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Crollo ponte Morandi: ''Autostrade sapeva del degrado. E ha investito poco''

ponte morandi c imagoeconomica 0di AMDuemila
E' scritto nella relazione della Commissione ispettiva del Ministero delle Infrastrutture
Il rischio del crollo del ponte Morandi, che ha provocato la morte di 43 persone, era "evidente" già negli anni precedenti e lo era ancora di più nel progetto di rafforzamento dei tiranti messo a punto da Autostrade nel 2017. A scriverlo è la Commissione ispettiva del ministero dei Trasporti in una relazione, che si compone di 250 pagine pubblicate integralmente sul sito web del ministero. Spiegano i commissari che nel progetto esecutivo di Autostrade per la manutenzione del ponte Morandi sono contenuti "valori del tutto inaccettabili, cui doveva seguire, ai sensi delle norme tecniche vigenti, un provvedimento di messa in sicurezza improcrastinabile". Si legge ancora che "la responsabilità contingente più rilevante consiste nel fatto che, nonostante tutte le criticità, la società concessionaria non si è avvalsa dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto e non ha eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo". Di più: "Sorprende la scelta di eseguire i lavori in costanza di traffico, insomma con l’utenza utilizzata come strumento per il monitoraggio dell’opera".
Poi ancora è scritto che "il 98% dei costi per interventi strutturali è stato sostenuto prima del 1999 (anno della privatizzazione di Autostrade), dopo il 1999 è stato speso solo il 2%" e che Autostrade avrebbe "minimizzato" e "celato" elementi indispensabili per comprendere lo stato di usura del viadotto con l’effetto di limitare "il concedente nei suoi compiti di vigilanza... A causa della omissione della segnalazione delle criticità, le funzioni consultive del Comitato del Provveditorato non si sono potute espletare".
Inoltre gli ispettori, parlano delle possibili cause del disastro formulando tre ipotesi. Le prime due imputerebbero l’innesco del collasso al cedimento dell’impalcato, cioè della strada, a sud-est e a sud-ovest. "La terza, ritenuta meno probabile, al cedimento dello strallo a sud-ovest". Da parte sua, Autostrade si è difesa rigettando al mittente le accuse: "Le responsabilità ipotizzate dalla Commissione" ispettiva del Mit "a carico di Autostrade per l'Italia non possono che ritenersi mere ipotesi ancora integralmente da verificare e da dimostrare, considerando peraltro che il comportamento della concessionaria è stato sempre pienamente rispettoso della legge e totalmente trasparente nei confronti del Concedente". "Rispetto alla contestata assenza del documento sulla valutazione della sicurezza", Autostrade per l'Italia ha voluto chiarire che "tale documento è prescritto soltanto per infrastrutture situate nelle zone sismiche 1 e 2, mentre non è prescritto nelle zone 3 e 4 al cui interno è collocato il Ponte Morandi. La comunicazione inviata dalla società al Ministero il 23 giugno 2017, citata dalla relazione come addebito omissivo, aveva tutt'altro oggetto riguardando i criteri di monitoraggio e non la valutazione della sicurezza".

Foto © Imagoeconomica

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