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Caso Montante: l'ex presidente di Sicindustria parla ma non convince i pm

montante antonello c imagoeconomica 0Sentito in carcere dagli inquirenti, lo scorso Agosto
di AMDuemila
“Sono disponibile a qualsiasi tipo di domande, tenterò di dire tutto quello che so, anche oltre”. Sono queste le parole di Antonello Montante nell’ultimo interrogatorio, tenutosi lo scorso agosto di fronte ai magistrati di Caltanissetta (il procuratore Bertone, l’aggiunto Paci e il sostituto Luciani). A riportare le dichiarazioni dell'ex presidente di Sicindustria è oggi “La Repubblica” edizione Palermo. “Io voglio collaborare con voi a 360 gradi, su qualsiasi punto” avrebbe detto, annunciando importanti rivelazioni. Secondo quanto riportato nel quotidiano l'imprenditore, pur definendosi “uomo vicino alle istituzioni” per quelle sue frequentazioni con magistrati e politici (“Venivano a cena a casa mia, ci davamo del tu”), avrebbe preso le distanze dalle accuse a suo carico, in particolare dell’associazione a delinquere che lo tiene rinchiuso in carcere da maggio scorso. Ed anche per questo motivo non avrebbe convinto i magistrati, deludendo l’attesa dei pm nisseni.
Parlando del suo rapporto con la politica, Montante ha rivendicato di aver sbloccato la candidatura di Rosario Crocetta alla presidenza della Regione. “Sbloccai io la candidatura di Rosario parlando con Bonanni e Bersani. Il nostro assessore? Si fa così in tutta Italia” ha detto l’ex presidente di Sicindustria, che ha continuato a mettere a verbale: “Nessuno lo voleva, lo consideravano ingestibile”. Montante sarebbe intervenuto, convincendo due uomini chiave: il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni (“Fissammo l’appuntamento a Roma”) e del segretario del Pd Pierluigi Bersani (“Ricevetti una sua telefonata”).
L’imprenditore non ha parlato solo della candidatura di Crocetta, attualmente indagato, ma anche dell’intera formazione del governo regionale. “Una cosa normale - ha detto - se volete vi faccio i nomi di tutti gli uomini di Confindustria che sono andati nei governi nazionali”. E poi ha raccontato quando “vennero a casa mia Crocetta e Lumia”. In quell’occasione, Montante avrebbe discusso della nomina del nuovo assessore alle attività produttive. “Venturi voleva continuare a fare l’assessore (lo era stato nella giunta Lombardo, ndr). Gli dico: ‘Fatemi riservare, vado a Palermo, convochiamo un direttivo’” ha continuato l’ex presidente di Sicindustria. In questo modo avrebbe inserito nel governo Crocetta Linda Vancheri, che come hanno fatto notare i magistrati, era stata già assunta a tempo indeterminato come dirigente in Confindustria.
Montante ha anche parlato dell’assessore all’Energia, l’ex pm di Caltanissetta, Nicolò Marino, che sarebbe stato “proposto da Lumia”. “Marino faceva continui attacchi all’impazzata a Giuseppe Catanzaro, e lui lo denunciava” ha continuato, raccontando quella che secondo gli inquirenti sarebbe vero: “Catanzaro diceva che Marino aveva una Ferrari, voleva vedere se si trovava la targa, per me una banalità…”. E rispetto a questo dato Montante ha messo di aver commissionato a Diego Di Simone, capo della security di Confindustria, dei controlli.
In un altro passaggio dell’interrogatorio, Montante ha citato Catanzaro: “Fu lui a consegnare ad Attaguile della Lega, membro della commissione Antimafia, un opuscoletto su Marco Venturi, perché facesse delle domande tali da mettere in difficoltà l’ex componente di Confindustria durante la sua audizione”.
“Non sto accusando, ma racconto in maniera analitica. Non ho mai sollecitato controlli illegali a Di Simone e non immaginavo che quei fogli che mi portava, tratti dal sistema informatico delle forze dell’ordine, fossero materiale riservato” ha precisato Montante, che per il resto ha scaricato tutto sul capo della security di Confindustria.
Nel concludere il suo interrogatorio, l’imprenditore, che avrebbe anche sostenuto di aver iniziato in carcere un percorso religioso, ha dichiarato di non aver mai chiesto favori in ambito istituzionale per interessi personali in Confindustria e di non aver mai saputo di indagini a proprio carico. Per gli inquirenti, però, non è affatto così.

Foto © Imagoeconomica

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