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Attentato Antoci resta senza colpevoli: chiesta l'archiviazione

antoci g c Imagoeconomicadi AMDuemila

Restano senza volto i colpevoli che la notte tra il 17 e il 18 maggio del 2016 tesero l'agguato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci (in foto) nel bosco di Miraglia tra Cesarò e San Fratello. A due anni dall'accaduto la procura diretta da Maurizio De Lucia ha chiesto l'archiviazione del caso.
Quello che è emerso dalle indagini è che la perizia balistica afferma che a sparare tre colpi di fucile calibro 12 contro l'auto blindata fu una sola persona con traiettoria dall'alto verso il basso. Secondo i pm l'intenzione non sarebbe stata di uccidere Antoci ma solo fermare l'auto.
Il piano poi avrebbe previsto il lancio di molotov per fare uscire il presidente del parco dalla macchina. Il piano sarebbe però saltato per l'intervento del vicequestore della polizia Antonio Manganaro, dirigente del commissariato di Sant'Agata e amico di Antoci, che viaggiava in un'altra auto poco distante di ritorno da una cena in compagnia dell'amico. Manganaro, come lui stesso ha raccontato, avrebbe messo in fuga gli attentatori assieme al poliziotto Tiziano Granata (deceduto a marzo di quest'anno).
Nel luogo dell'agguato furono ritrovati cinque mozziconi di sigarette, per la precisione di una Camel, tre Rorhmans e una B&H. Dai due mozziconi della Camel e della B&H gli inquirenti sono riusciti a risalire al dna di due uomini che però non appartiene a nessuno dei 14 mafiosi iscritti nel registro degli indagati. Così dopo due anni di indagini e ricostruzioni l'agguato contro il presidente del parco dei Nebrodi che con un protocollo, oggi divenuto legge di Stato, creò uno straordinario strumento per contrastare le infiltrazioni mafiose e l’accesso ai Fondi Europei, resta con tante zone d'ombra. Nemmeno le segnalazioni del vicequestore Manganaro su alcuni individui mafiosi che aveva individuato nei luoghi in cui Antoci si trovava prima dell'agguato hanno portato risultati perchè non sono riusciti ad ottenere riscontri concreti. Nessun passo falso da parte dei mafiosi neanche al telefono, anzi le intercettazioni rivelano una conversazione in cui anche loro si domandano chi possa aver fatto l'agguato ad Antoci. Un tentativo di costruirsi un alibi? Non si sa, intanto non resta che attendere la pronuncia del gip a riguardo.

Foto © Imagoeconomica

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