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Mafie News

L'evoluzione della 'Ndrangheta dalla Calabria al Piemonte

2Foto e Video
di Francesca Mondin

Una mafia potente ed invisibile capace di tenere nascosta per molto tempo la sua struttura verticistica ben collegata alle altre mafie e il suo grosso potere economico, di questo si è parlato ieri a  Santena, in provincia di Torino, nell'incontro pubblico "15 anni di 'Ndrangheta in Piemonte e non solo" organizzato da l'Associazione Culturale Falcone e Borsellino con la collaborazione del Movimento Agende Rosse gruppo "Paolo Borsellino" di Torino e di Libera presidio "Libero Grassi".
Il Sostituto procuratore di Torino Roberto Sparagna nel cercare di offrire un quadro d'insieme del fattore mafia in Piemonte ha sottolineato come, sebbene già "nel 1985 c'è il primo comune sciolto per mafia a Bordonecchia" e addirittura abbiamo "una sentenza del 1934 in cui si parla di Ndrangata", prima del 2006-2011 "non veniva compreso che ci si trovava di fronte ad un  organizzazione globale e ben radicata". Anche se nel 2000 c'erano stati molti processi e operazioni riguardo traffici mafiosi: " le operazioni "Poker", "Settimo cielo" e "Gioco duro" possono essere considerati dei 'Minotauro' in miniatura - ha spiegato Roberto Sparagna - ma anche lì vengono seguiti i singoli aspetti sebbene non viene meno la parte generale dell'associazione". Difatti gli imputati al processo 'Gioco duro' "alla fine furono condannati per  contravvenzioni gioco d'azzardo e non per mafia".


E' proprio da Minotauro che si inizia a prendere coscienza della reale estensione della 'Ndrangheta al nord: "Con il processo Minotauro -  ha sottolineato il sostituto procuratore di Torino che si è occupato personalmente delle indagini - emergono due peculiarità : la prima che la 'Ndrnagheta è un sistema complesso e diffuso sul territorio piemontese e la seconda che è collegata con le altre strutture presenti nelle regioni d'Italia, soprattutto la Calabria." Tanto era lontana la consapevolezza della struttura mafiosa al nord che lo stesso Sparagna ha raccontato le difficoltà che ebbe nel comprendere il primo collaboratore di 'Ndangheta piemontese, Rocco Varacalli: "Capire cosa significava ndrina, locali ecc fu un enorme sforzo, fu Varacalli  che ci disse che in Piemonte c'erano tante locali di 'Ndrangheta e tanti affiliati, lui ci diede la chiave per poter capire quello che succedeva".
La mafia scoperta grazie alle indagini di "Minotauro", che ha portato alla sbarra 123 imputati, "è collegata con strutture calabresi della 'Ndrangheta- ha specificato il magistrato di Torino nel rispondere al moderatore dell'incontro Salvatore Bova - "si tratta di una specie di franchising dove la struttura calabrese da l'autorizzazione a quella piemontese per poi riceverne il denaro".
Una 'Ndrangheta quindi che si è diffusa in tutta Italia, che ha accumulato indisturbata un potere economico enorme e che oggi, come ha spiegato il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, è "una componente indispensabili del sistema economico mondiale".  
"La 'Ndrangheta ha ricavati illegali pari circa a 80 miliardi di euro l’anno e tutta la criminalità organizzata conta un fatturato da 150 miliari di euro. - ha specificato il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni - Oggi sappiamo che è proprio l'economia a governare la politica e non è illogico che un'organizzazione criminale, con un tale potere economico, possa ricattare uno Stato e dominare un processo. E chi si oppone a questo dà fastidio come accade al pm Di Matteo e Lombardo, minacciati e condannati a morte".


Di fronte a fatti e analisi così tragici "è sempre più evidente che il nostro Stato rischia di diventare uno Stato-mafia ricattato e soggiogato da grandi organizzazioni criminali -ha sottolineato Bongiovanni. Per questo insieme di cose "non si vuole che certi processi, come quello di Palermo sulla trattativa Stato mafia vengano celebrati - ha aggiunto - Ecco perché le grandi indagini di 'Ndrangheta vengono sminuite, perchè la grande informazione ha scelto di non occuparsi di certi temi".
Lo stesso Lombardo ha sottolineato come "la lotta alla mafia non sia una priorità dello Stato Italiano" e come a volte non vengono dati gli strumenti per condurre indagini complete che permettano di colpire quello strato "invisibile" ma integrante della mafia.
Ed è stato Bongiovanni a portare alcuni esempi a riguardo che fanno riflettere: "C'è stato un Presidente della Repubblica che per primo ha messo ostacoli sulle indagini della Procura di Palermo sollevando il conflitto di attribuzione e distruggendo le intercettazioni telefoniche. C'è un'Agenda Rossa, quella del giudice Paolo Borsellino, che è sparita ed è stata sottratta in via d'Amelio da uomini che appartenevano allo Stato, l'allora capitano Arcangioli si è allontanato con la borsa di Borsellino. A chi l'ha portata quella borsa?”. Diviene interesse del singolo porsi gli interrogativi sollevati dal direttore di ANTIMAFIADuemila: "Perchè da 150 anni la mafia è presente e ancora non l'abbiamo sconfitta? Perché è ancora libero un latitante come Matteo Messina Denaro?". Dopotutto "è proprio il procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato ad aver detto che Messina Denaro gode di protezioni di alto livello” conclude Giorgio Bongiovanni richiamando ogni persona a fare la sua parte: "I cittadini devono prendere coscienza di tutto ciò, perché non sanno o non si interessano. Non si può fare finta di niente ed avere una memoria corta, bisogna iniziare a mettere ostacoli a questo sistema e sviluppare una nuova resistenza."

Foto © ACFB

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VIDEO
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