigrati. Nel 2016 la rivista americana Fortune lo ha classificato tra le 50 persone più influenti del mondo. Nel 2010 è arrivato terzo nella competizione mondiale dei sindaci, il World Mayor, grazie ai progetti di accoglienza del comune sviluppati nei dieci anni precedenti. 15 giorni fa è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre al sospetto di irregolarità nel servizio di raccolta dei rifiuti nella cittadina. Immediate sono state le reazioni di solidarietà di gran parte della popolazione e del mondo della televisione. Attorno alle 6 di questa mattina Lucano è partito da casa sua a Riace, destinazione non conosciuta. “Sto bene, non sono arrabbiato - ha detto ormai fuori dal paese - Da una parte sono contento perché comunque è un passo in avanti rispetto a quello che avevano proposto il pm e la Procura. Ho imparato a guardare alle persone che stanno molto peggio di noi”. "Nessuno - ha aggiunto - può dire che Riace è iniziata per altri motivi. E' stato un segno nato un mattino all'alba. Purtroppo, ultimamente ci sono stati tanti tentativi di mettere in risalto tutti gli aspetti negativi o non coerenti con la burocrazia o con un ordine delle cose, ma la realtà Riace - ha sostenuto - racconta una straordinaria utopia in una delle aree più difficili d'Italia”. D'altro canto è il Ministro degli Interni Matteo Salvini, che ai microfoni di Rai Radio 2 ha detto: “Evidentemente Lucano non è un eroe dei tempi moderni ma la gente in Calabria mi chiede più lavoro non più immigrati. Chi c'era prima di me al ministero dell'Interno, di ben altro colore politico, aveva già iniziato delle inchieste e sollevato dei dubbi e delle perplessità. Ci sono state evidentemente delle irregolarità, perché altrimenti noi non avremmo chiesto trentaquattro chiarimenti. Vogliamo solo che vengano rendicontate le spese effettuate, visto che si tratta di denaro pubblico”. Intanto gli unici a non sapere cosa il futuro e soprattutto la politica riserverà loro sono gli immigrati di Riace, che ancora non sanno se verranno trasferiti o meno. “Non vogliamo andare via. Qui c'è la nostra nuova vita” ha detto sconsolato qualcuno di loro. Un capitolo, quest'ultimo, che ancora deve essere chiuso.

Foto © Imagoeconomica

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