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Mafie News

La gola del Furlo si apre per Attilio Manca

Fossombrone, presentato il libro di Lorenzo Baldo alla Casa degli Artisti
di Miriam Cuccu - Foto/
Video
Un vestito di petali di rosa per Gelsomina Verde, 22enne uccisa dalla Camorra, accanto a una “Madonna dell'inchino” aureolata di bossoli kalashnikov, stendardo-denuncia contro la pratica di omaggiare il boss del paese. Sono le opere dell'artista Anna Matteucci a fare da cornice al libro “Suicidate Attilio Manca” di Lorenzo Baldo, vicedirettore di Antimafia Duemila (edizioni Imprimatur), presentato alla Casa degli Artisti nata per attori, scultori, poeti, musicisti nella gola del Furlo. Un evento che trova spazio nella VIII edizione della Land Art al Furlo “Saxum” – incontri e opere che si misurano con la pietra e la terra nelle sue molteplici forme – con “il sasso in bocca”, vecchia usanza mafiosa per chi veniva ucciso, colpevole di aver “cantato” davanti alle forze dell'ordine.


Dopo decine di presentazioni la storia di Attilio Manca torna nuovamente nelle Marche, in quella Sant'Anna del Furlo (Fossombrone) dove Andreina De Tomassi, ex direttrice di Antimafia Duemila, ha aperto le porte della sua residenza creativa – dedicata alla salvaguardia della biodiversità e dell'arte sostenibile – per dare voce all'urologo trovato morto nella sua casa di Viterbo il 12 febbraio 2004. Una morte sulla quale sempre di più graverebbe la latitanza di Bernardo Provenzano, il boss corleonese che Attilio avrebbe visitato in prossimità dell'operazione a Marsiglia. Alla presentazione interviene anche Marta Cecconi, responsabile di Libera per la provincia Pesaro-Urbino - che racconta il percorso di impegno e responsabilità nato in questa zona con la gestione della Fattoria della Legalità, bene confiscato a Isola del Piano – e il gruppo Our Voice, movimento di giovani che tratta di temi sociali attraverso il canto, il ballo e il teatro. 
“La storia di Attilio grida giustizia” dice ancora Anna Petrozzi, caporedattore di Antimafia Duemila, che accenna ad una “intricata vicenda giudiziaria” fatta di “errori e omissioni paradossali” da parte delle forze dell'ordine e della magistratura. Il processo che ha bollato Attilio – primo a operare per via laparoscopica in Italia – come un “medico drogato” suicidatosi con un'overdose di droga, tranquillanti ed alcool, è giunto a una sola condanna: quella di Monica Mileti, per aver ceduto la droga all'urologo. Una sentenza che cozza, chiarisce Baldo, con le recenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia – da Carmelo d'Amico a Giuseppe Campo – e con la pretesa di verità da parte di Angelina Manca, madre coraggio accompagnata dal marito Gino e dal figlio Gianluca.



Dopo aver assistito all'operato di una procura, quella di Viterbo, “che rema al contrario”, continua Baldo, “c'è un'inchiesta a Roma per omicidio volontario che sta per essere archiviata”. La strenua lotta dei familiari è stata accompagnata da una petizione che si è chiusa con trentamila firme, anche di personalità del mondo dell’antimafia, della politica, dell’arte e della cultura. Ma ancora non basta per fare luce su un delitto consumato a Viterbo, che ha preso forma nella messinese Barcellona Pozzo di Gotto, “la Corleone del XXI secolo” città natale di Attilio. La difesa, spiega Baldo, “sostiene che Attilio abbia riconosciuto non solo Provenzano, ma anche la rete di protezione istituzionale che ha protetto la sua latitanza per quarant'anni” e che ha portato all'“omicidio preventivo” dell'urologo.
Nel frattempo, la battaglia della famiglia Manca contro il tempo e l'archiviazione annunciata prosegue. Anche dopo le dichiarazioni del procuratore di Torino Armando Spataro che, come un fulmine a ciel sereno, sono irrotte tra un processo non ancora definitivo e l'inchiesta romana, pur sempre aperta. Limitarsi a “invitare un familiare 'a leggere attentamente gli atti processuali' è vergognoso” commenta Baldo, che nei mesi di stesura del libro ha respirato l'aria di casa Manca e il dolore delle loro ferite, aperte, sospese nel limbo dell'attesa. E che si fanno vive nel canto “Lacrime di matri” interpretato dalla folksinger Tiziana Gasparini, a conclusione dell'evento. I versi che Claudio Mercurio aveva scritto per Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, oggi sono per Angelina, e per quelle risposte che non possono più aspettare.

Info "La Casa degli Artisti": landartalfurlo.it

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