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Back Sei qui: Home Mafie News Cronaca ''La vita negata'', a Palermo si rinnova la memoria dei bambini uccisi dalle mafie

Mafie News

''La vita negata'', a Palermo si rinnova la memoria dei bambini uccisi dalle mafie

5La famiglia Domino: "Riaprite l'inchiesta sulla morte di Claudio"
di Aaron Pettinari - Foto
Una giornata per ricordare, fare memoria oltre la retorica, condividere impressioni, chiedere verità e giustizia. E' questo lo spirito con cui ieri ci si è mossi a Palermo per celebrare il 32° anniversario dell'eccidio del piccolo Claudio Domino. Una giornata iniziata di buon mattino, nella chiesa San Vincenzo de Paoli, in via Dei Quartieri, dove gl alunni della scuola Secondaria di primo grado "Borgese XXVII Maggio" hanno incontrato i genitori di Claudio, Graziella e Ninni Domino. Successivamente la commemorazione si è spostata sul luogo in cui venne compiuto l'omicidio per rendere omaggio a quel bambino di undici anni che è stato brutalmente ucciso il 7 ottobre 1986. E' qui che la famiglia Domino è tornata a far sentire la propria voce chiedendo la riapertura delle indagini sulla morte del figlio. "Ci sono elementi che vanno approfonditi - hanno detto - Ci sono dei collaboratori di giustizia che raccontano della presenza di un soggetto, un uomo appartenente ai servizi deviati dello Stato, il giorno del delitto. Quel 'Faccia di mostro' che avrebbe partecipato anche ad altri delitti palermitani. Come mai questi sarebbe stato presente sul luogo di un delitto di mafia? Noi chiediamo che si faccia chiarezza, che siano riaperte le indagini. Magari dopo oltre trent'anni si avrà il coraggio di scoprire certe verità che forse potrebbero fare male". La giornata è poi proseguita con un incontro aperto alla cittadinanza, presso la Sala delle Lapidi a Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo. Qui si è tornati a parlare dei 125 bambini uccisi dalle mafie, un impegno che la famiglia Domino si è presa in prima persona accompagnata da Rosanna Melilli, coordinatrice del Movimento Agende Rosse Gruppo Paolo Borsellino Palermo. Qui, moderati da Mauro Faso, sono intervenuti personalità come Leonardo Agueci, già Procuratore aggiunto di Palermo ed oggi Garante autorità portuale, Francesco Accordino, ex capo della sezione Omicidi della Mobile del capoluogo siciliano, ma anche la senatrice Loredana Russo e la consigliera comunale Valentina Chinnici. Non sono mancati i momenti di emozione come la lettura di tutti i bambini uccisi dalle mafie, svolta da Roberto Greco (responsabile della biblioteca sociale Nino e Ida Agostino). Ogni nome è un "cazzotto sullo stomaco" per non essere riusciti in qualche maniera a difenderli, proteggerli ed anche per non averli ricordati con il giusto onore. Un momento intenso, dove tutti i presenti si sono voluti alzare in piedi. Emozioni poi proseguite anche con le letture del libro "Al posto sbagliato", scritto da Bruno Palermo, ed anche le parole scritte da Monica Cerrito e Michelangelo Balistreri.


Intervento dopo intervento si è cercato di andare affondo al tema, smontando quel falso mito per cui la mafia non uccideva donne e bambini. Ma si è anche parlato di cosa è oggi quest'organizzazione criminale. "C'è bisogno di parlare di queste cose - ha detto Graziella Accetta - In principio neanche io sapevo che c'erano così tanti bambini uccisi dalla mafia. L'ho scoperto strada facendo. Siamo tornati ad indignarci quando a 'Porta a Porta' fu intervistato il figlio di Riina. Non poteva passare il messaggio che il padre assassino fosse stato un padre perfetto. Poi ho scoperto che ci sono oltre cento bambini vittime di mafia e mi sono chiesta perché per tanto tempo non si è mai parlato di loro. Lo Stato ha una grande responsabilità in questo. E non devono esserci bambini di serie A o serie B. Molte storie non si conoscono. Per questo oggi siamo qui. Per Claudio ma anche per tutti loro".
"In anni di lavoro alla mobile di Palermo ho visto di tutto - ha ricordato Francesco Accordino - Non posso dimenticare il delitto di Claudio Domino. E non dimentico che quel delitto fu talmente efferato che persino un mafioso come Giovanni Bontade, all'interno dell'aula bunker durante il maxi processo, disse che 'loro non c'entravano', dissociandosi. Una chiave che poi portò alle condanne perché prima di allora mai alcun mafioso aveva ammesso l'esistenza della mafia. Durante le indagini vi furono i depistaggi. Poi in qualche maniera si è giunti ad una verità, che quella del piccolo Claudio è stata una questione di mafia. Io ho indagato ed arrestato Salvatore Graffagnino, l'autore dell'omicidio che poi fu anche ucciso a sua volta dai mafiosi. Claudio aveva probabilmente visto qualcosa che non doveva vedere. Ma non dimentico anche i piccoli gemellini Asta, uccisi dal tritolo nell'attentato al giudice Carlo Palermo. Oppure il piccolo Di Matteo sciolto nell'acido. Io i morti eccellenti, quelli tra mafiosi, li posso anche capire. Quello che non capirò mai è come si possa spezzare una vita di pochi anni".
Il dottor Agueci, da parte sua, ha ricordato quella "tendenza generale a giustificare e a nobilitare la mafia che a lungo c'è stata nella città. Ad ogni morto subito si pensava 'chissà cosa ha fatto o cosa c'è sotto'. Questo è avvenuto con uomini delle istituzioni ed anche con il piccolo Domino. Ma di fatti simili ce ne sono stati parecchi con vittime innocenti che sono state uccise, sequestrate senza che con la mafia avessero a che fare. Molte volte mi sono chiesto come avrei reagito se fossi stato padre di uno di quei figli uccisi, pensando a cosa sarebbe stato della mia vita. Ed è questa domanda che dobbiamo rivolgerci continuamente proprio per essere vicino a chi ha perso questi bambini ma anche per agire in prima persona. La richiesta ed il desiderio di giustizia dei genitori del piccolo Domino è legittimo e sono convinto che se ci sono nuovi elementi chi di dovere approfondirà ogni aspetto". Agueci ha anche parlato della responsabilità di ognuno accennando anche alle intimidazioni subite dal Presidente del Centro Padre Nostro, Maurizio Artale, "perché non è possibile che nello stesso luogo in cui qualche settimana fa c'erano manifestazioni gioiose per l'intervento di Papa Francesco oggi si arrivi a dire 'hanno fatto bene ad ammazzare Padre Puglisi'. A queste cose ci si deve ribellare. Anche per dare una risposta e partecipare al supplizio e al dolore delle persone che tutti i giorni vivono la scomparsa dei propri cari".

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