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Bindi: Riina pericoloso, è sempre capo di Cosa nostra

bindi rosy c emanuele di stefano 2Dopo il sopralluogo della Commissione antimafia all’Ospedale Maggiore di Parma
di AMDuemila
"Riina è stato e rimane il capo di Cosa Nostra ma perché tale rimane per le regole mafiose. Ha continuato a partecipare alle numerose udienze che lo riguardano dimostrando di conservare lucidità fisica e in qualche modo anche fisica". Così ha dichiarato la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi, aprendo la seduta odierna della Commissione, sull'esito del sopralluogo svolto ieri presso l'Ospedale Maggiore di Parma, dove è ricoverato in regime di 41 bis Totò Riina. "Conserva immutata la sua pericolosità concreta e attuale, è perfettamente in grado di intendere e volere, non ha mai esternato segni di ravvedimento". "Mi sono recata ieri, senza avvertire le strutture interessate e ho chiesto ai vicepresidenti della Commissione Fava e Gaetti di accompagnarmi in questo sopralluogo. Si è potuto constatare che il detenuto con i quale si è preferito non interloquire era è sedia in rotelle in buon ordine con sguardo vigile: Riina si alimenta autonomamente è sotto osservazione medica e costantemente assistito da equipe infermieri".
"A Riina - ha proseguito Bindi - è ampiamente assicurato il diritto, innanzitutto, ad una vita dignitosa e, dunque, a morire, quando ciò avverrà, altrettanto dignitosamente a meno che non si voglia postulare l'esistenza di un diritto a morire fuori dal carcere non riconosciuto dalle leggi vigenti". "Il detenuto” è "ancora vivamente interessato alle sue vicende processuali, nella piena condizione di manifestare la sua volontà”.
La delegazione della Commissione Antimafia si è recata ieri anche presso la casa di reclusione di Parma, dove ha proceduto alla visita della cella in cui Riina è stato collocato fino al gennaio 2016 e dove potrebbe rientrare nel caso in cui il suo stato di salute dovesse consentirlo. "Si è notato che, nonostante le ristrette dimensioni della cella assegnatagli, del resto corrispondenti a quelle inserite nelle sezioni dedicate al regime dell'art. 41-bis op, vi era già comunque la presenza di un letto di degenza, seppure con sistema manuale di vecchia tipologia - ha spiegato oggi Bindi in Commissione - che, come spiegato dal direttore del carcere, venne fornito al detenuto sin dal momento in cui ne fu imposta la prescrizione, da oltre un anno. Inoltre, il direttore ha aggiunto che è già stato realizzato il progetto, di cui la Commissione ha visionato copia, per ampliare la stanza - in modo sia di installare un letto ospedaliero più moderno, sia di creare un bagno accessibile con la sedia a rotelle, sia di consentire al personale della ASL di somministrare con maggiore facilità i trattamenti riabilitativi - e che i lavori avranno inizio oggi e richiederanno pochi giorni lavorativi".
"Riina ha da sempre goduto della massima attenzione medica e assistenziale e, anzi, la struttura carceraria ha cercato di adeguarsi progressivamente al mutare delle esigenze del recluso; l'attuale situazione è certamente mutata in meglio rispetto allo stato dei fatti apprezzato dalla Suprema Corte e risalente al maggio 2016”, ha detto ancora Bindi, ricordando che Riina "è continuativamente ricoverato presso una struttura pubblica più che adeguata, in grado di far fronte sia alle malattie di qualunque natura e ai loro sviluppi, sia alle esigenze assistenziali scaturite dal naturale decadimento fisico". "Può anche affermarsi che le sue condizioni di salute, sì imprevedibili data anche l'età ma stazionarie, potrebbero, in ipotesi, a giudizio dei medici, consentire il suo rientro in cella, seppure con le opportune prescrizioni".
"Riina - ha poi specificato la presidente della Commissione antimafia - si trova in una condizione di cura e assistenza continue che, a dir poco, sono identiche - se non superiori - a quelle che potrebbe godere in status libertatis o in regime di arresti domiciliari”.
"Nella struttura ospedaliera - ha riferito Bindi - si è potuto constatare che il detenuto - con il quale si è preferito non interloquire - si trovava seduto su una sedia a rotelle, in buon ordine e con uno sguardo vigile". "Il personale medico ha inoltre spiegato che Riina si alimenta autonomamente, è tenuto sotto stretta osservazione medica - quasi "a vista" - per il controllo delle sue patologie che peraltro, allo stato, non presentano manifestazioni acute, e, per quanto attiene alle sue generali condizioni di decadimento fisico, è costantemente assistito da una equipe di infermieri che lo accudisce più volte al giorno per ogni necessità. Dal punto di vista intellettivo, come chiarito dai medici e come confermato dagli agenti del GOM addetti alla sorveglianza h24, Riina interloquisce normalmente con il personale medico, paramedico e della polizia penitenziaria, svolge i colloqui con i familiari e con il suo difensore, scrive lettere ai parenti e legge senza difficoltà quelle che riceve, partecipa alle udienze sebbene ciò comporti uno spostamento temporaneo presso la casa di reclusione di Parma e solo in rare occasioni ha dovuto rinunciarvi ma non per sua volontà bensì per la contraria indicazione dei sanitari in relazione alla sua salute". Bindi ha ricordato che dal gennaio 2016 ad oggi, Riina è stabilmente ricoverato nel reparto detentivo di una struttura ospedaliera pubblica di Parma; anche nel periodo successivo a questo ricovero ha continuato a partecipare, in videoconferenza, alle numerose udienze che lo riguardano, "così dimostrando di conservare lucidità psichica e anche una certa capacità fisica tanto da sottoporsi ai continui trasporti presso la casa di reclusione di Parma - dove si trova la sala per la celebrazione delle udienze a distanza - per poi fare rientro, in giornata, in ospedale"; dopo la pronuncia della Cassazione, è stata attivata la procedura per la predisposizione di un letto ospedaliero di nuova tecnologia per il caso in cui il detenuto dovesse rientrare in carcere.

Fonte ANSA

Foto © Emanuele Di Stefano

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